Abruzzo Elzeviri
20 Gennaio 2026, 06:14
IL BUCO E L’AGNELLO IN UNO "STATUTO" REDATTO DA UN RUVIDO "QUIRITE"
Nino Chiocchio
Non si tratta della celebre fiaba di Esopo, “Il lupo e l’agnello”. Roba di tre-cinquemila anni fa. I ricordi di ottanta anni fa richiamano alla memoria lo stratagemma o meglio gli stratagemmi a cui ricorse un lupo per sbranare un agnello: quando un pretesto veniva smontato dal mite animale, la belva ne inventava un altro anch’esso vanificato. Il lupo, che oltretutto si stava abbeverando nella parte alta di un corso d’acqua mentre l’altro, a pochi metri di distanza, si abbeverava nello stesso ruscello, si lamentò con quest’ultimo perché gli stava intorbidando l’acqua; visto che la replica smontò facilmente l’assunto, poiché l’agnello stava più giù, il lupo affermò che il padre dell’agnello, l’anno precedente, era stato offeso dal padre della facile preda: nell’anno precedente l’agnellino non era ancora nato… Insomma, non avendo la fiera più argomenti, sbranò l’animaletto!
Pure allora i pretesti divenivano realtà; soltanto che allora per pudore i poeti facevano protagoniste le bestie. Riporto qui di seguito un appunto in cui era contenuto uno “statuto” redatto da un rozzo “quirite” molti decenni addietro, cioè allorché l’economia agricolo-pastorale agonizzava: dodici pastori si erano associati per costituire un piccolo gregge di 200 capi nel “quarto turno”, cioè in diciannove giorni: bei tempi, quando i turni della civiltà pastorale ci regalavano il flauto di Pan e il formaggio vero!
Trascrivo integralmente il “regolamento” riportato in calce all’elenco:
“Si rende nota: Le Pecore si stanno figliante: il pastore è obbligato a portarsi un sacco ove ci metterà gli agnellini. È vietato il vecchio sistema di portare gli agnellini penzoloni per lunghi tratti… Il pastore si rende colpevole di maltrattamenti di animali, art. 727 cod. Penale.
Nota girevole frà soci. Passare la nota un giorno primo al Pastore successivo e riconsegnare la nota a fino turno.
N.B. Il sacco deve essere col buco, sennò si sfiatano.”
Sembra quasi un’assonanza; anzi, è una metafora: il lupo rappresenta i pericoli e le tempeste che tormentano il riposo del pastore; il nomade asiatico interrogava la luna e la invocava perché lo proteggesse; infine la dea Selene lo accarezzò con un raggio e lo affidò al collega Morfeo. Il poveraccio, nel sonno, continuò ad implorare la protezione per i pericoli che lo assillavano; dormì tranquillo sulla roccia, ma poi si svegliò e fu atterrito dalla monotonia che lo circondava…
ma la realtà ci dice che il pastore errante dell’Asia interloquiva con la luna forse invocando protezione per la sua vicenda terrena e quindi l’eloquio si scioglieva in un lamento strozzato come quello del muezzin; invece il buco, non il lupo, del pastore cocullese esprime quella tenerezza nello svolgimento della dura e pur fervida attività che potrebbe meravigliare in un ruvido “quirite" allorché le regole delle associazioni animalistiche non avevano ancora veste paraistituzionale.

