Villalago Tradizioni
20 Gennaio 2026, 06:18
Le “Fanoglie” a Villalago per la festa in onore di San Domenico Abate
Redazione
Mercoledi 21 e giovedì 22 Gennaio, vigilia e festa di San Domenico Abate, monaco benedettino, saranno accese nei vari rioni di Villalago grosse cataste di legna a forma di cono, chiamate nel gergo locale “fanoglie”, identitarie del paese, situato nell’Alta Valle del Sagittario. Il nome “Fanoglia” deriva probabilmente dal termine greco phanos (lampada, fiaccola), a testimonianza dell'antichità di questi riti legati alla luce.
La tradizione, di antica memoria, s’intreccia con i riti cattolici, in cui il fuoco è forza purificatrice, è la luce che vince l’oscurità, e con i riti magici di credenze pagane in cui era il mezzo per dare nuova forza e vigore al pallido sole invernale. Domani sera riscalderanno la veglia in preparazione della festa. Ad innalzarle nei vari vicinati sono le persone più abili ed esperte, creando una vera e propria sfida simbolica in altezza e bellezza. Attorno al fuoco, la comunità si riunisce per un grande rito conviviale. Per quella cittadina, come da anni, è un gruppo di volontari a prepararla.
La festa in onore di San Domenico ricorda il giorno della sua morte, avvenuta a Sora il 22 gennaio del 1031, all’età di 80 anni. Villalago custodisce le sue memorie terrene. Il Santo trascorse diversi anni in una grotta, nella riva sinistra del Fiume Sagittario, in compagnia di un frate, Giovanni, che sarà il suo primo biografo. Durante la sua permanenza fondò un oratorio (la chiesetta dell’eremo) e il Monastero di san Pietro del Lago di cui fu Abate, che ebbe vita fino al XV secolo. Uno scavo archeologico ne ha rinvenuto le tracce, nascoste dal tempo.
Queste memorie fanno di Villalago, dopo Sora, il paese indiscutibilmente più legato al Santo.
San Domenico, al pari di altri grandi monaci benedettini di quell’epoca, fu un esponente di rilievo nella “rifondazione” della vita ecclesiale, con la fondazione di monasteri.
Il culto verso il Santo si sviluppò a Villalago ancora prima della sua santificazione, avvenuta nel 1104. Il paese lo venera con ben tre feste e con sei immagini, di cui quattro statue e due pitture, tralasciando di citare i pannelli all’eremo che raccontano i suoi miracoli. Molte sono le leggende che si raccontano intorno alla sua figura taumaturgica, su fatti qui accaduti (vedi: Il miracoloso sacro dente di San Domenico Abate tra leggende e realtà di Roberto Grossi).
Al Santo si ricorre per i morsi dei serpenti e degli animali rabbiosi, per le febbri e contro le tempeste.
Quella di giovedì è una festa tutta religiosa. Dopo i vespri serali ci sarà il bacio della reliquia del Sacro Dente. Appena terminate le funzioni religiose, in piazza verrà accesa la grande “Fanoglia cittadina”, simbolo dell’unità del paese nella venerazione del Santo. La grande catasta di legna a tronco di cono, accesa dopo la benedizione da parte del parroco, attimo dopo attimo finirà per essere una immensa torcia che illuminerà tutta la piazza.
Per la cronaca, sabato scorso 17 Gennaio, come da alcuni anni, è stata accesa in piazza la “Fanoglia dei giovani”. Il fuoco è restato acceso fino a notte inoltrata, nell’allegria della conviviale.


