LA PRIMA COMUNIONE

Nei primissimi anni 80 del Novecento, per iniziativa di alcune sex workers, tra queste spiccano le figure storiche di Carla Corso e Pia Coure, nacque il CDCP (comitato per i diritti civili delle prostitute), ancora oggi attivo. La casa Tellier, che dà il titolo all’omonimo racconto di Guy de Maupassant, era piccola, dipinta di giallo, facciata familiare, la trovavi sull’angolo di una strada, dietro la chiesa di Santo Stefano; di là si vedono i bastimenti allo scarico e, sullo sfondo, la costa della Vergine con la vecchia cappella grigia. La vedova Tellier, nata Rivet, proveniente da una buona famiglia di contadini dell’Eure, dipartimento della Normandia, gestiva quella casa come una perfetta manager. Era libera da quel pregiudizio che nelle grandi città vedeva il disonore connesso alla prostituzione: nella campagna normanna, la tenutaria di un bordello era considerata, né più né meno, come la direttrice di un collegio di educande. 
Madame Tellier è una vedova rispettabile che gestisce l’unica casa di tolleranza a Fécamp e le cinque ragazze impiegate nella sua azienda sono da questa considerate di famiglia, quasi figlie, e a loro riserva amore materno, protezione e, se il caso lo richiede, non risparmia acerbi rimproveri. Accade che, in occasione della prima comunione di Constance Rivet, sua figlioccia, Madame sia costretta a chiudere temporaneamente il bordello e portare con sé tutte e cinque le sue dipendenti e raggiungere il vicino villaggio di Virville. Joseph, il fratello di Madame, di professione falegname, avvertito del numeroso gruppo di ospiti da sistemare per una notte, improvvisa giacigli usando la quantità di trucioli a disposizione e vi colloca le ospiti. Rose la Cavalla viene confinata in un bugigattolo buio accanto a un piccolo soppalco. La campagna addormentata, muta mette a disagio le donne abituate alle serate chiassose della casa pubblica e la stessa Rose era inquieta. Mentre si rigirava nel suo giaciglio senza riuscire a prendere sonno, sente provenire dal soppalco deboli singhiozzi come di bambino che piange. Chiamò piano e subito le rispose una vocina: era la ragazzina che, non abituata a dormire da sola, era spaventata. Rose felice la soccorre, la porta nel suo giaciglio, la stringe forte al petto, la avvolge della sua non misurata tenerezza, poi, entrambe rassicurate, si addormentano. Il respiro regolare di Rose che fa ondeggiare il generoso seno, l’ancestrale battito fanno riposare fino all'alba la fronte della comunicanda sul petto della prostituta. 
Questo piccolo episodio notturno realizza in poche pennellate quell’armonia delle Madonne con bambino che godiamo nelle pitture rinascimentali. Ad accompagnare la visione, i madrigali di Luca Marenzio, di quei molti attinti al Canzoniere di Petrarca.