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Nino Chiocchio, L’alba dei travetti e il crepuscolo dei travetti

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Nino Chiocchio, L’alba dei travetti e il crepuscolo dei travetti

Capitolo XXXII - Travetti giudice popolare e il debito coniugale

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Nel maggio del ‘78 Travetti fu chiamato a fare il giudice popolare presso la seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma. I tempi erano alquanto torbidi: giudici e poliziotti che venivano uccisi, ecc. Non si scherzava; non era consigliabile sporgersi dalle finestre sul panorama sociale. Tuttavia quella fu un’esperienza interessante; e poi fu un valido motivo di evasione da un impegno quasi trentennale e da un ambiente che quell’impegno non riusciva a fargli assolvere come avrebbe voluto. Così poi Travetti scrisse ad un amico:  “La prospettiva di essere chiamati a far parte di una Corte di Assise, di questi tempi, non è allettante: costretti, con le pallottole vaganti nelle coste e nelle valli, a viaggiare sulle traballanti carrozze della tradotta italica, gli otto estratti si accingevano a passare sul tender dove si cerca di amministrare la giustizia. Comunque, a parte le trentamila lire di multa minacciate dal Presidente in caso di rifiuto della nomina a giurato, era pur sempre una questione di educazione civica ubbidire alla norma che impone la giuria popolare, credo per rispondere ad un’esigenza della gente, la quale altrimenti si potrebbe chiedere a che pro distrarre i cittadini dall’ “usato lavoro” per emettere sentenze in nome del popolo ecc. ecc. E restammo in otto, compresa la buona Irene, una professoressa giurata che non riuscì a dimostrare di essere malata. Presidente era il dottor S. e l’altro giudice togato era il dottor M.  Quell’otto maggio di una primavera fredda e capricciosa ci si schierò bardati con le insegne della liturgia giudiziaria ed ebbero inizio i lavori della sessione. Da destra verso sinistra, pressati dalle ali estreme (i supplenti), sedevano Giulia, Antonino, Lina, il giudice “a latere” M., il P

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UN ABBRACCIO A TUTTE LE MAMME DEL MONDO

Redazione

UN ABBRACCIO A TUTTE LE MAMME DEL MONDO

Come tradizione in Italia si festeggia la mamma la seconda domenica di Maggio. Si è scelto questo mese perché la religione cattolica lo dedica alla Madonna, madre di Dio e di tutte le madri.  Oggi le festeggiamo tutte, quelle che ci sono, quelle che ci guardano da altrove, quelle che hanno scelto di esserlo attraverso l'adozione e quelle "figure materne” che hanno saputo guidarci con lo stesso amore incondizionato. Ci piace pensare anche alle mamme delle tante specie di animali, che allevano e proteggono i loro cuccioli, con lo stesso amore intenso degli umani. La festa della mamma ha radici molto lontane. Risale al mondo greco-romano: allora si festeggiavano le mamme durante le feste legate alle divinità femminili nelle quali si celebrava la fertilità. La versione moderna si ha tra l'800 e il '900 in due momenti diversi. Il primo risale agli Anni '60 e '70 dell'800 ed è merito di una pacifista americana, Ann Reeves Jarvis e di sua figlia Anna. Al termine della Guerra civile americana, Jarvis aveva promosso una serie di feste per le mamma per favorire l'amicizia tra le madri di Nordisti e Sudisti. Si trattava soprattutto di picnic e di altri incontri conviviali.  Il secondo momento risale ai primi anni del '900: Anna Jarvis, figlia di Ann Reeves Jarvis, raccoglie il testimone della madre e inizia a organizzare numerosi eventi dedicati alle madri, con sempre maggiore seguito, finché il presidente americano Woodrow Wilson ufficializzò la festa nel 1914. La Festa della Mamma arriva in Italia soltanto nel 1933, durante il fascismo, quando il 24 dicembre viene celebrata la "Giornata della madre e del fanciullo". Soltanto nel dopoguerra, anche in Italia, la Festa della mamma ha assunto un carattere meno propagandistico.  E nella seconda metà degli Anni '50 del '9

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Redazione

DONA UNA DIPLADENIA, AIUTA CHI HA BISOGNO

Chieti e Provincia Eventi

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Lions Club Lanciano-Frentania

Pescara e Provincia Sport

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"Nessuno è fuori gioco", i ragazzi disabili scendono in campo per le partite dell'inclusione

Redazione

“Ricordiamolo tutti: nello sport, come nella vita, nessuno è fuori gioco”. Questo il messaggio positivo e inclusivo partito oggi dal Palazzetto dello sport di via San Marco con la manifestazione, voluta dalla Rai Abruzzo e dall'assessorato comunale allo Sport di Pescara, “Nessuno è Fuori Gioco". Se attraverso questa giornata siamo riusciti a far sentire parte del gioco tanti ragazzi con disabilità vuol dire che abbiamo raggiunto in pieno il nostro obiettivo, grazie al grande entusiasmo della Rai Abruzzo, che ha voluto questo appuntamento nella persona del direttore regionale Carmen Bo

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Vittorio Di Guilmi

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