Oggi ricorre il Dies Natalis di Ovidio 

Il liceo classico ne celebra il compleanno

Oggi, 20 marzo, è una data speciale per gli amanti della letteratura. e soprattutto per Sulmona e per tutte le genti peligne. Ricorre l Dies Natalis (il giorno della nascita) di Publio Ovidio Nasone. Sarà Il liceo classico a celebrerà il poeta , ad oltre duemila anni dalla sua nascita (20 marzo 43 a.C. – 20 marzo 2026). Sarà “una giornata capace di coinugare solennità istituzionale e centralità della scuola come laboratorio di cittadinanza”, quella di oggi, si aprirà alle ore 9,30 con una cerimonia in piazza XX Settembre. A seguire, alle ore 10, nella biblioteca del liceo classico Ovidio con il concorso Ovidio a Scuola.
 “La cittadinanza è invitata a partecipare” si legge nella locandina: non è solo una formula di rito, ma una chiamato a raccolta della città che Ovidio ha reso immortale con quel suo “Sulmo Mihi Patria Est (Sulmona è la mia patria), le cui iniziali ( SMPE) campeggiano nel gonfalone del Comune. 
Nato in una famiglia di rango equestre, suo padre lo spinse insieme al fratello a studiare eloquenza a Roma per avviarlo alla carriera politica, ma Ovidio capì presto che la sua strada era un'altra. E come scrisse lui stesso: "Tutto ciò che provavo a scrivere diventava verso."
Divenne rapidamente l'idolo della gioventù romana e dei salotti eleganti, scrivendo di amore e seduzione con un tono ironico e moderno che rompeva con la severità della tradizione, non solo per le sue opere, ma per la sua capacità di adattare la lingua latina a una musicalità e a un'introspezione psicologica senza precedenti.
Nell'8 d.C., all'apice del successo, l'imperatore Augusto lo condannò improvvisamente alla “relegatio” (una forma di esilio che non prevedeva la confisca dei beni) a Tomi, sull'attuale Mar Nero (Costanza, in Romania).
Ovidio attribuì la sua rovina a due cause: "carmen et error" (una poesia e un errore):
    •    Il carme: Quasi certamente l'Ars Amatoria, considerata da Augusto troppo libertina e contraria alla sua politica di restaurazione morale.
    •    L'errore: Rimane un segreto storico. Si ipotizza che Ovidio fosse stato testimone o complice di uno scandalo che coinvolgeva Giulia Minore, la nipote dell'imperatore.
A Tomi, Ovidio si trovò in un mondo barbaro, freddo e isolato, lontano dalla raffinatezza di Roma che tanto amava. Nonostante le continue suppliche ad Augusto prima, e a Tiberio poi, non ottenne mai il permesso di tornare. Morì in esilio intorno al 17 o 18 d.C.