Scanno Editoriali
2 Novembre 2026, 00:02
Il lunedì del direttore
RISENTIMENTI SENZA TITOLO
Roberto Grossi
Di titoli per questo articolo ce ne sarebbero tanti, ma tutti troppo “crudeli” nei confronti dell’attuale amministrazione. Nel rispetto della deontologia professionale, ho scelto, quindi, di non dare un titolo ai miei risentimenti, scaturiti dalle ultime notizie comunali.
Con la delibera del 24 ottobre 2026, la Giunta ha assegnato un contributo di trentamila euro all'Istituto Maria Ausiliatrice delle Salesiane di Don Bosco. L'Istituto ha accettato, pur a fronte della lettera di dimissioni, di rimanere disponibile per garantire il funzionamento della scuola dell'infanzia "Buon Pastore" anche per l'anno scolastico 2026/2027.
Il sistema scolastico italiano garantisce un'istruzione pubblica accessibile e gratuita per tutti. Con la Legge n. 444 del 1968 (che istituiva la "scuola materna statale"), lo Stato provvide a rendere gratuita la frequenza anche per i bambini dai 3 ai 6 anni, seppur non obbligatoria. A Scanno dal 1935 e fino all’anno scolastico 2025/2026, la scuola dell'infanzia è stata gestita come paritaria confessionale. Di fronte alla decisione delle Salesiane di Don Bosco di non poter più proseguire la gestione, l’amministrazione comunale non ha pianificato per tempo una soluzione pubblica statale, ma è ricorsa all'affidamento e al finanziamento del privato sociale come mossa emergenziale per evitare di lasciare a casa i bambini.
I trentamila euro stanziati per la cooperativa/APS “Il Girasole” rientrano nei costi di gestione del personale e delle educatrici che le paritarie, non avendo lo status di scuole statali, devono coprire autonomamente.
Per l'amministrazione comunale si è trattato dell'unica via burocratica e immediata per salvare l'anno scolastico e mantenere attivo questo presidio educativo a Scanno.
Tuttavia, questi trentamila euro sono stati attinti direttamente dai capitoli di bilancio legati ai servizi sociali (destinati al sostegno alla povertà, alle famiglie vulnerabili o agli anziani) per coprire l'emergenza di una scuola dell'infanzia privata. Nello specifico, le risorse sono state prelevate dai 54.079 euro assegnati a Scanno per il biennio 2025-2026 dal Fondo ex art. 1, comma 769, della Legge n. 207/2024 e imputati alla "Missione 12 - Diritti sociali, politiche sociali e famiglia" (Capitolo di Spesa 1255 "Coesione e Sviluppo. Potenziamento Servizi Sociali").
Dal punto di vista tecnico e contabile, la scelta del Comune si inserisce in un meccanismo noto ma profondamente divisivo. In un piccolo Comune come Scanno, con margini di bilancio estremamente ridotti, destinare una cifra simile alla gestione di una cooperativa esterna significa privare il territorio di risorse vitali. Quegli stessi fondi non potranno più essere utilizzati per finanziare l'assistenza domiciliare agli anziani, i bonus per i nuclei familiari in difficoltà economica o il potenziamento delle infrastrutture pubbliche di base.
L'amministrazione può tentare di giustificare la scelta definendo l'asilo un "servizio sociale essenziale a domanda individuale" o una struttura indispensabile per contrastare lo spopolamento. Questo artifizio permette alla Giunta di stornare legalmente i fondi, ma non cancella la responsabilità politica ed etica di aver sottratto risorse alla rete di protezione dei soggetti più fragili.
E da ciò nasce il mio risentimento, che è anche quello di molti cittadini: l'amministrazione ha scelto di sanare un proprio ritardo - ovvero la mancata pianificazione e messa a norma nei tempi dovuti di una scuola pubblica statale - scaricandone il costo economico sui fondi del welfare cittadino. Un diritto che dovrebbe essere garantito dallo Stato è stato così trasformato in un peso che grava direttamente sulle fasce deboli della comunità locale.
A rendere il quadro ancora più critico, la determina comunale non si limita al contributo di trentamila euro. Oltre a sottrarre questa cifra alla spesa sociale, l'amministrazione ha stabilito che i costi di luce, acqua e gas del primo piano del Municipio, dove la scuola è stata temporaneamente trasferita, saranno integralmente a carico del bilancio comunale.
Tutto ciò trasforma quello che doveva essere un sostegno statale per la fragilità sociale in un paracadute economico per la Giunta, che ha "risolto" l'emergenza di trentasette bambini senza scuola, pagando l'intervento privato con le risorse destinate ai più deboli.
Governare non significa mettere toppe all'ultimo minuto per evitare il malcontento imminente, rinviando i problemi strutturali. Significa programmare, stabilire priorità e proteggere chi ha meno difese. Spostare fondi dal sociale per tamponare una falla amministrativa non è una scelta lungimirante, ma una resa politica. Finché il prezzo dell'improvvisazione continuerà a essere pagato da anziani, famiglie in difficoltà e servizi essenziali, questi risentimenti rimarranno senza titolo, perché nessun titolo potrebbe descrivere adeguatamente una simile sconfitta collettiva.
Non chiedetevi dove andremo a finire, perché ci siamo già. Ennio Flaiano

