SULL’ORSETTA NINA

Secondo un comunicato stampa del Parco Nazionale d’Abruzzo, la famosa orsetta “Nina” catturata sul versante molisano del Parco nel maggio scorso, in quanto ritenuta a rischio avendo dato segni di essersi dispersa (o aver “perso” la genitrice per ragioni mai appurate), sarebbe riapparsa nella zona del Passo Godi (Scanno), individuata dalle tracce lasciate sulla neve, ma anche grazie ai rilevamenti GPS mediante i segnali emessi dal radiocollare di cui è munita.
Si tratta certamente di una buona notizia, segno che è riuscita a superare il periodo invernale nonostante la sua giovane età e la mancanza della genitrice. Ora si spera che al più presto sia possibile ricatturarla per poterla liberare dal radiocollare (o munirla di uno più adatto alla sua crescita che sarà abbastanza rapida con l’alimentazione primaveril); ciò affinché non debba succedere come all’orsetta “Morena” anch’essa catturate qualche anno fa in età infantile e poi liberata munita di un radiocollare che avendo smesso di funzionare  non fu possibile ricatturarla per toglierglielo, cosa che, almeno secondo diverse notizie di stampa, divenne la causa della sua morte.
P.S. In merito al fatto che “Nina” sarebbe stata abbandonata dalla sua genitrice, non è che i resti dell’orso casualmente rinvenuti da un escursionista  lo scorso 7 marzo in Comune di Alfedena, quindi poco distante dalla zona del Comune di Pizzone dove fu avvistata l’orsetta, siano quelli della sua genitrice? Ecco un caso in cui il DNA avrebbe potuto servire per dirimere il mistero dell’orsetta Nina! Sono stati fatti gli esami del caso? L’Ente Parco può smentire che quei resti non sono della madre di “Nina”?