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22 Febbraio 2026, 00:12
L’Ostensione dei resti mortali di San Francesco
In occasione degli 800 anni dalla morte del Santo
Roberto Nannarone
Alle ore 16 di ieri 21 febbraio, durante la celebrazione dei vespri, presieduti dal cardinale Àngel Fernandez Artime, Legato pontificio per le Basiliche papali di Assisi, e alla presenza di centinaia di frati francescani, è avvenuta la traslazione della teca contenente le spoglie mortali di San Francesco, dalla cripta alla chiesa inferiore della Basilica. L’evento è stato trasmesso in diretta su Rai1, in una puntata speciale del programma “A Sua Immagine”.
È, infatti, nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco ad Assisi, ai piedi dell’altare papale, che da oggi e fino al 22 marzo 2026, le spoglie mortali di San Francesco saranno visibili a tutti nella prima ostensione pubblica e prolungata, nel corso degli 800 anni dalla morte del Santo, avvenuta nella notte tra i 3 ed il 4 ottobre 1226.
Significative le parole pronunciate nella sua omelia dal cardinale Artime che ha considerato l’Ostensione come un “evento di grazia straordinaria”, una “grande icona quaresimale” che diventa una “predica silenziosa ma potentissima”.
Lo storico evento è il momento più significativo del Centenario Francescano 2026, almeno nel contesto della Basilica dedicata al Santo di Assisi, con solenni celebrazioni e iniziative dedicate all’universalità e all’attualità del messaggio del Santo di Assisi.
I frati del Sacro Convento, custodi da quasi otto secoli di questo tesoro, lo ribadiscono chiaramente: non celebriamo la morte, ma la vita che germoglia dal dono, “come un seme nella terra” e sottolineano come la venerazione delle reliquie del Santo rappresenti un’opportunità unica e un dono prezioso. Un dono che, nella sua unicità, porta con sé un paradosso: nella tradizione della Chiesa, le reliquie dei santi – in particolare dei martiri – non sono venerate per un gusto macabro, ma perché testimoniano in modo eloquente una vita evangelica. Una vita che, pur non essendo straordinaria agli occhi del mondo, è stata abitata da un amore straordinario, un amore che come quello del Signore è stato “fino alla fine” (Gv 13,1).
In effetti anche i resti di Francesco non hanno nulla di spettacolare: uno scheletro, ossa fragili e consumate dalla fatica, dalle malattie e dagli stenti. Nulla di miracoloso, nulla che si discosti dall’ordinaria realtà delle cose. Eppure, proprio come la vita cristiana, ciò che sembra ordinario può diventare straordinario quando è abitato dall’amore concreto per le persone accanto a noi.
Non a caso, il motto dell’ostensione e il nome del sito web dedicato alle iniziative del Centenario è proprio “San Francesco vive” (sanfrancescovive.org).
“L'ostensione del corpo di San Francesco - ha dichiarato fra Giulio Cesareo, OFM Conv., direttore dell’Ufficio comunicazione della Basilica di san Francesco in Assisi - non è solo un evento devozionale, ma un messaggio potente per i credenti e per la nostra società nel suo complesso. Ci ricorda che da una vita donata può nascere una fecondità inaspettata. Francesco vive, e il suo spirito continua a operare in mezzo a noi, chiamandoci a essere costruttori di pace, custodi del creato e testimoni di un amore che non muore. Prepariamoci a vivere insieme questo straordinario momento di grazia, per lasciarci ispirare ancora una volta dalla vita e dalla persona di Francesco d’Assisi”.
Francesco è una figura significativa per molte persone e da molteplici prospettive; forse è anche un santo “alla moda” oggi. E così l’amore e la simpatia che tanti nutrono per lui possono diventare una risorsa per accogliere, proprio come accadeva nel suo tempo, il Vangelo di Cristo attraverso le sue parole e i suoi gesti. Francesco ci insegna il valore del dono di sé come fondamento della fecondità e della felicità. La sua vita ci testimonia in modo eloquente che, se trattenuta, la vita si ammala, ma se consegnata con gioia, essa fiorisce e porta frutti di benedizione e fraternità.


