Superstizione: una inspiegabile curiosità?

Seconda la nuova classifica di Casinos. com l’Abruzzo, pur solo decima tra le regioni più scaramantiche d’Italia, nella preferenza per le cartomanti raggiunge nuovamente il gradino più basso del podio, in analogia a quello sul gioco, a sottolineare l’affinità di fondo delle due dimensioni.
Il giornalista Alfieri, anche stavolta, non può che ricorrere alla spiegazione, in cui tradizione storica e patimento per l’inspiegabile si intrecciano e strutturano la sua visione.
Il legame con la tradizione storica, a più di un secolo da quel Vate, è poco verosimile anche per la appenninica società abruzzese plasmata, ormai da tempo, dalle facili credenze della TV e della Rete per cui l’antica sottomissione, religiosa o stregonesca, per il sovrannaturale è stata nettamente stracciata dal concreto antropo-ginecocentrismo narcisistico. Parimenti si può dire per la curiosità dell’inspiegabile. Cosa ci sarebbe di inspiegabile quando un lutto o una perdita ci colpiscono? Non è quello che poteva (male)accaderci? Forse è più corretto ricorrere al concetto di inaccettabilità, come rifiuto a priori per tutto ciò che è ritenuto avverso e, pertanto derubricatabile a mera sfortuna, che si pensa di addomesticare con la magica fortuna delle carte o i misteriosi poteri della maga stessa.
Ma prima di affrettarsi per qualche considerazione conclusiva, credo possa essere d’aiuto la riflessione sui due termini chiave del nostro tema: superstizione e curiosità. 
Super-stizione (stare sopra): denota la volontà di superare la misura che, nell’antica Roma, corrispondeva all’eccesso di voti e sacrifici che si indirizzavano alle divinità, di cui si nutriva un eccessivo timore, allo scopo di rimanere super-stiti, incolumi dalle avversità.
Cur-iosità: dalla radice di cura, sollecitudine, la curiosità emerge come eccesso di cura (forma animae) che si riverbera in surplus di pensare ed agire (forma mentis et corporis).
Ma già Platone ammoniva che il darsi molto da fare doveva essere considerato disonorevole per l’uomo libero. 
Perciò, entrambi i termini i hanno in comune
la dimensione dell’eccedenza, finalizzata all’assicurarsi la sopravvivenza. Propria e dei propri cari, in apparenza o di qualcosa di più strutturale, nella sostanza?
Data la costitutiva dimensione di lenta perdita dell’esistenza (ogni giorno cade una foglia dal nostro albero), ne deriva che la postura costitutiva dell’Umano è quella della accelerazione in avanti e che superstizione e curiosità rappresentano solo la modalità con cui si manifesta quello scatto emotivo. Come ogni e- mozione (movimento da un punto fisso) superstizione e curiosità richiedono un tempestivo ansiolitico appagamento. Ed allora cosa c’è di più immediato (ed anonimo) di un rassicurante oroscopo o della cartomante del paese vicino, quando il primo non ci azzecca?
La curiosità, però, non necessariamente interpreta una valenza negativa perché anche la conoscenza è una particolare curiosità il cui scopo, però, è la conoscenza di ciò che è vero, tutt’altro che conseguibile immediatamente e senza sofferenza.
Ed allora ne consegue che la superstiziosa curiosità è solo la faccia menzognera della medaglia della conoscenza; l’altra è quella della verità.
Quando ogni umano consegue un qualche riconoscimento è fuor di luogo pensare che voglia affermare che sia opera della fortuna (talora necessaria). Ma quando quell’approvazione è dubbia o può svanire è spontaneo nascondersi dietro la responsabilità del malocchio o della malasorte e,quindi, ricorrere ad un rassicurante fortunologo piuttosto che accogliere la verità anche di un insuccesso.
Ma perché non scegliamo verità, responsabilità e conoscenza al posto di illusione, casualità e superstizione?
La conoscenza vera, rispetto all’informazione moderna(quella della rete, per capirci) presuppone la disponibilità al cambiamento. Ogni cambiamento presuppone il riconoscimento di quella verità esistenziale più strutturale, quella del tempo che scorre, come inevitabilmente necessaria. Solo chi la fa propria, elevando quell’autentico scorrere a propria stella polare, può coltivare la verità responsabile delle proprie scelte. A chi osteggia quella evoluzione non restano che la menzogna irresponsabile oltre che l’inaffidabilità più totale, ampiamente dilagante nel pianeta. Chi si affida alla sorte lo fa perché proprio quel cambiamento vuole evitare, alla stessa stregua di chi abbandona ogni conoscenza autentica - basti pensare al crescente crollo dei lettori ed alla scomparsa di edicole e librerie - vista come pericolosa e temibile fonte trasformativa oltre che inaccettabile ostacolo alla propria angosciosa accelerazione.
Allora che cosa rappresenta, in verità, la superstizione ? La tendenza naturale dell’ umano alla negazione del cambiamento (che anche la tradizione, nella sua accezione negativa, incarna) e, quindi, della conoscenza e della verità per consegnarsi, attraverso la sua costitutiva e desiderata minorità (in analogia con quanto sostiene Kant nel suo saggio sull’illuminismo), ad illusione, gioco, irresponsabilità, menzogna e non solo.
Affidare la propria esistenza nelle mani della Dea Fortuna è semplice, alla portata di chicchessia anche se, presto o tardi, sarà il prevedibile disastro a ristabilire la verità.
Ma il pensiero magico del curioso- superstizioso s’illude che lo tsunami colpirà sempre solo agli altri.
Per la sopravvivenza della sua minorità ogni superstizione ha bisogno di spendere denaro, perché le illusioni guadagnano valore (anche di verità) solo in quanto si possono comprare.
La verità, in quanto temibile, è di per se senza prezzo (materiale) e, anche per questo, senza valore.
Cartomanti, maghi/e ed Agenzie dello Stato gongolano per questo aggiuntivo bonus …. la regione Abruzzo, gli abruzzesi non-superstiziosi e diversamente-curiosi, assai meno.