Valle Peligna Interventi
20 Maggio 2026, 01:06
SOTTO IL GIOGO DELLA GEROSOLIMOCRAZIA
Mario Pizzola
Riusciranno mai Sulmona e la Valle Peligna a liberarsi dal giogo della gerosolimocrazia? Ma cosa è mai la gerosolimocrazia? Attenzione a non equivocare perché non c’è alcun riferimento a persone reali.
Gerosolimocrazia è una espressione composta da tre parole: “gero” che in greco vuol dire “vecchio”; “solimo” da cui ha origine Sulmona; e “crazia” che viene dal greco antico e che significa “potere” o “dominio”. Quindi “gerosolimocrazia” significa letteralmente “Sulmona sotto il dominio di un vecchio potere”.
Chiarita l’origine del neologismo resta il problema. Perché la gerosolimocrazia non nasce dal nulla ma viene alimentata da coloro che poi finiscono per subirne le conseguenze. E qui ci viene in soccorso un filosofo francese del ‘500, Etienne de la Boétie, che in un modernissimo pamphlet intitolato “Discorso sulla servitù volontaria” scriveva quanto segue:
“Vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha il potere di nuocere se non in quanto viene tollerato. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? Come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? Siate dunque decisi a non servire più e sarete liberi”.
De La Boétie aveva capito tutto già mezzo millennio fa. Il fatto è che il tiranno, come accadeva nel medioevo, sfrutta i bisogni della gente promettendo la soluzione dei problemi del vivere quotidiano, come ad esempio la necessità di un posto di lavoro. E chi è nel bisogno, si sa, più facilmente soggiace alle lusinghe dei gerosolimocratici. Il cui messaggio di base è: “Fidati di me”.
Ma quando i nodi arrivano al pettine ci si accorge che quella fiducia era mal riposta, perché la gerosolimocrazia è molto abile nel carpire il consenso ma, alla prova dei fatti, è altrettanto incapace di fornire le soluzioni promesse. E qui si scopre l’inganno, come quando il sole scioglie la neve e vengono alla luce cose non proprio pulite.
A cadere nella trappola del “fidati di me” è stato anche un signore di belle speranze, ma forse un po' ingenuo, al quale quello slogan è piaciuto tanto da farlo proprio. Egli ha sì beneficiato della gerosolimocrazia ma nello stesso tempo sta rischiando di rimanerne vittima. Anche perché, pur di strafare, ha rafforzato l’idea della fiducia con quella della filiera. E la filiera, come è noto, è una catena che nelle migliori intenzioni dovrebbe portare diritti nelle stanze del potere dove tutto si decide. Alche la salvaguardia dei posti di lavoro.
Ma se non funziona o, peggio ancora, se è solo un trucco per calamitare voti, la catena finisce per avvolgere e stringere nella morsa fino stritolarlo - metaforicamente s’intende - colui che l’ha propagandata come soluzione magica. Ma, per fare magie, certi personaggi, originali o acquisiti dalla gerosolimocrazia, dovrebbero possedere i poteri della maga Circe che trasformava gli esseri umani in maiali. Loro invece sono solo capaci di trasformare i lavoratori in disoccupati. Con alcune eccezioni, perché qualche posto di lavoro, o meglio di carriera, sanno ben custodirlo e coltivarlo: il loro.
E allora come se ne esce? La soluzione ci sarebbe ed è quella di fare tesoro del consiglio di de La Boétie: “Siate decisi a non servire più e sarete liberi”. Ma sono pronti quei cittadini, che finora hanno creduto in fantomatici prodigi, ad aprire gli occhi e a fare quello scatto di maturità e di orgoglio che occorre per costruire una vera democrazia e buttare alle ortiche la gerosolimocrazia insieme alla sua fasulla filiera?
Mario Pizzola, Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile
