Alla fine, tutti i nodi vengono al pettine

Quali verità dietro il dissesto finanziario di Scanno?

Ci sono frasi che sembrano appartenere alla saggezza di una volta, quelle che le nonne ripetevano con semplicità quando noi pensavamo che certe verità potessero restare nascoste per sempre. Crescendo, però, si scopre che hanno un fondo di verità. Tra queste c'è sicuramente: alla fine, tutti i nodi vengono al pettine.
Si ripete spesso che le bugie durano poco. In realtà hanno soprattutto un peso. All'inizio sembrano piccole, quasi innocue, create per convenienza o per nascondere un problema. Con il tempo, però, si accumulano una sull'altra, come la polvere nascosta sotto un tappeto. Prima o poi basta un dettaglio, una parola o un semplice controllo perché tutto riemerga.
La falsità segue lo stesso percorso. All'inizio è appena visibile, come una piccola crepa su un vetro, ma con il passare del tempo si allarga fino a diventare impossibile da ignorare.
Quando finalmente i nodi vengono al pettine, emerge ciò che è stato nascosto e diventa più facile distinguere i fatti dalle ricostruzioni costruite per convenienza. La verità può arrivare lentamente oppure esplodere all'improvviso, ma quando emerge permette finalmente di fare chiarezza.
Molti pensano che i problemi o le bugie vengano sempre a galla con il passare del tempo. Leonardo Sciascia, nel romanzo Il contesto, offre però una riflessione diversa. Ricorda infatti che, senza un "pettine", cioè senza istituzioni corrette, una giustizia efficace o cittadini attenti, i nodi possono restare aggrovigliati per sempre. La verità, quindi, non emerge da sola: servono strumenti e volontà per cercarla.
È proprio quanto è accaduto durante il Consiglio comunale del 21 luglio scorso.
Ascoltando la registrazione della seduta, colpisce in particolare la risposta del vicesindaco Giuseppe Marone alla domanda del consigliere di minoranza Fernando Ciancarelli sugli 825 mila euro. Si tratta di una dichiarazione importante, perché riguarda direttamente le vicende che hanno portato al dissesto finanziario del Comune di Scanno e le responsabilità amministrative dell'Amministrazione Mastrogiovanni-Marone.
Alla domanda di Ciancarelli, Marone ha risposto:
…. parto un po’ dal consigliere Ciancarelli che ha richiamato la questione degli 825.000 euro, una questione legata a moltissimi anni fa, vecchio milione di euro attribuito a Scanno nel 2004, se non ricordo male, o 2005, di cui una parte di questo milione di euro fu preso nelle disponibilità dalla Provincia per fare le manutenzioni all’arroccamento. Poi questi 825.000 euro sono stati, diciamo, investiti successivamente sempre sull’arroccamento e per tutta una serie di questioni legate alle rendicontazioni non venivano attribuiti dalla Regione al Comune perché non aveva rendicontate in maniera corretto il contributo. Poi c’è stata una sentenza da parte del Tribunale che ha dato ragione al Comune e che ha restituite queste somme anticipate dal comune in bilancio e quindi rientrava il comune in disponibilità di queste somme per, diciamo, per quanto riguarda la liquidità. Queste somme sono rientrate nell’anno 2019, quindi diciamo sono rientrate poi nella gestione della OSL e non rientrano ovviamente in questo tipo di variazione”.
La scelta nefasta della dichiarazione del dissesto finanziario non avrebbe avuto da parte della Sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti per l’Abruzzo dell’Aquila un’adeguata analisi critica ed un controllo accurato dei dati contabili forniti dall’Amministrazione Comunale.
Una puntuale e doverosa verifica degli atti contabili e l’analisi rispettosa delle segnalazioni rese dai Consiglieri di Minoranza (inspiegabilmente disattese!) avrebbero consentito alla Sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti per l’Abruzzo dell’Aquila di accertare, - con la deliberazione n. 79/2020/PRSP assunta nella camera di consiglio del 7 maggio 2020, per l’esame dei rendiconti 2015, 2016, 2017 e 2018, - che la “situazione di grave criticità finanziaria, che affonda le sue origini nella mancata adozione di misure correttive adeguate, a fronte degli accertamenti precedentemente svolti da questa Sezione” (punto 6) era invece da imputare proprio alla “confusione contabile” creata nell’anno 2019 dall’Amministrazione Mastrogiovanni-Marone e non all’Amministrazione con Sindaco Pietro Spacone.
Ed invece, al punto 8 della deliberazione, si legge testualmente quanto segue:
“Con nota istruttoria del 4 maggio 2020 il Magistrato istruttore ha richiesto: 
- un aggiornamento sullo stato del contenzioso inerente alla Deliberazione di Consiglio comunale n. 34 del 6 dicembre 2019; 
- chiarimenti in ordine alla contabilizzazione della somma di € 825.974,50 versata da Regione Abruzzo al Comune a seguito della conclusione di un contenzioso; 
- chiarimenti in ordine alle irregolarità nei processi di spesa e nella loro contabilizzazione, di cui viene dato conto nelle deliberazioni di consiglio comunale n. 27 del 30 agosto 2019 e n. 34 del 6 dicembre 2019
”. 
Il Sindaco Giovanni Mastrogiovanni e il Responsabile dei servizi finanziari Assessore Giuseppe Marone hanno dato riscontro alle predette richieste con nota del 6 maggio 2020 (prot. SC_ABR - 0002880 - Ingresso - 06/05/2020), corredata da documentazione di supporto.
E così, al punto 2.1 della deliberazione, i Giudici della sezione di Controllo della Corte dei Conti, “condividendo le valutazioni al riguardo formulate dall’Organo di revisione nel verbale n. 6 del 29 novembre 2019”, hanno confermato “l’improprio utilizzo, effettuato con la delibera di Consiglio comunale sopra ricordata n. 21/2018 dell’importo di € 825.974,50, relativi all’esito favorevole di un contenzioso con Regione Abruzzo, per ripianare quota parte del disavanzo al 31 dicembre 2017. Trattandosi di trasferimenti finalizzati alla realizzazione di un’opera pubblica, la qualificazione di tale somma come entrata a destinazione libera … appare irrimediabilmente collidere con la conservazione in bilancio di residui attivi nel capitolo 558 per € 676.383,42, relativi al finanziamento della predetta opera …”.
L'interpretazione adottata dalla Corte dei Conti sulla destinazione del contributo regionale deriva soprattutto dalla relazione predisposta dal professor Andrea Ziruolo e trasmessa al Comune di Scanno il 26 novembre 2019. Nella stessa relazione, il professionista precisava però che le sue valutazioni si basavano esclusivamente sui dati ricevuti dall'ente, specificando:
“I dati analizzati sono quelli forniti dal Comune, così come contabilizzati dagli uffici a cui si declina ogni responsabilità circa l’attendibilità degli importi e della corretta riclassificazione delle poste”.
Si tratta di una precisazione rilevante, perché chiarisce che il professore non aveva verificato autonomamente la correttezza delle registrazioni contabili, ma aveva elaborato le proprie conclusioni sulla base della documentazione ricevuta dagli uffici comunali.
L'incarico affidato al professor Ziruolo, dietro un compenso di seimila euro, aveva lo scopo di fotografare la situazione finanziaria del Comune e di individuare l'eventuale procedura più adatta per affrontare la crisi dell'ente. L'incarico fu conferito da Giuseppe Marone, che all'epoca ricopriva contemporaneamente gli incarichi di vicesindaco, assessore al Bilancio e responsabile ad interim dell'Area finanziaria.
Anche il Revisore dei Conti era chiamato a svolgere un ruolo fondamentale. Avrebbe dovuto verificare il Bilancio di previsione 2019, controllare la correttezza delle operazioni contabili e, se necessario, indicare le eventuali correzioni da apportare. Dalla documentazione emerge invece che il Revisore prese semplicemente "atto della nota dell'Assessore al bilancio (Responsabile ad interim dell'Area Finanziaria) Giuseppe Marone del 24/11/2019".
Le dichiarazioni rese da Marone nel Consiglio comunale del 21 luglio sembrano oggi aprire uno scenario diverso. Se, come affermato dal vicesindaco, gli 825 mila euro erano tornati nella disponibilità del Comune come liquidità nel 2019, la relazione del professor Ziruolo risulterebbe fondata su una ricostruzione contabile non corrispondente alla reale natura di quelle somme.
A questo punto emerge un interrogativo centrale: chi ha fornito al professor Ziruolo gli elementi che hanno portato a quella ricostruzione, successivamente smentita anche dalle dichiarazioni dei responsabili dell'Area tecnica del Comune di Scanno?
Va ricordato che questi dubbi non sono emersi soltanto oggi. Già durante il Consiglio comunale del 6 dicembre 2019 il gruppo consiliare di minoranza "Scanno Insieme", nell'intervento allegato alla deliberazione sul dissesto finanziario, aveva contestato le conclusioni contenute nella relazione del professor Ziruolo.
Per queste ragioni, le dichiarazioni rese dal vicesindaco nel Consiglio comunale del 21 luglio appaiono tardive, anche se rilevanti per pervenire alla verità sulla dichiarazione del dissesto finanziario. Le criticità sulla contabilizzazione degli 825 mila euro erano state infatti sollevate fin dall'inizio dalla minoranza, che aveva contestato sia la relazione del professor Ziruolo sia le valutazioni espresse dal Revisore dei Conti, sostenute dall'Amministrazione nel procedimento davanti alla Corte dei Conti.
Il punto centrale resta uno. Una parte significativa della deliberazione della Corte dei Conti del 7 maggio 2020 si basa proprio sul mancato riconoscimento degli 825 mila euro come disponibilità liquide del Comune. Secondo la ricostruzione contenuta nella relazione Ziruolo e nel verbale del Revisore dei Conti, quelle somme erano considerate vincolate alla realizzazione di un'opera pubblica e non liberamente utilizzabili, come si evince anche dal prospetto della situazione di cassa rilasciato in questi giorni dal Responsabile dell’Area Finanziaria.
Alla luce delle recenti dichiarazioni del vicesindaco, diventa quindi inevitabile porsi una domanda: se quelle risorse erano effettivamente nella disponibilità del Comune, per quale motivo vennero effettuate registrazioni contabili che portarono a una rappresentazione diversa della situazione finanziaria e contribuirono alla dichiarazione di dissesto?
Dal 26 gennaio scorso era stata presentata al Responsabile dell'Area Finanziaria del Comune un'istanza di accesso agli atti relativi al dissesto finanziario. L'autorizzazione è arrivata soltanto alla fine di maggio, dopo l'intervento del Difensore Civico regionale, mentre gli ultimi documenti sono stati consegnati solo nei giorni scorsi, a seguito di ulteriori solleciti scritti.
L'analisi della documentazione relativa all'attività dell'Organo Straordinario di Liquidazione, insieme agli atti trasmessi alla Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti con la nota protocollo n. 2330 del 6 maggio 2020, firmata dal sindaco e dal vicesindaco, consente oggi di ricostruire con maggiore precisione il percorso che ha portato alla dichiarazione di dissesto approvata dal Consiglio comunale il 6 dicembre 2019.
Se, come dichiarato recentemente dal vicesindaco, gli 825 mila euro erano già rientrati nella disponibilità del Comune sotto forma di liquidità, diventa inevitabile interrogarsi sull'effettiva rappresentazione della situazione finanziaria dell'Ente e sull'eventuale incidenza di tali dati nelle valutazioni degli organi di controllo.
Le deliberazioni e le sentenze della Corte dei Conti si fondano infatti sulla documentazione e sugli elementi contabili trasmessi dall'Amministrazione. Qualora tali informazioni dovessero risultare inesatte o non aderenti alla reale situazione finanziaria del Comune, sarebbe necessario valutarne le possibili conseguenze sulle decisioni assunte dalla magistratura contabile.
Per questo appare prematuro considerare definitivamente chiusa la vicenda del dissesto solo perché gli organi di controllo si sono già pronunciati. Resta infatti un interrogativo centrale: su quali dati e su quali dichiarazioni sono state fondate quelle decisioni?
È noto che la trasmissione volontaria di dati contabili falsi o alterati alla Corte dei Conti, finalizzata a orientarne le valutazioni o ad eluderne i controlli, costituisce una condotta di particolare gravità, suscettibile di determinare responsabilità sia sul piano amministrativo-contabile, per l'eventuale danno erariale, sia, nei casi previsti dalla legge, sul piano penale.
Alla luce di quanto emerso nel Consiglio comunale del 21 luglio, si pone quindi un'ulteriore domanda: chi informerà il Presidente della Sezione regionale di controllo e il Procuratore regionale della Corte dei Conti che le conclusioni contenute nella relazione del professor Ziruolo e nel verbale del Revisore dei Conti potrebbero non essere coerenti con le più recenti dichiarazioni rese pubblicamente dal vicesindaco?
L'auspicio è che siano gli stessi amministratori, a partire dal sindaco e dal vicesindaco, a chiarire ogni aspetto della vicenda e, qualora necessario, a segnalare agli organi competenti eventuali errori contabili risalenti al 2019. Sarebbe la strada più trasparente per consentire una verifica completa dei fatti e fare piena luce su una vicenda che continua a sollevare interrogativi.
La documentazione acquisita attraverso l'accesso agli atti e l'analisi dei dati raccolti appare infatti sufficiente per predisporre una specifica segnalazione agli organi di controllo contabili e all'autorità giudiziaria, con l'obiettivo di accertare le reali cause del dissesto e le eventuali responsabilità di chi lo ha dichiarato. La questione degli 825 mila euro rappresenta infatti soltanto uno degli aspetti da approfondire. Restano infatti da chiarire anche altri due elementi ritenuti determinanti nelle valutazioni della Corte dei Conti: la consistenza del fondo cassa al 31 dicembre 2019 e l'elenco dei presunti debiti fuori bilancio.