Pescara e Provincia Reportage
24 Settembre 2026, 00:02
LA PINETA DANNUNZIANA DI PESCARA
Roberto Grossi
È il terzo giorno che sono a Pescara. In mattinata ho visitato la Pineta Dannunziana, che rappresenta molto più di un semplice polmone verde per la città di Pescara: è un luogo d'incontro fecondo tra natura, arte e memoria letteraria.
È situata nella zona sud di Pescara. Si estende nel quartiere di Porta Nuova, a ridosso della costa meridionale (nei pressi di Viale della Pineta e dell'Ex Aurum) e a sud del fiume Pescara. Rappresenta uno degli ultimi residui dell'antica foresta litoranea mediterranea che un tempo ricopriva l'intera costa adriatica abruzzese.
La riserva si sviluppa su una superficie di circa 53 ettari, suddivisi in più comparti separati da arterie stradali e ferroviarie. Il paesaggio vegetale è dominato da storici pini d'Aleppo (Pinus halepensis), pini marittimi e pini domestici, sotto la cui chioma cresce una rigogliosa macchia mediterranea ricca di lecci, mirto, corbezzolo, lentisco e alloro. La pineta costituisce un importante rifugio per diverse specie di uccelli e piccoli mammiferi come scoiattoli e ricci.
L'area è interamente attrezzata con camminamenti e zone relax.
Negli ultimi decenni la riserva ha affrontato sfide ambientali significative, tra cui la crescente pressione urbanistica e il grave incendio del 2021 che ne ha danneggiato un'estesa porzione. Oggigiorno sono in corso progetti di rinaturalizzazione e tutela volte a preservare l'ecosistema del pino d'Aleppo e a restituire piena fruibilità alle aree compromesse.
Gabriele D’Annunzio ha tratto da questi luoghi profumi e suggestioni indimenticabili, celebrandoli in famose liriche come La pioggia nel pineto. La poesia si compone di quattro strofe per un totale di 128 versi di lunghezza variabile (con prevalenza di ternari, senari e novenari): una brevità metrica pensata per riprodurre il gocciolare ritmico e frammentato della pioggia.
I versi non raccontano una vera e propria storia, ma descrivono la progressiva metamorfosi panica dei due protagonisti. Passeggiando nella pineta durante un improvviso temporale estivo, i due amanti perdono gradualmente la propria identità umana per integrarsi completamente con la natura circostante: i loro volti diventano "selvaggi", i capelli profumano di ginestra, il cuore batte "come una pesca intatta" e i pensieri nascono freschi come le gocce sulle foglie.
D'Annunzio trasforma la vegetazione in un immenso strumento musicale. Ogni pianta risponde alla pioggia con un suono differente: le foglie di pino, il mirto, il ginepro e le cicale emettono "voci" distinte a seconda della densità delle fronde e dell'intensità delle gocce. Parallelamente, il sentimento tra i due amanti è descritto come un'illusione che rinnova lo spirito: l'amore non è stasi, ma un continuo movimento fluente, proprio come l'acqua che cade. L'uso costante di suoni dolci e liquidi (come le consonanti l, r, s) ed echi fonici ricrea acusticamente il fruscio del vento e lo scroscio della pioggia.
Oltre al valore naturalistico del suo laghetto artificiale, che ospita tartarughe, anatre e cigni, la riserva custodisce importanti punti di interesse storico e culturale: l’Ex Aurum: Imponente edificio in stile Liberty-industriale situato ai margini del parco. Storica sede della distilleria del liquore Aurum (il cui nome fu ideato proprio da Gabriele D'Annunzio derivandolo dal latino aurum (oro) per evocare sia la ricchezza del liquore a base di arance ed erbe abruzzesi sia la luce dorata della costa. Con la cessazione delle attività produttive negli anni '70, il complesso rimase in stato di abbandono per oltre un ventennio, rischiando il degrado definitivo. Negli anni 2000 il Comune di Pescara ne ha promosso un importante intervento di restauro e recupero funzionale, volto a conservare l'architettura originaria e ad adeguarne gli spazi a funzioni espositive e performative.
Riaperto nel 2007, l'Aurum ospita oggi saloni espositivi, auditorium, spazi per convegni, mostre d'arte, festival e laboratori culturali, oltre a essere sede di eventi istituzionali.
E poi Il Teatro D'Annunzio: Arena all'aperto affacciata sul mare e immersa nel verde della vegetazione, storicamente sede di festival estivi di rilievo nazionale e internazionale, come Pescara Jazz.
Passeggiare nella Pineta Dannunziana tra i suoi pini significa riscoprire quel legame sensoriale e profondo con il paesaggio che D'Annunzio ha reso immortale, ricordandoci l'importanza di proteggere un patrimonio identitario unico e fragile. È una tappa fondamentale per chiunque voglia cogliere l'anima autentica della città e riscoprire le suggestioni che ne hanno ispirato la storia.





