PASQUA È PRIMAVERA

 “Primavera dintorno/ brilla nell’aria,/ e per li campi esulta/ sì ch’a mirarla intenerisce il core…” (Leopardi)
Era il rigoglio della natura che apriva uno scenario ricco di simboli e di sonorità:  il profumo e i colori dei fiori si fondevano con i “gridìi” delle rondini. Erano già spuntate nei prati, timide, timorose, le prime viole; nel tardo pomeriggio avevano “ammainato” i petali sulle corolle che si sarebbero dischiuse al sole mattutino, smarrite e fragili… E le rondini? Eccole, ambasciatrici della bella stagione: avevano celebrato la parata della partenza autunnale allineate sui fili della corrente elettrica e ora, con il ritorno primaverile, erano tornate a fabbricare i nidi sotto i tetti in un intenso, continuo via-vai, recando nei beccucci sterpi, erbe, paglia, zolle di fango al fine di sistemare le dimore perché si potessero proteggere al riparo delle grondaie contro i turbini e le tempeste.
Il loro ritorno, dunque preludio della bella stagione, incorniciava anche le feste ricche di suggestioni e di tradizioni fuse con la fede del popolo ingenuo tramandate nel turbinio delle sagre e delle ricorrenze, feste che ancora oggi in molte regioni ripopolano i paesetti per far rivivere le comunità e far rinascere il vincolo della solidarietà solennizzata anche dai concerti bandistici e dagli incontri di vecchi amici.
Oggi, purtroppo, non si trova il tempo di trascorrere giorni felici nell’ “ozio” e nel calore della famiglia.
Sovvengono immagini con i richiami alla natura e alla vita: voci di poeti, affreschi di grandi pittori, sinfonie di famosi musicisti che con il linguaggio dell’arte hanno dato vita ed hanno suggestionato generazioni con inni alla gioia, alla bellezza e alla meditazione. Goethe innalza un inno alla vita: Faust, deciso a suicidarsi, respinge questo suo progetto sentendo suonare le campane a festa che annunciano la Pasqua: “Soavi, angeliche note, a che venite a cercarmi nelle dolorose mie tenebre? …Oh, tornate a risonare, inni soavi e benedetti! Ecco le mie lacrime scorrono, e la terra mi ripossiede…”. In fondo, è lo stesso motivo che si ripete in “Resurrezione” di Tolstoi: la rinascita della natura nel paesaggio popolato di betulle, di pioppi, di ciliegi infiore...  mentre si celebra la Resurrezione all’interno di un carcere, ed è quella voce di donna, “oggi siamo tutti uguali”, che improvvisamente infonde nel personaggio un desiderio di pace, di rinascita dei sentimenti liberati all’improvviso dalle ambasce e dal dolore, come un invito a ricredere nella bontà e nella gioia degli affetti, come un invito a rivisitare e a trasformare gli  avvenimenti per valutare uomini e cose riaffidando loro un aspetto positivo: e come il suono di campane, quella voce assume la veste della sacralità, una voce che invita a meditare, che è simbolo di redenzione, di amore, di pace.
Sono i sentimenti di Ada Negri:

Pasqua

E con un ramo di mandorlo in fiore,

a le finestre batto e dico: «Aprite!

Cristo è risorto e germinan le vite

nuove e ritorna con l'april l'amore

Amatevi tra voi pei dolci e belli

sogni ch'oggi fioriscon sulla terra,

uomini della penna e della guerra,

uomini della vanga e dei martelli.

Aprite i cuori. In essi irrompa intera

di questo dì l'eterna giovinezza ».

lo passo e canto che la vita è bellezza.

Passa e canta con me la primavera.