PER IL SINDACO TIRABASSI GLI ALBERI NON ESISTONO

Il Comune di Sulmona ha risposto al nostro accesso agli atti sull’abbattimento dei due alberi in piazza Capograssi. Alla risposta è stata allegata la relazione del tecnico incaricato dall’amministrazione, il quale afferma che “l’indagine è stata condotta mediante osservazione visiva da terra” e che “la valutazione dell’apparato radicale non è stata eseguita in modo diretto”. Il tecnico precisa che “tale metodologia non consente una verifica puntuale delle porzioni più elevate“ degli alberi e che pertanto le valutazioni che ne conseguono “non sempre risultano pienamente rappresentative delle effettive condizioni della componente ipogea”.
La domanda che a questo punto si impone è: possibile che in un’epoca in cui esistono strumentazioni che consentono di accertare con sufficiente precisione le condizioni strutturali e fitosanitarie delle piante, si debba deciderne l’abbattimento soltanto attraverso una valutazione visiva?
È evidente che quando vi sono validi motivi, o di comprovata pericolosità oppure di irrimediabile malattia, nessuno può ragionevolmente opporsi al taglio di un albero. A condizione, però, che quello eliminato venga sostituito con un nuovo albero. Naturalmente ci sono Comuni che non rispettano affatto questo principio. Sulmona è uno di questi. 
Abbiamo chiesto, infatti, se è prevista la sostituzione dei due alberi tagliati e se c’è un progetto per la riqualificazione dei giardini di piazza Capograssi. Ad ambedue le domande la risposta è stata: “no”. Nel primo caso non sarebbe stata prevista la sostituzione a causa dell’ “urgenza” di provvedere all’abbattimento, mentre nel secondo caso non viene data nessuna motivazione. Semplicemente, dice l’amministrazione, “non risultano agli atti progetti di riqualificazione di piazza Capograssi”. Questo significa che piazza Capograssi resterà a tempo indefinito quella landa desolata e assolata che è oggi sotto i nostri occhi e sotto gli occhi dei visitatori della città. Una steppa più che un giardino. Un esempio eloquente di degrado urbano.  Davvero un bel biglietto da visita per uno dei luoghi identitari di Sulmona. 
Ma dobbiamo veramente credere alla favola dell’urgenza per la mancata sostituzione dei due alberi? E allora i 18 tigli tagliati due anni fa in piazza Garibaldi e mai sostituiti? E gli altri alberi tagliati lungo viale Roosevelt e in piazza Venezuela? La verità è che a Sulmona si continua sempre e solo a mettere in azione le motoseghe e non si provvede mai alla piantumazione di nuovi alberi. Questo non succede per caso ma perché per l’amministrazione Tirabassi la gestione del verde è considerato l’ultimo dei problemi. 
Si tratta, è vero, di carenze che vengono da lontano, ma non è più accettabile che una città che è al centro del sistema dei Parchi e che ospita la sede del Parco nazionale della Maiella sia ancora all’anno zero nella cura del verde urbano: niente manutenzione, capitozzature spacciate per potature, nessun censimento del patrimonio arboreo cittadino, niente regolamento comunale, zero fondi dedicati, nessun ufficio a cui rivolgersi e nessun impiegato qualificato che sia in grado di occuparsi del problema.
Da considerare che ciò accade mentre una delle questioni più attuali e più dibattute è come rendere le città più resilienti al cambiamento climatico e capaci, quindi, di far fronte a temperature sempre più elevate. La risposta, non degli ambientalisti ma degli scienziati, è univoca: piantare più alberi. Perché gli alberi con la loro ombra e il raffrescamento che producono sono veri e propri “condizionatori” naturali, in grado di abbassare le temperature anche di 8 gradi. Più alberi vuol dire meno consumi energetici e migliore qualità della vita.
Questo evidentemente Luca Tirabassi non lo sa. Ma, come recitava il suo slogan elettorale, dobbiamo dargli fiducia. Qualcosa nel corso della sua sindacatura succederà. Forse.   
  Mario Pizzola, (Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile)