Scanno Tradizioni
3 Febbraio 2026, 07:08
Il culto di San Biagio, co-protettore di Scanno
Roberto Nannarone
Il culto di San Biagio a Scanno affonda le sue radici in epoca antica, probabilmente riconducibile ai primi anni dell’espansione dell’abitato verso la “vicenna” della valle.
Il nome Biagio deriva dal latino “Blasius”, a sua volta dal greco “blaisos”, che significa "storto" o "balbuziente" e non vi è dubbio che la sua diffusione in Italia e nel nostro paese è dovuta principalmente al culto di San Biagio, sebbene in verità è difficile poter determinare quando abbia avuto origine a Scanno.
San Biagio, vescovo e martire a Sebaste, in Armenia, è stato un medico. A causa delle persecuzioni contro i cristiani, l'uomo si rifugiò in una grotta nascosta nella boscaglia. Ma a causa delle sue capacità come medico, le persone continuavano a cercarlo anche se si era nascosto e per questo motivo fu scoperto dalle autorità e imprigionato.
Anche in prigione, tuttavia, riceveva molte visite da persone affette da malanni o problemi di salute. Compresa una madre, il cui figlio stava morendo soffocato per colpa di una spina conficcata in gola. Biagio benedisse una mollica di pane raffermo e la diede al bambino, che così si salvò.
Grazie al miracolo leggendario del salvataggio del bambino soffocato dalla lisca di pesce, San Biagio è universalmente riconosciuto come il protettore dei mal di gola e di tutte le malattie della gola, patrono anche degli otorinolaringoiatri, con la tradizionale benedizione speciale della gola impartita il 3 febbraio, sua festa liturgica, spesso con due candele incrociate o, come avviene a Scanno, con la benedizione della gola con olio benedetto, tipica dell’antica tradizione.
Il culto di San Biagio ha radici antichissime, risalenti al IV secolo dopo Cristo, con una forte diffusione già in Oriente (come testimoniano chiese a Costantinopoli) e arrivato in Occidente nel Medioevo (VIII-XI secolo), portato spesso da monaci armeni, diffondendosi ampiamente in tutta Europa, specie in Italia, in connessione con la sua storia di vescovo armeno martirizzato e le leggende miracolose legate alla guarigione delle gole e alla protezione degli animali.
Furono i monaci armeni in fuga dalle persecuzioni a diffondere reliquie e culto in Europa, come a Napoli, o naufraghi nel caso di Maratea, che divenne un centro importante.
Oltre a essere considerato il protettore della gola, San Biagio è anche il patrono dei cardatori di lana, perché, dopo essere stato processato, fu crudelmente martirizzato con un cardo da lana e poi decapitato.
San Biagio era sicuramente venerato a Scanno fin dagli inizi del cinquecento, se è vero che i genitori scannesi già allora imponevano il nome “Blasius” ai loro figli. Non vi è dubbio, quindi, che la diffusione del nome “Blasius” nel nostro paese sia stata aiutata dal culto di San Biagio.
Due scritte, apposte nel campanile della chiesa parrocchiale di Santa Maria della Valle, la cui costruzione fu terminata nel 1563, sono la testimonianza dell’utilizzo del nome di battesimo legato a San Biagio. La prima in basso, dice: “BLASIO FRATURELLO / E M. ROCCO ELEMOSINA / D. 36”, e nell’altra, posta in alto, si legge: “MARIA D BALLO REL / OVITDUS ALOSVS / LOLLO D SOPPOCIMO / REL D XII ROCCO DE / BLASIO FRATURELLO / D. 31. A.D. 1563”.
Quando a metà del Cinquecento, l’antica chiesa di Sant’Eustachio era diventata troppo angusta per contenere tutti i fedeli, si provvide alla costruzione di una nuova chiesa, ristrutturando ed ampliando l’antica chiesa rurale di S. Maria di Scanno.
Eretta a parrocchia nel 1568, la nuova chiesa di Santa Maria della Valle era dotata di numerosi altari e cappelle votive private, esistenti fino a tutto il ‘600. Gli altari erano, come oggi, allineati alle pareti delle navate laterali, ma alternati da “cappelle” ovvero da altarini eretti a devozione di famiglie private, altri erano addossati ai pilastri e rivolti verso le navate, che dovevano rendere l’interno della chiesa alquanto angusto e disarmonico.
Nel 1587 si contavano quindici altari-cappelle e tra questi uno dedicato a San Biagio. Soltanto nel 1685, per liberare la chiesa dall’ingombro prodotto dalla pia devozione popolare priva di un totale gusto estetico, il Vescovo Gregorio Carducci fece demolire tutte le “cappelle” private.
Agli inizi del Seicento, a San Biagio era stata dedicata anche una piccola chiesa rurale all’ingresso del paese. A darne notizia, nel manoscritto pubblicato postumo delle sue “Memorie Storiche di Scanno”, è stato Mons. Giuseppe Celidonio, che così scriveva: “Essa fu fondata sin dal 1621 per ordine del Vescovo Cavalieri. Era situata al di là del ponte di S. Maria, presso il gruppo delle fabbriche recenti. Doveva essere piccoletta perché una tradizione dice che in una notte, per certi piati che il tacere è bello, venne demolita”. La notizia della fondazione era stata ricavata dalla bambagina n. 11 conservata presso l’Archivio del Clero.
La presenza di una chiesa di San Biagio all'ingresso del paese voleva essere una manifestazione della devozione popolare e della sua funzione di guardiano spirituale del borgo e dei suoi abitanti.
Rappresentato nelle vesti di un Vescovo, mentre sorregge un pastorale simbolo della dignità vescovile, San Biagio, co-protettore di Scanno, è rappresentato in uno dei tre dipinti murali della volta della navata della chiesa di Sant’Eustachio, raffiguranti, a partire dall’abside: S. Eustachio durante la sua conversione; l’incoronazione della Madonna di Loreto con Angeli, e San Biagio.
Nella chiesa di Sant’Eustachio un altro dipinto raffigurante San Biagio benedicente un bambino con la madre è presente al di sopra dell’altare della prima cappella a sinistra, dedicata a S. Gaetano da Thiene.
Anche nella volta mediana della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria della Valle, divisa in tre spazi con affreschi seicenteschi, è raffigurato San Biagio, unitamente a Sant’Eustachio ed alla Madonna Assunta.
In occasione della festa del 3 febbraio, nella Chiesa Parrocchiale viene esposta una antica e pregevole statua in legno di San Biagio, risalente ai primi anni del Seicento, conservata nel corso dell’anno nel Museo di Arte Sacra, allestito presso la Chiesa di San Giovanni.
Una particolare caratteristica della “nostra” statua di San Biagio è la presenza sulla mitria e sulla casula del simbolo araldico del giglio, che, però, nella sua attribuzione iconografica non sembra riferibile al Santo.
Come si nota distintamente sulla mitria e in maniera appena accennata in qualche caso sulla casula, il giglio è immerso su di un fondo a righe orizzontali, che in araldica indicano convenzionalmente il colore azzurro, anche se l’intero paludamento del Santo dorato impedisce di stabilire con certezza che il giglio sia d’oro. Allo stato si può dunque dire che la simbologia allude ad uno “stemma d’azzurro al giglio d’oro”.
Nel contesto dell'araldica, il giglio (o fleur-de-lis) su fondo azzurro con righe orizzontali rappresenta proprio il colore azzurro, che simboleggia il cielo, la virtù e il distacco dai beni materiali, mentre il giglio dorato in campo azzurro è il celebre emblema della monarchia francese, indicando spesso la Trinità e la regalità.
La “corona” con foglie di alloro, che circonda il simbolo araldico, va intesa nel nostro caso unicamente come elemento della mitria aurifregiata.
L'uso dello stemma divenne talmente diffuso e popolare che, contrariamente a quanto si crede, esso non fu appannaggio esclusivo della nobiltà, ma si diffuse tra la borghesia e persino tra il ceto contadino.
Per il San Biagio di Scanno potrebbe trattarsi di un simbolo araldico probabilmente riferibile alla famiglia che commissionò la statua, per arricchire l’altare-cappella presso la nuova Chiesa Parrocchiale di Santa Maria della Valle ovvero la chiesetta rurale edificata nel 1621.




