Cocullo Storia
13 Settembre 2026, 00:22
"SFACCETTATURE DI COCULLO"
IL CATASTO ONCIARIO
Nino Chiocchio
L’incubo del Viceregno col suo grigio scenario aperto da secoli sulla “spersonalizzazione” geodemografica e sull’oppressione economica, per via delle numerose gabelle i cui ricavati erano stati convogliati verso uno Stato straniero per finanziarne lussi e guerre, si stava dissolvendo nella foschia che si addensava in fondo al golfo mentre questo era solcato da una nave da cui sarebbe sbarcato un re nelle cui vene scorreva sangue italiano e che fu definito il sovrano più virtuoso fra i regnanti contemporanei. Carlo III di Borbone, appena salito al trono, si rese conto che uno Stato, perché avesse una sua fisionomia, non doveva finanziarsi con un sistema fiscale iniquo che faceva gravare l’imposizione dei tributi sulle “università”, cioè sulla totalità dei “fuochi” (famiglie) in esse stanziati, perciò sul numero degli abitanti, non sulle loro ricchezze: cominciò a combattere i privilegi ed a limitare, in uno Stato pur sempre confessionale, addirittura anche quelli del clero. Nel 1740, appena sei anni dopo l’ascesa al trono del Regno di Napoli, impartì le istruzioni affinché la Camera della Sommaria (organo giurisdizionale con funzioni specifiche anche in materia fiscale) emanasse le prime disposizioni ispirate ad una riforma del prelievo dei tributi che, andassero “… a sollievo dei fedelissimi vassalli… e che il peso che si porta in ogni università sia con uguaglianza ripartito, in modo che il povero venga a pagare secondo che le sue forze comportano, ed il ricco paghi a proporzione dei suoi averi”. Nacque così (sia pure con le limitazioni, che suggerirono successivi aggiustamenti, causati un po’ per le prevedibili resistenze, un po’ per l’ “interessata” applicazione delle autorità locali e un po’ per il mantenimento di certi privilegi, quali l’esenzione dal pagamento della tassa personale per benestanti e professionisti, l’esenzione parziale dei beni nobiliari che però a Cocullo fu tolta nel 1754, ecc.) il catasto che poi sarebbe stato chiamato “onciario” perché il prelievo avveniva direttamente sui beni posseduti dai contribuenti, beni calcolati in once, cioè in denaro (Carlo stabilì che un’oncia fosse costituita da sei ducati), per ognuna delle quali la misura della tassazione era del 5% (ma i Cocullesi ottennero che nella loro università essa fosse ridotta al 4%).
Fra le istruzioni impartite dal re ricordiamo quelle che risaltano più notevoli alla memoria, stimando che possano servire a rendere più agevole la lettura della pagina introduttiva del Catasto onciario cocullese:
1- la compilazione, da parte del contribuente, della “rivela”, cioè di una dichiarazione da cui risultavano il nucleo familiare, i beni e i redditi; 2- il principio dell’imposta personale (testatico) e di quella patrimoniale oltre che della tassabilità dell’ “industria” (cioè di ogni attività produttiva di reddito); 3- l’iscrizione in catasto di Chiese, Monasteri, Cappelle con i loro beni (che però venivano tassati solo per metà ed esentati completamente se destinati al culto); 4- l’esenzione per le donne, meno che per i loro beni non dotali ed i proventi eventuali del commercio; 5- la compilazione di due libri simili, uno da conservare nell’università e uno da inviare a Napoli, alla Magistratura della Sommaria; 6- l’annotazione dei trasferimenti di proprietà accanto agli immobili iscritti; 7- la nomina, da parte del Consiglio generale dell’università, di sei cittadini deputati alla formazione del catasto (di cui due appartenenti al primo ceto, due al secondo ceto e due al terzo ceto) nonché di quattro “apprezzatori”, cioè estimatori (due cittadini e due forestieri); 8- l’invio delle rivele, degli apprezzi e delle risoluzioni dell’università alla magistratura napoletana per l’approvazione e l’esecutività.
“1716[1]/1746 – don Filippo Savelli Sforza Cesarini
Catasto della Terra di Cocullo formato per l’anno 1746, precedente l’universal’apprezzo di questo territorio, fatto dagli apprezzatori detti Francesco Gentile, e Antonio di Pietro Mascioli cittadini di questo luogo, e Biaso d’Innocente e Biagio Sabatini forastieri della terra d’Anversa: e precedente ancora la discussione delle rivele, in cui oltre li Deputati e Ecclesiastici anno assistito per Deputati laici del primo ceto i Magnifici Giacomo Gentile, e Giuseppe Risij (per il secondo) Gio.Panicaldo, e Domenico Silvestro e del terzo Antonio del Boccio, e Francesco Panicaldo, osservato in omnibus quanto la Regia Camera della Sommaria è rimasta servita prescrivere nelle sue regal’istruzioni; avvertendosi, che in questa Terra la quantità del territorio si sprime à coppe, e pugilli, costando la coppa di pugilli cinquanta e ogni pugillo di canna una, la quale è di lunghezza piedi dodici: E parimente che li beni stabili sono di due nature, cioè liberi, quali soggiacione all’intiera tassa: e gentileschi, i quali portando il peso in beneficio della Baronal Corte così di escadenza, o sia devoluzione in molti casi, come della terzaria, ò sia quartiria del prezzo nelle alienazioni, vengono tassati per la quarta parte della sua rendita à tenore di quello si è solit’osservare da tempo immemorabile, e dell’appuntamento quale fattone dai predetti Magnifici Deputati; Ed in fede si soscrive, e col solito popolar sugello di questa medesima Terra si munisce.
Croce di Domenico di Francesco Palomba Sindaco illetterato; io Cesare Marchione Sindaco; io Giacomo Gentile deputato; Croce di Giuseppe Risio Deputato illetterato; io Domenico Silvestro deputato; Gio. panecaldo deputato; croce d’Antonio del Boccio deputato illetterato. Chiocchio cancelliere
Nel 1754 d’0rdine dell’Illustrissimo Signor Preside à pie d’ogni tavola si giongono li tre quarti dell’onze de gentileschi, acciò viengane anche questi per intiero tassati, come gl’altri.”
Nelle foto si riproducono i fogli del catasto onciario riferiti alle due parrocchiali S. Egidio e S. Nicola
Per onestà mentale avrei voluto includere tra i fogli del catasto onciario e quello preonciario i possedimenti attribuiti ai due sacerdoti: Tommaso Caiazzo e Crescenzo Arcieri, che si alternarono nel periodo di transizione dal preonciario all’onciario; dopo decenni dall’effettuazione delle ricerche non mi sentirei di commentare il foglio tagliato in basso (quello riferibile a don Crescenzo Arcieri), certificato dalla vicenda.
Quel che mi è sembrato meritevole di attenzione si riassume brevemente qui appresso: pur non conoscendo esattamente i dati biografici di tutti e due i protagonisti posso affermare che a don Tommaso Caiazzo negli Stati delle Anime precedenti al 1741, cioè quando i sacerdoti erano esentati dall’imposizione tributaria, figura annotata l’età con una sbarra; questo fatto potrebbe spiegare l’omissione per indicare l’esenzione da pagamento; inoltre don Crescenzo Arcieri non figura nel preonciario essendo egli nato sicuramente nel primo decennio del 1700, mentre figurano tutti e due i sacerdoti in uno Stato delle Anime del 1731, come vedremo poco più appresso.
Si tenga presente che il foglio tagliato nella parte bassa potrebbe aver fatto parte di una contestazione, e anche di una “memoria” conflittuale (che eventualmente celava il disappunto di Don Crescenzo), come un apocrifo che ora io non potrei analizzare. Comunque ripeto che io non voglio nascondere alcunché di quello che ritengo il complesso di manoscritti catastali.
Nello Stato delle Anime del 1731, comprendente le Parrocchie di San Nicola e di Sant’Egidio, così si legge:
“Casa 19- Il Sacerdote sig.[signor] C.[canonico?] D.[Don]Tomaso Caiazzo”: Don Tommaso vive solo;
“Casa 46- D. [Don] Crescenzo figlio di Francesco Arcieri e di Domenica Gentile, anni 21”: Don Crescenzo risulta abitare nella casa paterna.
Quindi Don Tommaso Caiazzo risulta sacerdote e nello stesso Stato delle Anime figura “Don” Crescenzo Arcieri.
PREONCIARIO (località ignote ai catasti successivi)
Nel corso delle ricerche nell’Archivio Comunale del mio paese non trovai molto materiale anteriormente alla data del 1741 (riforma del catasto onciario di Carlo III di Borbone del regno di Napoli). Precedentemente erano state applicate disposizioni aragonesi (1467, Ferdinando d’Aragona) che ordinavano alle comunità locali (“Università”) di predisporre registri dove venivano annotati beni mobili e immobili ai singoli “fuochi” (famiglie) ai fini della tassazione.
Peraltro, essendo il viceregno uno Stato confessionale, venivano esclusi i beni ecclesiastici e i luoghi pii (Confraternite, ecc.) dai carichi fiscali. Dunque, considerata la irregolarità dei confini tra i vari feudi e l’annotazione delle piccole proprietà (la qualcosa poteva escludere dai catasti alcuni fuochi) ed ampliare i confini di qualche centro, il documento - in realtà il registro era ridotto a fogli sparsi – pur essendo interessante è impreciso.
Riporto appresso alcuni toponimi rilevati e i nomi dei possidenti; poi passerò al catasto onciario del 1741 (in realtà a Cocullo fu redatto nel 1746: in appendice sarà riprodotto interamente).
1-tassuni- colle castellano- valle de cerasa- pugelli (puglielli?) overo cerrito de ariola
2- folcaro- olmito overo St Nicola- fossa caraflesca overo calcara- tione- fulitto- ponte overo recapaturo- ‘ncese overo colle capanda
3- radecina- plenaro- piro iavoni- marzicano
4- sub ferragine- -
5- croce de santo mando- campanardi- plenaro overo lunghezze-
6- ucicchie- noce iatorj- forcellone- cosiato?
9- fonte ranaza?- muro madeo- Riga de ceca- S.t° Amico- tione o rione iuxta Ant° biasitto- frascaro- Dreale ?- S.t° Angelo- colle uernardo (betacismo)- colle yamanduni
10- cerqueto plano- macchia pulciria- colle pucino
11- folitto overo peschio ianonj- ponte iux.a s.ta maria in campo- recapaturo presso s.ta maria- S.to egidio- grocta
13- nuari o vunari- S.t° petro presso “le cose de S.ta Maria”- chiusa- fossa della vollana
14- alani- Cannavina in fonticelle- valle canina presso S. Maria-
16- fornello-
17- fossa della intenza
18- cerri de merzo- nuari (valle tarulle?)- foza (fossa?) salanni?
20- rognano- voltula iuxta colle sicco
21- valle ranallo (anversa?)- fossa de tasso
22- valle de S.° Mercurio- limato- Santa croce iux.ta Sta maria- padul in buscio iuxta Santa maria o
23- puczo s.to mercurio- noce pucina iuxta S.ta maria- fonte cauata
24- S.to janni iuxta S.to egidio- buscio- colle uennoli iuxta S.to andrea et angelo- praupore in troiano
25- S.ta M.a della noue (neve?), noce?- S.to pietro iux s. egidio- pentima- buscio iux S. M.a et petro- righa de s.ta croce iux.a S.andrea- inpennerica
26- in rupi iux.a S.to Angelo
27- cornitto- plano de calcara
28- noce pucina iux.ta lo spitale et S.a maria- fonte de cornito (o corneto?) iuxta Santo Andrea
29- fossa Mattei
30- plana- colle pennerica
31- righa de pantano- righa de S.ta croce
35- pretola iux.ta s. vettorina?
36- pretola iux.ta S.ta maria- preta de calcara- radicata- grotta
(fino a 178 toponimi).
NOMI DEI POSSIDENTI COCULLESI CHE FIGURANO NEL CATASTO PREONCIARIO DEL XVII-XVIII SECOLO
de Ioanni d’amicuccio Nepote, Ioanni de Berardino de Marino bello, Francisco de marino, Detto Ianni, Antonio de Angelo, Andrea de ioanni de sabato del mosciante, Ioanni de Honofrio de mariano, Marino de Sanzo de Amicuccio, Amico de francesco de cola pecto, Marino de angelo de cola pecto, ...... mosciante, Santo de gregorio del mosciante, Beneo de gregorio del mosciante, Lorenzo de pecto de sabato del mosciante, Berardino de cola de gentile, erede de pecto de rosato de braga, Santo de Berardino de Carlo, Franco de Troia, Antonio de costantino, Marino de costantino, Vincenzo de sabatino de domenico de stefano, Santuccio, Gasbarro fratro, Carlo fratro, Iacovo d’Antonio de Paulo Cucco, Domenico de Buccio de mascio, Diana di canio (o conio) de Gio.Pietro, Rocco de croce, Vincenzo d’Angelo de masso, Marco de pascuale de cardinale, Andrea di cola de Beneditto, Franco di Ranallo, Vincenzo di Ioanni de mastro cola, Francesco de Scipione de Ianni, Marino de nofrio de Berardino de fratturello, Leone de sanctis, Durante d’Antonio di Iustino, Tomascio d’Antonio de Iusta, Sabatino d’Angelo de Pantano, Pietro de Gio. dello villacchiano, Domenico di Bartolomeo de marciello, Bartolomeo de Rosano de pantano, Fabritio de Marino di cicco, Vincenzo de Filippo de pantano, Pasquale de Restaino, Horatio de polito, Ascanio de marco, Ceo de Bernardo, Carluccio fratello, Marino de cola d’Antonella, Lauro de filippo de pantano, Ioseppe de cola de Sabetta, Tulio Riccio, Gio. de polito riccio, Pompeo de cesaro riccio, Natale de Berardino riccio, Pompeo de rosato de vetote, Vincenzo buccianello, Luciano de vetote, Stefano de Luciano de betote, Sabatino de betote, Stefano de vetote, Liberatore di Bollonica, Alessandro rotolo, Vincenzo de pietro de cesano, Tiberio di nallo del muscio, M° Petro de verticchio, Marino farinella, Marco farinella, Ottavio farinella, Cesare de Ciccone, Pronio farinella, Gentile e Vincenzo farinella, Andrea de nallo de vetote, Pietro d’Antonio Pastuto, Antonio Borricelo, Berardo de luca de colasani, Antonio de costantino, Marino de cos’altro, Gio.Marino de Iacopo de mattia, Andrea de mattia, Massa de cola de marcello, Francesco periglio, Berardino de marcello de marcellone, Angelo de cicco de rosa, Berardino de Berardo de Buccio, Cencio Sarminio, Libratore Marchione, Francisco di chiocchio, Ercole de Bellis, Gio.Antonio de mascio, Gio. de Lelletta, Tulio de Lelletta, Antonio de Ciastaro, Marco di Carbone, Gio. de Persico de Bocella, Gio. de nofrio, Domenico de marino de sanso, Gentile de Palomba, Gio. de Grillo, Sabatino de nocella, marinillo de marinillo, Bernardino de Lancia, Censo del Boccio, Gio. del Boccio, Antonio del Boccio, Domenico de mancino de Carbone, Sancto de Palomba, Iulio de Carbone, Marino de Tirabasso, Oratio de Palomba, Gio.Bernardino de Carbone, Domenico de Carbone, Gio. de cola de Sarracco, Antonio de Sarracco, Pompeo de Ianni, Scipione de Ianni, Amico de Ianni, Dea de Cesare de Ianni, Gio. di Clemento, Matteo de blasio, Lorito de blasio, Mutio de blasio, Leone di marinillo, Ferrante d’Angelo de ferrante, Francesco de Marino de Tiravasso, Sabatino de Carrito, Marino de Simonella, Rosato de Simonella, Gio. de Panecallo, Ottaviano de siliestro, Paolo de magliocco, Matteo de siliestro, Lorito de siliestro, M° Antonio Panicaldo, Berardino Panicaldo, Iulio de Inorio, Gio.Antonio Panicaldo, Bernardino Caiapzo, Filippo de marchiono, Cola de marchiono, Pietro de marchiono, Iacovo Coluccia, Matteo de gentile, Gio. de Travaglino, Antonio de crudele, Restaino de gentile, Luca de Rugieri, Pasquale de Rugieri, Francesco de cazzetto, Antonio d’ottaviano de carretto, Carlo de Carlo, Marino de Carlo, Antonio de Carlo, Gio. Coluccia, Crescentio Cuculuccia, Antonio de Colalella, Sorgente de Carretto, Gio. de Lorito Ritella, Domenico de Lisciotti, Silvestro de sanso, mascio de masciolo, Domenico de masciolo, Antonio de masciolo, Angelo de masciolo, Sancio Sancia, Antonio del Boccio, Mutio de Raiano, Mascio d’Alessandro, Francesco de Riscio, Gio. de Riscio, Cesare de Riscio, Pietro de Riscio, Cola de nardo, Domenico de riccio, Matteo d’Aringo, Gio.Angelo Renzo, Domenico de Blascitto, Aluisio de Blascitto, Felice de Blascitto, Blasio de Blascitto, Ademitio de Renzo, Cesare d’Antonio Simone, Pietro Iacopo Renzo, Tarquinio de Terlancie, Gioseppe de Terlancie, Martino de Chiocchio, Pietro de Chiocchio, Attilio de Chiocchio, Pietro de Matteo de lisciotto, Iacovo de Raiano, Marino de Gio. de Liuccio, Filippo de Masciolo, Antonio de Ciarletta, Desiderio de Colanardo, Inocente de Colardo, Pietro de Pezza, Antonio de Tamurro, Aquilante riccio, Pietro de Trelancie, Fabio de Trelancie, Blasio de Federico, Antonio de Federico, Lenza di Amicone, Liberatore d’Arcieri, Antonio d’Arcieri, Paulo de favacchio, Donato de favacchio, Camillo d’Antonio favacchio, Marino de Coccia, Antonio de Carrabia, Ovidio de Carrabia, Persico de Tiravasso, Bernardino de Tiravasso, Cesare del Boccio, Amico del Ciccio buttaro, Francesco de Grillo, Martino de Contilio, Berardo de Piccarini, Antonio de Piccarini, Gio. de censo, Gio. de Iannelli, Felice de Iannelli, Mancino de Iannelli, Blasio de Blasio, Paulo de grillo, Pietro de grillo, Iacovo de Bracale, Antonio de Angelo d° Valentino, Francesco de Lorito, Notar Dionisio Vargario.
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I nominativi dei proprietari sono riportati nell’ordine in cui sono elencati nel documento. Il quale molto verosimilmente spazia almeno dal XV secolo (fino al XVIII) in quanto alcuni nomi ricorrono in atti anagrafici anteriori al XVII secolo ed altri (specialmente nelle prime pagine) furono sbarrati con una croce insieme alle proprietà degli stessi, forse contemplati - gli uni e le altre - in precedenti catasti.
Qualche attento Cocullese avrà rilevato che nell’elencazione vi sono parecchi appellativi che non trovano riscontro in assonanze con i cognomi paesani: il medioevale passaggio, che vide la trasformazione dei soprannomi in cognomi, su queste montagne ebbe fasi un po’ ritardate, ed anche questo catasto ne è una dimostrazione; si aggiunga che alcune “voci” (es. Siliestri, la cui evoluzione a Cocullo è stata Silvestri) oggi risuonano inalterate in paesi limitrofi e della campagna romana.
Note
[1] La data potrebbe sembrare ingannevole per quanto riguarda la validità del catasto, che quindi è onciario; comunque quella data – 1716 – resta importante per i riferimenti: data di nascita del riformatore Carlo III, emanazione delle norme precedenti della Camera della Sommaria, acquisto dei diritti delle singole proprietà, ecc.).


