L’antica tradizione della benedizione delle campagne ieri a Scanno

Dopo la celebrazione eucaristica della Vigilia della Festa dell’Ascensione, la comunità parrocchiale di Scanno ha rinnovato l’antico rito propiziatorio della benedizione delle campagne, un appuntamento profondamente legato alla tradizione agricola e pastorale del borgo abruzzese.
La cerimonia, presieduta dal parroco don Luigi Ferrari, si è svolta quest'anno sul sagrato della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria della Valle. In passato, questo rito si inseriva nel solco delle antiche “rogazioni minori”, istituite storicamente nel V secolo da san Mamerto di Vienne per invocare la protezione divina contro calamità e carestie. All'epoca la celebrazione consisteva in solenni processioni religiose che si snodavano fin quasi ai confini del paese, muovendosi verso le quattro direzioni dei campi per scongiurare i flagelli della natura e invocare la prosperità del raccolto.
Le rogazioni rappresentano nel cattolicesimo un momento di preghiera, penitenza e intercessione. La loro finalità principale è quella di attirare la benedizione divina sul lavoro dell’uomo, sulla purezza dell'acqua e sui frutti della terra, elementi vitali per la sopravvivenza delle comunità rurali di un tempo.
Il Benedizionale in uso nella Chiesa Italiana propone questo rito proprio nel giorno che precede la solennità dell'Ascensione. Secondo il testo liturgico «Le rogazioni prima dell’Ascensione ci offrono l’occasione per rivivere l’esperienza dei discepoli, nel momento in cui Gesù risorto entra una volta per sempre nel santuario del cielo (cfr Eb 9,12), mediatore e garante della perenne effusione dello Spirito» (Benedizionale, n. 1821).
Per tenere lontano ogni flagello dalle coltivazioni, la Chiesa invoca la protezione del cielo e il sacerdote compie il gesto simbolico di benedire la terra in direzione dei quattro punti cardinali. In passato durante l'antico percorso processionale i fedeli intonavano le suggestive Litanie dei Santi. Non appena si giungeva nei punti prestabiliti della campagna, il corteo si arrestava: il sacerdote sollevava la croce astile e, rivolgendosi ai quattro angoli della terra, recitava le formule latine di protezione: «A fulgure et tempestate» (Dalla folgore e dalla tempesta), «A peste, fame et bello» (Dalla peste, dalla fame e dalla guerra), alle quali tutta la popolazione rispondeva coralmente e con devozione: «Libera nos, Domine» (Liberaci, o Signore).
A Scanno il rito di ieri, pur nella sua semplicità, è stato non solo un atto di fede, ma anche un momento di unione tra la memoria storica di un paese, legato alla pastorizia e alla coltivazione della terra, e le speranze delle nuove generazioni, chiamate a custodire un patrimonio culturale immateriale di straordinario significato simbolico.