NO OTHER LAND

La corte suprema di Israele respinge il ricorso pluridecennale degli abitanti di Masafer Yatta, situato nel governatorato di Hebron, in Cisgiordania; non ne riconosce l'esistenza nonostante le carte geografiche del XIX secolo lo attestino. L'area, quindi, è sotto il completo controllo civile e militare dell'IDF. Di qui la resistenza pacifica degli abitanti contro l'occupazione. 
Si incontrano Basel Adra e Yuval Abraham, entrambi giovani documentaristi, l'uno palestinese, israeliano l'altro, proprio durante una delle invasioni quotidiane dell'IDF. Durante i 95 minuti del documentario (Palestina, Norvegia, 2024), che svolge una vivida narrazione dal 2019 alla fine del 2023, i protagonisti Basel, Yuval, Nasser, Shamiya paiono muoversi come in un racconto di Anton Cechov, continuamente sulla soglia: tra ciò che desiderano e ciò che riescono a realizzare, tra la possibilità di cambiare e l'incapacità di farlo. 
Nei dialoghi tra i due giovani, stringati, privi di sentimentalismo, lo spettatore coglie l'assenza di una vera soluzione proprio come nei racconti di Cechov, dove il limite, la soglia mettono a dura prova l'esistenza umana. La domanda semplice che Shamiya rivolge al militare che sta perpetrando l'esproprio ("vorreste che questo fosse fatto a voi?") ci lascia storditi, l’assenza di risposta disorientati. Eppure, la non risposta è essa stessa, tragicamente, una risposta.