Valle Peligna Libri
8 Maggio 2026, 00:02
Andrea D’Aurelio al Salone del Libro di Torino: un racconto di verità che parte da Sulmona
Jacopo Lupi
Ci sono libri che raccontano una carriera, altri che mettono in fila i successi di una vita. E poi ce ne sono alcuni, più rari, che nascono da un’esigenza diversa: quella di fermarsi, guardarsi dentro e dire la verità.
È in questa dimensione che si inserisce “Non chiamatemi Mister”, il libro del giornalista Andrea D’Aurelio, che il prossimo 15 maggio 2026 sarà presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino, l’evento più importante dell’anno per il mondo dell’editoria.
L’appuntamento è fissato per il pomeriggio, a partire dalle ore 16:00, nel Padiglione 2 – Stand L27, all’interno dello spazio della Regione Abruzzo, dove D’Aurelio sarà protagonista insieme ad autori provenienti da tutta Italia. Una vetrina prestigiosa, che rappresenta non solo un traguardo personale, ma anche un momento significativo per il territorio, capace di portare una voce nata a Sulmona su un palcoscenico nazionale.
Ma ciò che rende questo libro diverso da molti altri è la sua natura. “Non chiamatemi Mister” non è un’autobiografia celebrativa, né un semplice racconto professionale. È un gesto, quasi una presa di posizione. È il tentativo di smontare il personaggio pubblico per lasciare spazio alla persona.
Per anni Andrea D’Aurelio è stato “Mister”: un volto riconoscibile, una voce familiare, una presenza costante capace di entrare nelle case e accompagnare il pubblico. Ma a un certo punto qualcosa cambia. Non perché quel ruolo sia stato falso, ma perché non è tutto. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce il libro.
Il titolo è diretto, essenziale, ma carico di significato: “Non chiamatemi Mister”. Non una provocazione, ma una richiesta. Quella di tornare al proprio nome, alla propria identità, a ciò che resta quando si mettono da parte etichette e definizioni.
È un tema che attraversa non solo la storia personale dell’autore, ma una riflessione più ampia sull’identità contemporanea. In un mondo in cui siamo continuamente chiamati a interpretare ruoli – professionali, sociali, pubblici – il rischio è quello di confondere ciò che facciamo con ciò che siamo. E allora il libro diventa qualcosa di più di una narrazione: diventa una domanda aperta rivolta al lettore.
Chi siamo davvero quando smettiamo di recitare?
La forza di questo lavoro sta proprio qui. Nella sua capacità di parlare a tutti, pur partendo da una storia individuale. Perché ognuno, in fondo, conosce il peso delle aspettative, delle immagini costruite, dei ruoli che finiscono per definirci più di quanto vorremmo.
Alla fine della lettura resta una sensazione chiara: non quella di aver conosciuto meglio un personaggio pubblico, ma quella di aver incontrato una persona. Ed è forse questo il risultato più difficile da ottenere.
La presenza di Andrea D’Aurelio al Salone del Libro di Torino rappresenta quindi molto più di una semplice presentazione editoriale. È un momento di condivisione, un’occasione per ascoltare una storia che invita a rallentare, a riflettere, a riconnettersi con ciò che siamo davvero.
Il 15 maggio, tra gli stand e le voci del Salone, ci sarà anche questo: un invito silenzioso ma potente a togliersi, almeno per un attimo, la propria maschera.

