A Villalago la festa di S. Domenico Abate con l’accensione della grande fanoglia cittadina

Ieri a Villalago si è svolta la prima delle tre feste dedicate al suo Santo Protettore, San Domenico Abate.
Il 22 di gennaio ricorda il giorno della sua morte, avvenuta nel 1051. È una festa solo liturgica, con la solennità della Santa Messa e del bacio della reliquia che conserva un dente molare del Santo. 
Nel 1951 il Consiglio Comunale, ricorrendo il Millenario della sua morte, lo nominò cittadino onorario. Villalago conserva le sue memorie terrene, quali la Grotta, con annessa chiesetta, dove fu eremita per diversi anni, e i resti del Monastero di San Pietro del Lago da lui fondato.
Il paese in questo giorno fa festa con l’accensione serale di grandi falò, chiamati nel gergo locale “fanoglie”, nome, secondo alcuni, di derivazione longobarda, secondo altri, dal termine greco phanos (lampada, fiaccola), a testimonianza dell'antichità di questi riti legati alla luce.  Sono a forma di cono e si accendono nei vari rioni anche nella serata precedente. 
Ieri sera, come è consuetudine da anni, i Villalaghesi hanno dato fuoco alla grande “fanoglia cittadina”, simbolo di unità del paese, innalzata, grazie all’impegno di un gruppo di cittadini, che vi provvede da anni. 
È stata accesa al calar delle tenebre, al termine della Santa Messa celebrata dal Vescovo di Sulmona-Valva e del bacio delle reliquia del sacro dente, dal Sindaco e dalla stesso Mons. Fusco, che l’ha benedetta. 
Dopo i tentennamenti iniziali, le fiamme si sono innalzate e hanno circondato l’enorme catasta di legna. Nonostante il freddo, c’è stata una buona partecipazione di persone, arrivate anche dalla vicina Scanno. 
Come abbiamo scritto negli articoli precedenti, le “Fanoglie” fanno parte del “rito del fuoco”, che caratterizza tutte le feste del periodo invernale. S’intreccia con i riti cattolici, in cui il fuoco è forza purificatrice e rappresentava con i riti magici di credenze pagane il mezzo per dare nuova forza e vigore al pallido sole invernale.
È uno dei riti più suggestivi e sentiti della tradizione abruzzese: rappresenta l'identità di un popolo legato alle proprie radici, al suo Santo protettore.