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LA RESISTENZA UMANITARIA A VILLALAGO

Italia Ricorrenze

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LA RESISTENZA UMANITARIA A VILLALAGO

E spartirono quel poco pane con gli alleati fuggitivi

Redazione

In quell'anno 1943, dopo l’8 Settembre, si videro molti ex prigionieri alleati, fuggiti dai vari campi di concentramento abruzzesi, vagare per le montagne di Villalago. Secondo una documentazione dell'A.S.C. (Allied Screening Commission) i POW (Prisoners Of War) che ebbero contatti con la popolazione villalaghese furono circa quarantadue. In Abruzzo i campi di concentramento erano i seguenti: il n. 78 a Sulmona, il n. 91 ad Avezzano, il n. 102 a L'Aquila e il n. 21 a Chieti. Per ogni campo il numero dei prigionieri era di circa 3000. Questi erano di varia nazionalità, ma in maggior parte Inglesi, catturati in Africa. A Villalago arrivarono soprattutto i POW fuggiti dal campo di concentramento di Fonte d'Amore, una piccola frazione di Sulmona, situata tra la Badia e le Marane. Ta l e campo aveva il numero 78 e si trovava a circa tre chilometri dalla città e a poche centinaia di metri dall'Abbazia di San Celestino, allora adibita a penitenziario. Fu costruito durante la Prima Guerra Mondiale per concentrarvi i soldati austriaci. In tempo di pace venne utilizzato come struttura logistica dei reparti militari italiani. Dall'Aprile del 1940 fu di nuovo campo di concentramento dei prigionieri di guerra. Era articolato in circa 80 baracche, per la maggior parte di legno, disposte su quattro file e divise secondo il grado dei soldati: ufficiali, sottufficiali, soldati semplici. Vi erano gli alloggi del Comando, il presidio medico, i magazzini, le cucine, la Cappella e alcuni spazi ricreativi. Tutto il campo era circondato da filo spinato e presidiato da uno speciale contingente di Carabinieri. l.'8 Settembre gli ufficiali italiani (da carcerieri ad alleati) comunicarono ai POW  c•he  potevano fuggire. Essi, attraverssando il Guado di Goccia sulla Maiella, a Campo di Gio

PNALM Ambiente

Oggi, 00:08

Strage di lupi, la rabbia degli allevatori di Confagricoltura

“Chi avvelena il Parco avvelena anche noi”

Confagricoltura L’Aquila,

Strage di lupi, la rabbia degli allevatori di Confagricoltura

Il silenzio delle valli tra Pescasseroli e Alfedena è stato squarciato, nelle ultime settimane, da una macabra scia di morte che non ha risparmiato nessuno. Quasi venti esemplari di lupo, oltre a volpi e poiane, sono caduti vittima di un attacco premeditato e vigliacco, bocconi imbottiti di fitofarmaci che hanno trasformato il cuore del Parco in un campo minato. Mentre le indagini proseguono per individuare i responsabili di questo disastro ecologico, c’è una categoria che rifiuta di restare sul banco degli imputati. Gli allevatori del territorio, rappresentati da Confagricoltura L’Aquila, hanno deciso di alzare la voce per proteggere non solo il proprio bestiame, ma la propria onestà e il legame viscerale con una terra che è diventata teatro di una barbarie senza giustificazioni. “Di fronte all'orrore della strage che sta insanguinando queste terre, non possiamo più restare in silenzio,” esordisce Alessandro Tamburro Consigliere di Confagricoltura L’Aquila e rappresentante della FNP Abruzzo, visibilmente scosso dagli ultimi ritrovamenti. “I numerosi lupi uccisi brutalmente dal veleno non sono solo una perdita per la biodiversità, ma rappresentano un insulto diretto al nostro lavoro, alla nostra dignità e a tutto ciò che rappresentiamo per questo territorio.” “Vogliamo dirlo con assoluta fermezza, chi sparge morte tra le valli del Parco compie un atto di sabotaggio verso l'intera comunità agricola e zootecnica. Il veleno è un’arma vile, cieca e profondamente autolesionista, che non distingue tra fauna selvatica e i nostri affetti più cari. Colpisce i nostri cani da lavoro, compagni di vita e strumenti essenziali del nostro mestiere,” spiega con amarezza Tamburro, “e contamina irrimediabilmente i pascoli che curiamo da generazioni. Per no

Festa della Liberazione 2026 a Teramo

Teramo e Provincia Cronaca

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Redazione

OGGI PRESENTAZIONE DELLA LISTA ANVERSA RINASCE

Anversa degli Abruzzi Politica

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Redazione

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Dalla storia vera ai grandi palcoscenici nazionali

Alessandra Renzetti

L’Auditorium della Cultura di Civitella Messer Raimondo (Ch) si appresta a vivere un appuntamento all'insegna del grande teatro previsto per domenica 26 aprile 2026, alle ore 18:30: UAO Spettacoli presenta Federico Perrotta in "La Banda – Una storia di swing, twist, mambo e carrarmati", un’opera scritta da Pierpaolo Palladino per la regia di Manfredi Rutelli. Lo spettacolo, tratto da una storia vera, ha già calcato con grande successo i più importanti palcoscenici nazionali, confermando il valore artistico di un racconto che unisce memoria storica, musica e una performance attoriale di

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