Edizioni L'Atelier
24 Maggio 2026, 00:01
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Nino Chiocchio, L’alba dei travetti e il crepuscolo dei travetti
Capitolo XXXIV - L’utente
Redazione
Utente: brutta parola “elaborata” nei recessi burocratici. Non sarebbe stato meglio dire l’”amministrato”? Quella volta era utente Travetti; ma non era utente della sua amministrazione: la considerava un po’ matrigna, questa, e pertanto non le chiese mai più dello stretto necessario; bensì era utente di un’altra amministrazione, un’amministrazione che doveva restituirgli ottantamila lire da lui pagate indebitamente con le tasse una diecina d’anni prima, quando pesavano di più.
Per riavere quei soldi passò le pene dell’inferno, sia per i viaggi che fece da Ponzio a Pilato, sia per le lunghe attese nei corridoi: alla fine, fra spese di viaggio e mance (senza contare il costo delle ore di lavoro sottratto allo Stato), quella somma si ridusse di oltre la metà, a prescindere dal potere di acquisto che naturalmente era scemato, oltre due lustri dopo. Il giorno seguente a quello in cui Travetti riuscì ad esigere il credito, gli arrivò una Circolare con cui si invitavano tutti i travetti ad usar riguardo nei confronti degli utenti, cioè di coloro che usufruivano dei servizi come amministrati: gli utenti di Travetti erano il personale della Scuola.
Gente qualificata, si direbbe; a volte così era, almeno per il bagaglio di istruzione e di educazione che la provvidenza avrebbe dovuto garantire nel mondo della Scuola. La quale un tempo si scriveva con la “S” maiuscola, quando alla sua guida era il Ministero dell’Educazione Nazionale, poi soprannominato della Pubblica Istruzione (con due “P” e due “I”); quando non era ancora ridotta a svolgere un’attività parallela a quella dell’Ufficio di Collocamento; quando i professori portavano la barba bianca e si recavano negli uffici scolastici per discutere su problemi inerenti la didattica, invece di porre sempre problemi di carattere economico e far comunella con gli studenti; quando i bidelli non si rifiutavano di spostare un banco da un’aula a quella vicina né i maestri erano rei di “culpa in vigilando” se i mocciosi si scazzottavano in classe e i Presidi delle scuole statali non s’erano avviati a fare gli amministratori delegati di aziende che di azioni avevano solo quelle infruttifere.
Dopo aver letto la Circolare, Travetti strappò le ottantamila lire che aveva esatto il giorno prima e che aveva ancora in tasca.

