“Un Parco non esiste per piacere a tutti"

Esiste per custodire beni comuni che non possono difendersi da soli: ecosistemi, specie, processi naturali, paesaggi, legalità ecologica”. La conservazione non può essere schiava del consenso immediato, “ci sono momenti storici in cui tutelare la biodiversità significa anche reggere impopolarità, ostilità e semplificazioni senza arretrare sui principi essenziali”». 
Così ha scritto il Parco Nazionale d’Abruzzo in un suo documento in merito alla strage di lupi avvenuta nel Parco nei giorni scorsi, avvelenati (e non “bracconati”, come gli piace scrivere, per crearsi un nemico da combattere e passare per eroi!), peraltro lanciando un lamento che fa a pugni con il lamento di Michele Serra che richiede (senza dirlo!) che le autorità facciano quello che hanno fatto i criminali che hanno avvelenato i lupi in Abruzzo; ovvero, ridurre il numero dei lupi per difendere vitelli, capre e pecore e cani (e anche gli stessi lupi, diciamo noi: evitando il ricrearsi di quell’odio che già una volta, e per gli stessi motivi, li riportò a rischio estinzione!).
Ma veniamo al senso e alla riflessione a cui porta la succitata frase, e allora vediamo come ben altre contraddizioni e incoerenze  esistono. Ad esempio, se “la natura non può essere schiava del consenso immediato”, perché per soddisfare tale consenso ogni anno a Pescasseroli e a Lecce nei Marsi si invita la gente a visitare riserve integrali e foreste vetuste dove a causa di ciò la natura non sa “difendersi da sola: ecosistemi, specie, processi naturali, paesaggi, legalità ecologica”, ed anzi se ne favorisce il degrado condizionati dalla schiavitù del “consenso immediato”?
Lo ripetiamo da sempre, tutte le idee e le tesi possono essere portate avanti, ma chi lo fa deve in primo luogo valutare se lo fa nel rispetto della COERENZA! Altrimenti è solo tutta una presa in giro!