SNAM E GIUSTIZIA: OVVERO QUANDO LO STATO DI DIRITTO E’ PURA FINZIONE

Anche il Sindaco Tirabassi fa delle cose buone. Raramente però, senza esagerare. Eccone una: la giunta municipale di Sulmona ha presentato ricorso al Tar del Lazio sulla questione Snam dopo che il Tar Abruzzo si era detto incompetente al riguardo. E’ l’unico atto prodotto finora da parte di questa amministrazione che per il resto sulla Snam ha tenuto la bocca rigorosamente cucita. 
Nulla sullo scempio archeologico attuato per consentire la costruzione della centrale. Nulla sulla devastazione ambientale, con il taglio di oltre 300 alberi di ulivo e la eliminazione di un importante corridoio faunistico dell’0rso bruno marsicano. Nessun controllo sui lavori a Cas Pente, neppure dopo che lo stesso Comune, rispondendo ad un nostro accesso agli atti, ha ammesso di non conoscere il progetto esecutivo della centrale. L’unico momento in cui a Palazzo San Francesco si sono alzate le antenne è stato quando hanno sentito la parola “ristori”, che ad oggi restano un oggetto misterioso.
Ma torniamo sulla questione. Il Tar Abruzzo il 13 maggio scorso aveva dichiarato di non avere competenza a pronunciarsi nel merito del ricorso presentato dal Comune di Sulmona contro la Regione Abruzzo in quanto la competenza era del Tar Lazio. Pertanto, è a quest’ultimo che doveva essere ripresentato un nuovo ricorso. Tutto chiaro? Niente affatto. 
E’ mai possibile che in un Paese che si vanta di essere la culla del diritto devono passare due anni e mezzo solo per dire che non si è competenti? E se il Tar Abruzzo fosse entrato nel merito quanto tempo ci sarebbe ancora voluto? Comunque vada la Snam il suo scopo lo ha raggiunto: quando il Tar del Lazio si sarà pronunciato la centrale Snam sarà in esercizio da tempo; quindi, il nuovo ricorso non sarà servito proprio a nulla.
Veniamo ora al problema del merito. E’ proprio vero che la competenza non era del Tar Abruzzo? Su questo è lecito nutrire forti dubbi, perché il Comune aveva impugnato un atto non del governo nazionale ma della Regione che era stata designata dal Ministero dell’Ambiente quale organo competente a validare le prescrizioni “ante operam” stabilite dal Decreto V.I.A.
Infatti, prima di aprire il cantiere della centrale, la Snam avrebbe dovuto adempiere a ben 22 prescrizioni “ante operam”, cosa che però non è avvenuta. Il 1° marzo 2023 la Snam aveva messo in piedi in tutta fretta il cantiere a Case Pente perché stava per scadere l’autorizzazione a costruire, scaduta in effetti dopo pochi giorni, il 7 marzo. L’apertura del cantiere, dunque, è stato solo un escamotage – diciamo pure una finta – per evirare di restare senza autorizzazione.
Solo 4 mesi dopo, il 13 luglio 2023, il Comitato V.I.A: della Regione Abruzzo ha validato 4 delle 22 prescrizioni. Di qui il ricorso al Tar Abruzzo affinché annullasse il provvedimento regionale giunto fuori tempo massimo. Va ricordato, inoltre, che proprio sui lavori della centrale Snam sono stati presentati sette esposti alla Procura della Repubblica di Sulmona, sul cui esito non si è saputo mai nulla.
Come possono i cittadini avere fiducia in un sistema che finisce per premiare il più forte? Anzi, diciamola tutta, il più prepotente e il più arrogante, che può impunemente violare le leggi del nostro Stato di diritto senza che nessuna autorità riesca a fermarlo? I cittadini, direttamente o tramite i propri rappresentanti istituzionali, hanno creduto nella giustizia e hanno chiesto giustizia. Hanno ottenuto, invece, non solo il danno ma anche la beffa.
Mario Pizzola (Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile)