LA MÉRIDIENNE

Van Gogh dipinse l'opera durante il ricovero nell'ospedale di Saint-Rémy-de-Provence, traendo ispirazione da un lavoro di Jean-François Millet. Aveva a disposizione solo una sua riproduzione in bianco e nero, ne fa un impasto di colori contrastanti: i covoni diventano blu arancioni viola. Dipinse nel gelo dell'inverno, ma Vincent, con i suoi pennelli, fa irrompere la luce estiva. La scena mostra due contadini che dormono all'ombra di un gigantesco covone di grano, liberati dagli zoccoli, dagli attrezzi da lavoro abbandonati sull'erba insieme al cappello: spogliati dell'armatura antimeridiana. Pare di sentire le cicale, in contrasto, suonare senza sosta. 
Durante la siesta, i bambini sfuggono al rito degli adulti, ne approfittano per liberare la loro fantasia compressa dalle regole: entrano nei loro mondi. 
In un angolo, accanto al camino, in cima alla cornice, un orologio alto due palmi, largo uno, tutto d'oro: la facciata a ricordare una antica cattedrale. Tic tac tic tac… Il portone si apre. Oltre, c’è un luogo capace di ospitare tutte le comari che ricordavano con terrore rimbombare per Scanno i giorni cupi della guerra, il rumore delle scarpe chiodate, degli stivaloni, del fez, del frustino. Un luogo dove risanare le ferite e godere la pace. 
Quell'orologio ha attraversato l'oceano: da Cleveland (Ohio) lo spedisce nonno Antonio a nonna Angela.