Non dobbiamo permettere che la paura del futuro ci freni

In questi giorni stiamo assistendo all'ennesimo balletto tra comitati politici e consigli comunali: referendum sì, referendum no, siamo a favore, ma siamo anche contro.
È inutile ribadire la posizione del nostro Comitato, già ampiamente spiegata. È chiaro che riteniamo questo referendum una strumentalizzazione della democrazia, ad uso e consumo di
quegli impaludatori che vogliono affossare la Nuova Pescara pur di conservare i propri privilegi, promuovendo una consultazione che, a nostro avviso, non ha i presupposti per
essere celebrata.
Questa volta, però, vorrei condividere una riflessione diversa: perché la Nuova Pescara è una necessità e non un vezzo? Perché noi cittadini abruzzesi abbiamo
bisogno che questa nuova realtà nasca il prima possibile? Sì, esatto: una necessità.
Stiamo assistendo alla trasformazione di un mondo sempre più multipolare, nel quale appare ormai evidente che, per essere competitivi, occorrono dimensioni, risorse e capacità di
incidere. Per confrontarci con un mondo che cambia rapidamente e diventa ogni giorno più competitivo, abbiamo bisogno di raggiungere quella massa critica che ci consenta di avere un
peso reale nei mercati e nelle dinamiche economiche. Pescara si affaccia sul Mare Adriatico ed è parte integrante della macroregione adriatico- ionica. Eppure, oggi non abbiamo la capacità di attrarre finanziamenti europei e investimenti in misura adeguata alle nostre potenzialità. Abbiamo persino perso la nostra autonomia portuale: i nostri porti dipendono da Ancona.
Questo lento declino, che si protrae ormai da anni, non penalizza soltanto Pescara, ma trascina con sé l'intera regione. L'Abruzzo è tra i territori maggiormente colpiti
dall'emigrazione giovanile: i nostri ragazzi sono costretti ad andare via per cercare un futuro più dignitoso, nel Nord Italia quando va bene, o addirittura all'estero.
Dobbiamo invertire questa tendenza. Dobbiamo riappropriarci della nostra dignità di abruzzesi. E lo strumento per cominciare a farlo è già lì, a portata di mano.
La Nuova Pescara esiste già nel sentimento di appartenenza dei cittadini, nelle abitudini e nella quotidianità delle persone. È una realtà che viviamo ogni giorno, anche se non è ancora
riconosciuta sul piano istituzionale. Dobbiamo soltanto darle finalmente forma. Quello che ci apprestiamo a realizzare attraverso la fusione è, prima di tutto, un investimento sul futuro e sulle nuove generazioni.
Non possiamo e non dobbiamo permettere che i campanilismi, la paura del cambiamento e l'egoismo di alcuni politici, più interessati a difendere le proprie poltrone che a costruire il
bene comune, ci impediscano di realizzare qualcosa di grandioso per il nostro territorio.
Dobbiamo far sentire la nostra voce di cittadini. Dobbiamo impedire agli impaludatori di trascinarci nel fango insieme a loro, condannando il nostro amato territorio a un lento e
inesorabile declino. Certo, è vero: la fusione presenta problemi e difficoltà oggettive. Ma quale grande progetto non ne presenta?
Abbiamo gli strumenti economici, politici e istituzionali per affrontare e superare queste difficoltà.
Allora andiamo avanti, senza paura. Non permettiamo che siano gli interessi di pochi a
decidere il futuro di tutti. Il nostro futuro dobbiamo costruirlo noi, con le nostre mani.

Marco Di Marzio, Presidente del comitato Spoltore per la nuova Pescara