MARSILIO,  TRA ALBERI “SPALLATI” ED ESTERNAZIONI SBALLATE

Alla fine la verità è venuta fuori: i responsabili degli incendi sono gli ambientalisti.  La rivelazione viene da una fonte autorevole, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio. In una intervista rilasciata agli organi di informazione, ad una domanda sulla prevenzione ha risposto così: “Sarebbe curioso capire se con i bulldozer si buttasse giù qualche migliaia di alberi per creare strade e sentieri, non troveremmo qualche angelo custode degli alberi che si mette con i cartelli del no e si incatena al primo alberello che deve essere spallato”. Proprio così: “spallato”.
È il solito sistema utilizzato da chi non ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Basta buttare la colpa su qualcun altro e il gioco è fatto. Almeno così crede l’uomo dei tre mari. E qual è il colpevole perfetto se non l’ambientalismo? Anzi l’”ideologia ambientalista”. Quella nefasta ideologia che ha partorito il Green Deal, rovina dell’economia europea; che ha imposto l’auto elettrica causa prima della crisi dell’ automotive; che pretende di eliminare i combustibili fossili facendo tornare l’umanità all’età della pietra; che parla di cambiamento climatico quando nel mondo si sono sempre alternati periodi di caldo e di freddo.  
Si tratta dello stesso Marsilio che, quando ha dovuto dire sì o no alla Linea Adriatica della Snam, ha incaricato un funzionario per sostenere che il grande gasdotto, destinato a sventrare le aree più incontaminate dell’Appennino, per la Regione Abruzzo non avrebbe creato nessun problema. Parliamo di un’opera che - a proposito di abbattimenti – comporterà il taglio di due milioni di alberi, sia per l’interramento del metanodotto che per l’apertura di nuove piste di montagna per consentire l’accesso dei mega mezzi della Snam. Al riguardo Marsilio si legga l’apposito documento redatto dal Gruppo Unitario Foreste Italiane.
E’ sempre lo stesso Marsilio, presidente di una Regione che ha autorizzato la Snam ad abbattere centinaia di alberi di ulivo a Case Pente di Sulmona, dove è in costruzione la centrale di compressione, in violazione della legge regionale che invece prevede l’espianto e la ricollocazione degli ulivi. E che, sempre per la centrale, ha consentito l’eliminazione di un importante corridoio faunistico dell’Orso bruno marsicano, specie ad alto rischio di estinzione e simbolo dell’Abruzzo.
Invece di lanciare accuse strampalate il presidente della Regione si chieda come mai l’incendio del Morrone, scoppiato il 9 agosto, dopo 11 giorni continua ancora a divampare e ad incenerire la montagna. E come mai l’allarme dell’associazione Celestiniana sul rischio di incendi proprio sul Morrone, che risale al 20 giugno scorso, sia rimasto del tutto inascoltato. 
L’ Abruzzo ha il 44 per cento di superficie forestale ed è, tra le regioni italiane, al primo posto come aree protette, con tre Parchi nazionali, uno regionale e diverse oasi. Con queste sue caratteristiche l’attenzione del governo regionale dovrebbe essere massima. Invece le aree interne continuano a spopolarsi perché manca una politica di sostegno alle economie del territorio e perché i servizi essenziali per i cittadini vengono continuamente ridimensionati o soppressi. A farne le spese è proprio la montagna con le sue attività tradizionali, un tempo il vero presidio contro gli incendi. 
Marsilio dice che le risorse sono limitate e che vanno prioritariamente alle cose più importanti e più urgenti. Forse si riferisce alle sagre e i ritiri calcistici nelle località più rinomate che, evidentemente, quanto a ritorni elettorali, fruttano di più. 
Pensi piuttosto a come rendere più efficiente la Protezione Civile regionale, che ha bisogno non solo di più personale ma anche delle necessarie professionalità e di mezzi adeguati e più moderni. Al centro va posta la funzionalità e la rapidità degli interventi, con una sala operativa e capacità gestionali all’altezza del compito. Ma va ripensata anche l’organizzazione sul territorio, che richiede non solo specifica formazione e addestramento costante dei volontari ma anche le necessarie infrastrutture di supporto. Sostenga, perciò, presso il Ministero della Difesa la proposta, avanzata dai Comuni della Valle Peligna già da diversi anni, di smilitarizzazione di monte San Cosimo e della sua destinazione ad area attrezzata per la protezione civile. 
Marsilio si lamenta del fatto che tre Canadair su quattro hanno accusato avarie e sono rimasti a terra. E’ l’occasione giusta affinché chieda ai suoi referenti del governo nazionale di spostare risorse dai cacciabombardieri F-35, che costano 100 milioni di euro l’uno, per acquistare più Canadair che invece costano quattro volte di meno e dei quali l’Italia ha la ridicola dotazione di appena 19 esemplari. E chieda pure che le industrie belliche, che lavorano a pieno ritmo per costruire droni per la guerra, li costruiscano invece per la protezione del territorio e della vita. Visto che essi sono utilissimi per la prevenzione degli incendi.
In attesa di tempi e di governanti migliori, quando scoppia un incendio non resta che guardare in cielo ed esclamare: “non piove, governo ladro!”. 
Mario Pizzola,  (Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile)