Scanno Ambiente
30 Settembre 2026, 00:07
Al “Lago del Cuore” per sognare in solitudine
Roberto Grossi
L’adolescenza e la vecchiaia sono le due stagioni della nostra vita in cui si cerca e si vive la solitudine, come “sognatori solitari”.
Nell’adolescenza la solitudine è spesso una necessità interiore per costruire la nostra identità, in cui si sogna il futuro per staccarci dalle nostre radici, non sapendo ancora bene dove andarle a piantare nel mondo fuori della famiglia. È un sogno di proiezione e possibilità. L'adolescente sogna chi diventerà, il grande amore, il riscatto, la scoperta. La solitudine qui non è assenza di vita, ma incubazione di potenziale, a tratti malinconica, ma piena di energia espansiva.
Nella vecchiaia la solitudine cambia volto e diventa uno spazio per integrare l'esperienza vissuta. Il rumore del mondo esterno perde d'attrattiva rispetto alla ricchezza del proprio mondo interiore. Si è sognatori solitari non per costruire il nostro futuro, ma per ripercorrere il proprio passato, rielaborare i ricordi, fare pace con ciò che è stato. È una solitudine più quieta, trasparente, legata alla dimensione del tempo che si compie.
L’adolescente e l'anziano si rispecchiano perché entrambi vivono ai confini del "mondo attivo": l'uno non vi è ancora entrato del tutto, l'altro ne sta lentamente uscendo.
Il luogo del mio essere “sognatore solitario” è il Lago di Scanno, il Lago del Cuore. Vi sono andato ieri mattina con il libro di J.J. Rousseau, “Le passeggiate del sognatore solitario”.
Mi sono fermato ai prati dei salici. Il chiosco di Silvestro era aperto. Uno scambio di saluti e poi mi sono isolato per scattare alcune foto e stare con me stesso.
Il lago è in regime di magra. Lo trovo, nonostante la sua “magrezza”, straordinariamente bello con le montagna che cominciano a prendere le tonalità dell’autunno. La leggera brezza rende i suoi colori come in un caleidoscopio. Variano dal verde smeraldo intenso al blu cobalto nei punti più in ombra. Sui bordi il riflesso della luce crea sfumature d'oro e turchese.
La sensazione che regala è quella di una quiete antica e sospesa. C'è un senso di intima protezione nel trovarsi di fronte a questo lago: l'aria profuma di terra umida e muschio. Il silenzio è rotto soltanto dal leggero incresparsi dell'acqua.
Apro il libro che ho con me. Leggo meno di una pagina e lo chiudo. Decido di andare via. Guardo la lingua d’acqua che va verso la chiesetta. L’imbarcadero avanza sempre di più. Immagino il Santuario che non si affaccerà più sul lago.
È solo un’immaginazione! Torneranno le piogge, tornerà la neve. E comunque, visto dall'alto, il lago resiste: le sue sponde tracciano ancora, ostinate, la sagoma perfetta di un cuore.



