Il lunedì del direttore

Risvegliamoci dal “Sonno dogmatico” e affidiamoci al “Criticismo”

Il “sonno dogmatico” è l’accettazione passiva delle idee e delle verità tradizionali, assunte come se fossero dogmi indiscutibili. Fu il filosofo tedesco Immanuel Kant a usare quest’espressione per descrivere come le intuizioni di David Hume lo avessero risvegliato da una fiducia cieca nella metafisica, facendogli comprendere che le certezze scientifiche e filosofiche della sua epoca richiedevano un vaglio più profondo. Nacque così il Criticismo: un’indagine rigorosa sulle reali capacità, sui limiti e sulle possibilità della conoscenza umana.
Questa premessa filosofica per riflettere sulla vicenda della Scuola dell’Infanzia di Scanno, rimasta al centro della cronaca locale per diversi giorni. Il “sonno dogmatico” dei genitori di quei trentasette bambini li ha portati a vivere nella convinzione incrollabile che la scelta di una scuola paritaria fosse la migliore possibile e che il portone dell'istituto si sarebbe aperto regolarmente a inizio anno scolastico.
Quando quel portone è rimasto chiuso, il risveglio è stato improvviso: solo allora è iniziato quel processo di indagine critica necessario per comprendere cosa fosse davvero accaduto.
Non so chi segua questo giornale, ma immagino che tra i lettori vi sia anche qualcuno di quei trentasette genitori. Già il 2 febbraio scorso, nel mio consueto editoriale del lunedì, mi ero premurato di chiarire le differenze tra scuola pubblica e scuola paritaria, evidenziando come, dal punto di vista pedagogico e didattico, la scuola pubblica fosse l'opzione più opportuna per garantire la continuità educativa all'interno di un unico polo scolastico. In passato questo dialogo non è stato possibile, perché il profondo legame affettivo tra la comunità scannese e le suore salesiane ha opposto un netto rifiuto a qualsiasi alternativa.
Le iscrizioni alla scuola statale scadevano il 14 febbraio: vi era dunque tutto il tempo per valutare ed effettuare una scelta consapevole. Tuttavia, il “sonno dogmatico” era così profondo da spingere i giovani genitori a fidarsi compiutamente dell’amministrazione comunale. 
La Giunta, su proposta del Presidente del Consiglio (come dichiarato da lui stesso), ha optato per la scuola paritaria; non ha chiarito, però, se tale decisione sia stata dettata da una reale valutazione pedagogica o dal semplice intento di tutelare il personale in servizio.
Dal canto suo, il Sindaco ha affermato con una certa ingenuità durante l’assemblea con i genitori che la scuola dell’infanzia non rientra nell'obbligo scolastico. Se è vero che la frequenza non rappresenta un obbligo costituzionale, è altrettanto vero che la scuola dell'infanzia è parte integrante del Sistema integrato 0-6 anni (D.Lgs. 65/2017), il quale la definisce un servizio educativo essenziale a supporto delle famiglie e un diritto fondamentale (aggiungo io) dei bambini per lo sviluppo dell'autonomia, della socializzazione e della sfera socio-emotiva.
I giovani genitori di oggi, quasi tutti in possesso di un titolo di studio di secondo grado, avevano gli strumenti per comprendere la differenza tra istituto statale gratuito e paritario. Avevano il diritto e il dovere di far sentire la propria voce e di decidere in prima persona per il futuro dei propri figli, senza delegare la scelta a chi aveva altre priorità politiche e, soprattutto, nessuna competenza in materia di pedagogia e didattica.
La questione contingente, con ogni probabilità, si risolverà. Per il futuro e per la gestione di tutti gli altri problemi della comunità, non possiamo più permetterci il “sonno dogmatico”: serve il criticismo.
Abbracciare l'atteggiamento critico kantiano significa superare la delega incondizionata e riscoprire l'esercizio della responsabilità individuale e collettiva. Significa analizzare i fatti prima che si trasformino in emergenze, chiedere conto delle scelte amministrative e pretendere che le decisioni sulla vita pubblica - specialmente quelle che toccano la crescita delle nuove generazioni - siano fondate su competenze reali e visioni di lungo periodo, non su consuetudini o calcoli d'occasione. 
Kant sosteneva che l'Illuminismo è l'uscita dell'uomo da uno stato di minorità imputabile a se stesso; oggi, per la comunità di Scanno, coltivare il dubbio e la verifica critica non è solo un esercizio filosofico, ma l'unico strumento concreto per tutelare i propri diritti e garantire ai propri figli la scuola che meritano.