Cocullo Festività
2 Maggio 2026, 01:23
CON COCULLO
TUTTA LA VALLE IN FESTA
Redazione
Si è svolta ieri tra migliaia di fedeli la festa di San Domenico Abate, con il tradizionale rito dei separi, che hanno “vestito” di serpi, tra una selva di cellulari e macchine fotografiche, la statua del Santo, appena uscita dalla chiesa, dopo la Santa Messa, presieduta dal Vescovo della Diocesi di Sulmona-Valva.
Al termine della processione, sul sagrato della chiesa le serpi sono state tolte dal Santo, che è rientrato, seguito dalle compagnie di pellegrini per il rituale e commovente congedo.
Sull’offerta delle serpi, che a Cocullo ha il sopravvento su tutti gli altri riti, ci sono diverse teorie.
Gli agiografi ritengono che sia un riconoscimento al Santo che in vita ebbe il potere di guarire contro il morso degli animali velenosi.
Secondo il Pansa, il Finamore, la Clark Smith, per citare i più noti, il rito si collega all”ascendenza marsa”. I Marsi erano conosciuti sin dall’antichità come incantatori di serpenti ed avevano la maestria di neutralizzarne il veleno. Venivano chiamati nei martirii dei Cristiani e nei giochi del circo. Appresero quest’arte dalla dea Angizia, che aveva culto divino a Luco dei Marsi in un tempietto vicino al Lago Fucino.
Per Giuseppe Profeta, uno dei maggiori studiosi e ricercatori di questo particolare rito, le serpi sono un’offerta professionale. Con l’avvento del Cristianesimo, che aveva tolto ogni veridicità alla dea Angizia i serpari per poter seguitare a svolgere la loro professione avevano bisogno di un nuovo protettorato. San Domenico, che mutò i pesci in serpenti, fu invocato come protettore.
Secondo Di Nola è un aspetto della religiosità subalterna in opposizione ai moduli della religiosità egemone e ufficiale.
La festa come ogni anno ha richiamato tantissime persone e venditori ambulanti con ogni tipo di mercanzia.
Dopo la processione, molti pellegrini si sono recati all’eremo del Santo a Villalago e tante comitive hanno scelto il lago di San Domenico o il Lago di Scanno per consumare il pranzo.
Nel pomeriggio a Cocullo c’è stato il doveroso riconoscimento ai serpari, che al termine della festa, hanno rilasciato le serpi nei luoghi dove le avevano catturate, perché potessero riprendere la loro funzione in seno al loro ambiente naturale.





