IMU 2026: Meno tasse per le seconde case 

(prima parte)

Il termine per l'approvazione del bilancio di previsione 2026-2028 dei Comuni è stato prorogato al 28 febbraio 2026, in deroga alla scadenza ordinaria del 31 dicembre 2025, per permettere agli enti di allinearsi ai contenuti della Legge di Bilancio 2026 e di gestire i fondi di solidarietà comunale e riequilibrio.
Entro la data di approvazione del bilancio devono essere approvate le tariffe e le aliquote relative ai tributi degli enti locali, perché ne costituiscono specifico allegato.
Con l'arrivo dell’anno 2026 si è concretizza una trasformazione importante nel modo in cui viene calcolata l'IMU (Imposta Municipale Propria), perché scatta la nuova IMU con aliquote completamente riviste, che potrebbero alleggerire il carico fiscale per molti proprietari di immobili, soprattutto chi possiede seconde case. 
Il nuovo sistema obbliga tutti i 7.904 Comuni italiani ad attenersi a criteri uniformi previsti dal decreto 6 novembre 2025, mantenendo la facoltà di introdurre differenziazioni, ma solo all'interno di fattispecie già individuate e nel rispetto dei limiti massimi fissati a livello nazionale. Per gli enti locali che non si adegueranno alle nuove disposizioni è prevista l'applicazione automatica di un'aliquota standard.
La novità più rilevante riguarda senza dubbio le abitazioni tenute a disposizione dai proprietari, quelle che non vengono affittate né concesse in comodato d'uso, ma vengono utilizzate saltuariamente durante l'anno. Fino ad oggi queste proprietà erano soggette alle aliquote ordinarie per le seconde case, spesso particolarmente onerose. 
La riduzione dell'IMU per le case a disposizione rappresenta un'opportunità concreta di risparmio per i cittadini che potrebbe tradursi in centinaia di euro all'anno, specialmente per chi possiede seconde abitazioni in località turistiche, dove tradizionalmente le aliquote sono più elevate.
Con il nuovo regolamento, i Comuni hanno la possibilità di riconoscere aliquote agevolate in base al numero di mesi effettivi di utilizzo dell'immobile. Si tratta, quindi di una scelta politica che si traduce in una misura che risponde a un principio di equità fiscale: chi utilizza una casa vacanza solo per alcune settimane all'anno fruisce dei servizi comunali in maniera limitata, e di conseguenza appare giusto che il suo contributo fiscale sia proporzionato all'effettivo utilizzo.
La riforma introduce un principio di proporzionalità che lega il prelievo fiscale alla fruizione reale dei servizi comunali. L’accertamento dell’utilizzo degli immobili non si fonda esclusivamente sulle dichiarazioni del proprietario, ma può basarsi su parametri oggettivi, come i consumi delle utenze domestiche e la presenza di arredi, seguendo criteri già noti per la TARI.
Del resto, sono gli stessi meccanismi che consentono agli Uffici Tributi dei Comuni di accertare l’effettivo utilizzo delle abitazioni come “dimora abituale” da parte di uno dei coniugi che, per non versare l’IMU, trasferisce la residenza anagrafica presso la “seconda casa” in località turistiche, destinandola semplicemente a “casa vacanze”.  
I Comuni potranno infatti considerare i consumi delle utenze domestiche come energia elettrica, acqua e gas, elementi che forniscono un quadro chiaro e incontrovertibile della frequenza di utilizzo dell'immobile. Anche la presenza e la tipologia di arredamento possono essere presi in considerazione, seguendo un criterio simile a quello già applicato per il calcolo della Tassa sui Rifiuti. 
È chiaro che questa agevolazione non si applica agli immobili destinati alle locazioni turistiche brevi o agli affitti tradizionali, che continuano a essere soggetti alla tassazione ordinaria. 
Nel 2026, l'IMU per le "case a disposizione" avrà un'aliquota base del 7,6 per mille. I Comuni potranno modificare questa aliquota e applicare sgravi fino al 50% basati su criteri oggettivi come consumi e utilizzo.
Un ulteriore ambito di intervento in materia di IMU da parte dei Comuni riguarda gli immobili dichiarati inagibili. 
È riconosciuta ai Comuni la possibilità di ridurre in modo significativo o azzerare l’imposta per le unità immobiliari rese inutilizzabili da calamità naturali, come terremoti o alluvioni, ma anche per cause diverse che ne compromettano l’abitabilità. Si tratta di una previsione che mira a evitare situazioni paradossali, nelle quali il proprietario è chiamato a pagare un’imposta su un bene che non può essere utilizzato. L’accesso a tali agevolazioni sarà subordinato alla presentazione di idonea documentazione tecnica attestante lo stato di inagibilità.
I contribuenti devono monitorare se il proprio Comune ha deciso di applicare le riduzioni previste per le case a disposizione o inagibili, e in caso affermativo conoscere i requisiti necessari per accedere ai benefici. In caso di dubbi o per ottenere chiarimenti specifici sulla propria posizione, è consigliabile rivolgersi direttamente agli Uffici tributari del Comune in cui è situato l'immobile.