Il tempo del ritorno o della ripetizione del tempo?

Non diversamente da tanti altri Villalago è paese di emigranti che, in quanto tali, rimangono proni per l’intera esistenza alla nostalgia che li porta, presto o tardi, al fenomeno del ritorno,  perlopiù limitato a qualche settimana estiva e, talora,  a quello definitivo.
Il ritorno coincide frequentemente con le festività religiose e, quindi con la possibilità di riassaporare antiche tradizioni e di conservare  relazioni affettive ed amicali. 
Ma è solo questo movimento dell’animo a spingere la vela di ogni ritornare?
Ogni ritorno è un viaggio a ritroso nel tempo, generalmente quello della propria gioventù, un inconsapevole riancoraggio ad un tempo che proprio le ritualità religiose, sempre uguali, cristallizzano in uno scenario che non contempla il suo divenire, il suo passare. 
All’accelerazione prodotta dallo scorrere reale del proprio tempo, inesorabilmente in avanti,  il ritorno oppone l’illusione dell’arresto del tempo stesso, anche se solo per poche settimane,  con la ripetizione: la stessa cadenza di sempre di ogni evento come il rassicurante revival delle canzoni di epoche passate o lo struggente gusto di un cibo della tradizione. 
Ma  lungi dall’essere un fenomeno solo vacanziero, il ritorno è spesso una costante del nostro tempo che ogni giorno ri-torna ad analoghe ritualità (la corsa del primo mattino, l’aperitivo con gli amici, la cadenza stessa dei pasti…) proprio per trovare rassicurazione, con la  loro ripetizione,  anche nel/ del tempo futuro, contestualmente alla sospensione in/di quello presente.
Da questa prospettiva, tutto ciò che è novità suona, non solo per chi ritorna, come la manifestazione dello scorrere inesorabile del tempo, che quasi nessuno vuole riconoscere e tanto meno accogliere. 
Di conseguenza  ogni nuova iniziativa è vista con distacco e preoccupazione da coloro (la maggioranza) che consumano l’esistenza tutti protesi alla negazione della verità del tempo.
Ed il riverbero, a cascata, non può che sfociare nella negazione di quelle più relative (efficacia di vaccini, efficienza degli operatori delle Istituzioni ….). In due parole, nel negazionismo e nel nichilismo. 
Nemmeno la nostalgia del ritorno,  come ogni altra manifestazione, sfugge alla dimensione temporale. Ri-conoscerlo vuol dire scegliere se  vivere ogni ritorno come un illusorio blocco nel passato (che segue ad ogni quotidiana accelerazione) o come un’esperienza coerente, sin-crona con lo scorrere in avanti del tempo, che solo così dona vita autenticamente vissuta all’esistenza.