METANODOTTO SNAM: IL SILENZIO COMPLICE DEL COMUNE DI SULMONA 

MERCE DI SCAMBIO PER IPOTETICHE COMPENSAZIONI

Il Sindaco Tirabassi e la sua giunta dovrebbero spiegare ai cittadini perché hanno lasciato scadere il termine per pronunciarsi sul metanodotto Snam senza produrre nessun atto. Semplice dimenticanza? Non sarebbe credibile, anche perché i comitati No Snam della provincia dell’Aquila, con una lettera indirizzata ai Comuni interessati, avevano per tempo ricordato le scadenze.
Come è noto il MASE ha riavviato il procedimento autorizzativo del metanodotto Sulmona – Foligno in seguito ad una serie di modifiche di tracciato prodotte dalla Snam anche in conseguenza dei nuovi studi sismici realizzati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). L’amministrazione comunale aveva 15 giorni di tempo per chiedere integrazioni e 60 giorni per esprimere nel merito la propria posizione.
Ambedue i termini sono trascorsi senza che il Comune – sia maggioranza che opposizione – abbia mostrato la sua esistenza in vita. Perché? La spiegazione più plausibile è che sia stata scelta la linea del silenzio assenso per ingraziarsi la Snam in vista di ipotetiche “compensazioni”. Un do ut des sulla pelle del territorio. Tradotto: mi sto zitto sperando di ottenere qualcosina in più.
Un comportamento, questo, davvero meschino per chi ha avuto dagli elettori il mandato di difendere i diritti sacrosanti della nostra comunità. Un comportamento ancora più grave se si tiene conto, com’ è doveroso, che nel corso degli anni il Consiglio comunale di Sulmona ha approvato, con voti unanimi, ben dieci delibere con cui ha espresso il proprio motivato “no” sia alla centrale che al metanodotto.
Siamo di fronte ad un esito che liquida 18 anni di lotte condotte dai cittadini di Sulmona in difesa non solo della integrità del territorio ma anche della nostra storia e della nostra dignità. 18 anni durante i quali gli organi rappresentativi della volontà popolare – Regione, Provincia e Comune – si sono schierati contro un’opera nello stesso tempo devastante e inutile. 
Del resto, di cosa dovremmo meravigliarci ancora? Sono tempi in cui domina il sonno della ragione e del diritto. Tempi in cui il potere politico a tutti i livelli, abdicando ai suoi doveri istituzionali, mostra tutta la sua ignavia nel prostrarsi ad un potere economico cinico e arrogante che ha un solo obiettivo: l’asservimento permanente del nostro territorio ai propri interessi. 
Un asservimento che, come popolo, ci umilia profondamente lasciandoci solo macerie: manomissione ambientale; distruzione di un’intera area archeologica; danni incalcolabili alla nostra fragilissima economia, in particolare all’agricoltura e al turismo; perdita di valore delle proprietà private; rischi elevati per la pubblica incolumità; zero sviluppo e zero occupazione.
E, come se tutto questo non bastasse, consentiamo a chi ci tratta come una colonia da sfruttare di mettere il sigillo del suo dominio anche su un evento identitario quale è la Giostra cavalleresca. Sono davvero molto sfocati e lontani i tempi in cui il popolo dei Peligni si batteva contro la prepotenza di Roma. Ma anche quelli molto più recenti in cui la nostra comunità manteneva testa e schiena diritte al grido di “Jamm’ mò”.
 Mario Pizzola (Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile)