PNALM Interventi
20 Febbraio 2026, 07:21
ALLARME ORSI IN GIAPPONE: PREDATORI ATTRATTI DAI FRUTTI, NON DALLA FAME
Franco Zunino, segretario AIW
«Gli orsi neri asiatici dell'ovest del Giappone si avvicinano ai centri abitati non per fame, ma perché attratti da alberi da frutto su terreni agricoli incolti. A rivelarlo è una ricerca condotta dall'Università dell'Agricoltura e della Tecnologia di Tokyo e dal Centro ricerche della Prefettura di Shimane, pubblicata sulla rivista della Mammal Society of Japan. Lo studio ha analizzato 651 esemplari abbattuti tra il 2003 e il 2018 in Shimane, sia perché considerati pericolosi per l'uomo sia vittime di incidenti stradali, valutandone lo stato nutrizionale tramite tre indicatori: grasso sottocutaneo, viscerale e midollare; parametri che descrivono come gli animali consumano le proprie riserve in caso di scarsità di cibo. I risultati mostrano un chiaro pattern stagionale: il grasso accumulato dagli orsi raggiunge il picco in autunno grazie alle ghiande, principale fonte alimentare pre-letargo, per poi ridursi del 62% nel sottocutaneo e del 39% nel viscerale in primavera. Tuttavia, anche negli anni con scarsa produzione di ghiande, gli orsi che hanno invaso i centri abitati presentavano condizioni nutrizionali ottimali. "Le intrusioni non sono guidate dalla fame, ma dalla presenza di fonti alimentari attraenti", spiega il professor Shinsuke Koike, ecologo dell'ateneo di Tokyo. Cachi, castagne e altri frutti caduti sui terreni incolti funzionano da richiamo naturale. Di conseguenza, le contromisure più efficaci non riguardano il ripristino degli habitat, ma la rimozione sistematica di questi elementi 'attrattori' e il blocco delle vie d'accesso alle aree urbane, dove gli avvistamenti uomo-orso sono in aumento. Gli autori, tuttavia, precisano però che i risultati, validi per Shimane, potrebbero non estendersi ad altre aree con ecosistemi differenti. Secondo i dati ufficiali in Giappone, nel 2025 ci sono state 12 vittime dovute ad aggressioni di orsi, un numero senza precedenti, e oltre un centinaio di incidenti, con decine di persone che hanno riportato lesioni in vari episodi. La maggior parte degli incidenti si è concentrata da aprile a novembre nelle prefetture settentrionali di Akita e Iwate, dove gli orsi si avvicinano sempre più spesso alle aree abitate. Le autorità hanno reagito dichiarando misure di emergenza, incluso lo schieramento di truppe e l'adozione di nuove norme per agevolare l'intervento di cacciatori e forze di polizia nel contenimento degli animali.»
Indirettamente, non è forse quanto Franco Zunino e l’AIW sostengono da decine di anni per spiegare la disgregazione (il noto fenomeno “emigratorio-dispersivo”) della popolazione abruzzese dell'Orso marsicano? Non si è sempre scritto, usando la logica più che la “scienza” (visto che questa ha sempre funzionato male!), che l’Orso marsicano va alla ricerca di quel CIBO FACILE, APPETITOSO E ABBONDANTE a cui da centinaia e migliaia di anni la popolazione si era abituata? E non trovandolo più nell’ambiente naturale (pascoli) o prossimo (zone agricole di fondovalle), come è avvenuto nel breve ciclo di qualche decennio a causa dell’abbandono dell’agricoltura e della pastorizia (quest’ultima anche boicottata dalle autorità, anziché favorirla!)? Ovvio che gli orsi abbiano iniziato ad andare a cercarlo nei pressi dell’uomo, avendo ben appreso, quasi con comportamento geneticamente acquisito dopo generazioni e generazioni, che era l’uomo a fornirglielo e che, quindi, è dove vive l’uomo che bisognava andare a cercarlo, visto che avevano appreso che era l’uomo che coltivava quei campi e che pascolava quelle pecore? Questo è quello che la scienza giapponese ha, indirettamente, stabilito! E, si noti bene, lo ha fatto nel volgere di pochissimo tempo, mentre da noi si è studiato inutilmente il fenomeno per decine di anni per finire di NON CAPIRLO! Forse piuttosto che cercare esperti canadesi e statunitensi, più consoni ad animali e popolazioni viventi in stati di wilderness o quasi, è il caso che li cerchino nel più urbanizzato e antropizzato Giappone, dove, per similitudine, gli orsi vivono in situazioni più simile a quella abruzzese! Forse capirebbero che piuttosto che cercare di far ritornare l’orso marsicano ad un antichissimo e dimenticato stato di wilderness, quindi a cibarsi solo di faggiola, “pancacciolo”, fragole, ramno, rosa canina e cicoria selvatica, è il caso che le autorità riprendano almeno loro a coltivare i terreni in abbandono e magari anche a creare pastorizia ”governativa” (peraltro, creando così anche posti di lavoro!) anziché ostinarsi a chiudere elettricamente pollai, stazzi ed orti, che spingono sempre più gli orsi ad allontanarsi per cercare quelli liberi da questi marchingegni “anti-orso” (più utili per poter così risparmiare sui danni da rifondere e... utilizzarli per le ormai sempre più inutili (per la difesa dell’orso, ma non per gli studiosi!) ricerche di biologia!

