Italia Interventi
26 Settembre 2026, 00:03
L’Italia sostenuta da pochi: il 65% dell’Irpef grava sul 18% dei cittadini, tra piaga dell’evasione e spinta alla trasparenza
Roberto Nannarone
All'indomani del nostro report sull’analisi socio-economica dei redditi del Comune di Scanno basato sulle dichiarazioni IRPEF 2025 (anno d'imposta 2024), il quadro nazionale della ricchezza e del prelievo fiscale emerso dalle più recenti rilevazioni del Ministero dell'Economia e delle Finanze apre una riflessione cruciale sulla sostenibilità dello Stato sociale e sull'equità del nostro sistema tributario. I principali servizi di informazione hanno ripreso proprio in queste ore il tema del Fisco e dell'evasione, evidenziando come il peso del prelievo resti sbilanciato su una minoranza di contribuenti regolari.
I dati aggregati dell'Agenzia delle Entrate e del MEF mostrano una realtà a due velocità: se da un lato il reddito medio nazionale si attesta attorno ai 25.820 euro complessivi — trainato prevalentemente da lavoratori dipendenti e pensionati —, dall'altro emergono squilibri territoriali e redistributivi sempre più marcati. Le regioni del Nord, guidate dalla Lombardia (30.200 euro medi), continuano a correre, mentre il Mezzogiorno resta indietro. Ma la vera spaccatura non è soltanto geografica: è legata al peso del prelievo fiscale sostenuto da una frazione ristretta di cittadini.
La piramide dell'Irpef: il carico fiscale concentrato sul ceto medio
Analizzando i dati delle dichiarazioni 2025 (relativi all'anno d'imposta 2024), il centro studi Itinerari Previdenziali, guidato dall’ex sottosegretario al Lavoro Alberto Brambilla, ha presentato il proprio rapporto annuale su spesa pubblica ed entrate fiscali. Dal report emerge che su circa 58,9 milioni di residenti in Italia, i contribuenti dichiaranti sono 42,8 milioni. Tuttavia, circa 24,8 milioni di cittadini (pari al 46% della popolazione totale) non hanno redditi, versano un'imposta netta pari a zero o godono di detrazioni e bonus che azzerano il prelievo.
La piramide fiscale mostra una fortissima concentrazione del carico fiscale:
• Fasce a basso reddito: Circa il 70% dei contribuenti (coloro che dichiarano fino a 29.000 euro lordi) versa soltanto il 21,3% dell'intera IRPEF.
• La soglia critica dei 35.000 euro: Appena 8 milioni di contribuenti — pari al 18,78% del totale dei dichiaranti — superano i 35.000 euro lordi annui, ma si fanno carico di ben il 65% dell'intera IRPEF nazionale.
• I redditi medio-alti e alti: Considerando chi dichiara dai 29.000 euro in su, la quota di IRPEF versata sale a quasi il 79%, sostenuta da appena il 30% degli italiani. I contribuenti con redditi superiori a 100.000 euro (appena l'1,75%) coprono da soli il 22,25% del gettito.
Dati che per il centro studi evidenziano una lettura politica ben precisa: il problema principale risiede in un "eccessivo assistenzialismo" che garantisce welfare e servizi gratuiti (dalla sanità alla scuola) a chi versa poco o nulla, a fronte di un ceto medio e medio-alto che sopporta quasi integralmente il peso dello Stato sociale.
Evasione fiscale e frammentazione dei regimi tributari
A rendere ancora più complesso il panorama è la piaga strutturale dell'evasione fiscale, che continua a superare i 100 miliardi di euro all'anno. Una spinta sommersa che erode le entrate pubbliche e riduce lo spazio di manovra per gli interventi di sgravio.
A ciò si aggiunge la progressiva erosione della base imponibile IRPEF causata dalla proliferazione di regimi sostitutivi, cedolari secche e flat tax (come il regime forfettario al 15% che interessa oltre 2 milioni di lavoratori autonomi). Tali misure sottraggono redditi significativi alla progressività dell'imposta ordinaria, lasciando la copertura dei servizi pubblici quasi interamente sulle spalle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.
Trasparenza locale e prospettive per la manovra finanziaria
Come sottolineato nel nostro approfondimento di ieri, la pubblicazione tempestiva e trasparente di questi dati da parte delle amministrazioni comunali tramite il Portale del Federalismo Fiscale del MEF rappresenta uno strumento essenziale di partecipazione e consapevolezza civica.
I Comuni sono espressamente autorizzati a pubblicare sui propri siti istituzionali i dati statistici aggregati delle dichiarazioni IRPEF. Trattandosi di elaborazioni per fasce e medie, la norma garantisce il pieno rispetto dell'anonimato e della riservatezza dei singoli cittadini (nel pieno rispetto delle direttive del Garante Privacy), offrendo al contempo alle comunità locali una mappa nitida della distribuzione della ricchezza e un supporto all'attività di contrasto all'evasione.
Mentre il Governo lavora alla prossima manovra finanziaria - valutando l'estensione dell'aliquota IRPEF del 33% fino ai 60.000 euro per dare respiro al ceto medio, insieme a nuove misure su flat tax e lavoro -, i numeri ricordano che senza un effettivo recupero del sommerso e una riforma fiscale organica, la tenuta dello Stato sociale rimarrà affidata ai sacrifici di una ristretta minoranza di contribuenti.

