L’occupazione tedesca a Villalago

5 Marzo 1944: la morte degli innocenti

Oggi ricorrono 82 anni

Era una sera fredda, cupa. Tutt'intorno c'era ancora tanta neve. Di tanto in tanto arrivavano folate di vento cariche di nevischio. Le tenebre avevano avvolto il paese nel buio più assoluto. Con il coprifuoco nessuna luce era possibile, né trapelavano segni di vita dalle abitazioni. Le strade erano deserte.Verso le venti solo due camion tedeschi sostavano in Piazza "Celestino Lupi". Erano in attesa di partire per andare alla stazione ferroviaria di Anversa a caricare delle balle di biada per i cavalli. L' approvvigionamento delle truppe avveniva tramite ferrovia e,
per lo scarico e il carico delle merci il personale era rastrellato o indicato dal Comune.
Una dopo l'altra scesero in piazza otto persone, che presero posto sui camion. C'erano gli autieri tedeschi e un sergente furiere. Erano appena le ventuno quando gli autocarri vennero messi in moto e partirono. 
Sul secondo camion era alla guida un tedesco, visibilmente ubriaco.

Alle prime scialbe luci dell’alba del giorno dopo si diffuse per tutto il paese la notizia che la sera precedente un camion tedesco era precipitato sotto il ponte dei “Carabinieri”, alla Cascata dell’Inferno, e c’erano quattro morti.
Sui nomi nessuno aveva certezza, perché l’elenco non era stato reso pubblico.
A dare la ferale notizia erano stati i quattro che la fortuna volle sul primo camion. Questa come un’ombra nera, coprì di lutto tutto il paese.
Alle grida strazianti dei famigliari corrispose la commozione e il pianto di tutti.
Cos'era successo? Stabilire la verità è impossibile, perché a raccontare i fatti fu solo l'autiero tedesco, di cui non restano testimonianze. A raccontarlo sono stati alcuni cittadini che scesero a vedere cosa fosse successo.

Quella dannata sera l'autista era ubriaco ed era alla guida del secondo camion. Dopo un breve tratto dal Traforetto, appena dopo il primo ponte, la strada tutta in discesa invita a correre, ma dopo poche centinaia di metri ci si trova davanti ad una curva a gomito, che dà sul ponte sopra la Cascata dell'Inferno. Se non si rallenta in tempo la curva diventa pericolosa ed è impossibile affrontarla senza pericolo. Succedeva spesso che gli automezzi tedeschi procedessero a velocità sostenuta per paura di un eventuale attacco aereo. A peggiorare la situazione era in atto una tempesta di neve.
Fatta questa premessa, le cause della sciagura sono da imputarsi o all'incoscienza del guidatore o alla rottura dei freni. Il camion, non riuscendo a curvare, irruppe violentemente contro il paracarri in muratura, che in alcuni punti era franato, abbattuto qualche mese prima da un "gippone" tedesco, finito nel fiume.
L'autocarro, nella sua folle corsa, imboccò la parte del muro franato e precipitò al di sotto. Nel cadere si ribaltò, mettendosi di traverso al corso del fiume e imprigionando dentro la cabina e sotto di sé tre dei malcapitati, mentre il quarto venne proiettato a cento metri di distanza.
In quel periodo, per prevenire eventuali inondazioni, qualora i Tedeschi avessero deciso di abbattere la diga, il livello del lago di San Domenico era tenuto a basso regime e il Fiume Sagittario scorreva nel suo antico letto, anche perché dal febbraio non era più in funzione la Centrale d'Anversa.
Il camion, mettendosi di traverso al corso dell'acqua, formò una piccola diga. Le povere vittime, non potendosi muovere, affogarono. A salvarsi fu solo l' autiero tedesco.
Qualcuno sostiene che l'autista saltò dal camion prima di affrontare la curva, mentre altri raccontano che precipitò insieme con gli altri, e venne poi aiutato a mettersi in salvo dai suoi commilitoni subito accorsi, che lo portarono all'ospedale di Sulmona per una frattura al braccio.
Il funerale venne fatto la mattina stessa. A piangerli e a onorarli c’era tutto il paese
Le quattro vittime, ricordate nell’elenco dei caduti della Seconda Guerra Mondiale. furono:  Antonio Buccini di anni 14, Lello Angelo Grossi di anni 19, Antonino Carmelo gatta, di anni 20, Luigi Erino Buccini di anni 32. (Stralci dal libro di Roberto Grossi, Villalago nella Seconda Guerra Mondiale).
Sarebbe cosa degna se Villalago li ricordasse con pietre d’inciampo, istituendo il “Luogo della Memoria”.