Italia Elzeviri
31 Ottobre 2026, 00:02
La dottrina dei Novissimi e le feste dei defunti e di Ognissanti
Cristina Siccardi
Ci apprestiamo a vivere due giorni importantissimi per la Chiesa cattolica: la festa di Ognissanti e il giorno dei nostri cari defunti. Come esiste una Comunione dei santi, canonizzati dalla Chiesa, esiste anche una Comunione di anime sante in Cielo, che partecipano della Gloria di Dio o che parteciperanno, poiché un numero di esse si trova in Purgatorio, ma sono già beate perché già destinate al Paradiso, dopo la purificazione che il giudizio di Dio permette per un dato periodo, che può essere accorciato dalle preghiere e dalle Sante Messe di suffragio, che rientrano in quel piano voluto da Nostro Signore, ossia, le anime in terra, attraverso le loro pratiche religiose, possono intercedere a favore delle anime del Purgatorio, viceversa, le anime sia del Purgatorio che del Paradiso possono intercedere a vantaggio di quelle in terra.
Al termine della vita si va incontro a degli stadi: la morte, il giudizio particolare (Cristo giudica l’anima), l’Inferno o il Paradiso. Questi sono i quattro Novissimi, che nell’escatologia cattolica sono le «cose ultime», in latino novissima. Nell’Antico Testamento, l’espressione latina novissima compare nell’Ecclesiastico: «In omnibus operibus tuis memorare novissima tua, et in æternum non peccabis» («In tutte le tue opere, ricorda il tuo fine ultimo, e non peccherai mai»).
Come molte altre cose della dottrina cattolica, dei Novissimi la stragrande maggioranza dei pastori non ne parlano più. Già Paolo VI, trattando dell’escatologia, denunciò l’8 settembre 1971 che quest’ultima «domina tutta la concezione della vita cristiana, della storia, del tempo, dei destini umani oltre la morte», tuttavia, «dei Novissimi pochi parlano e poco». Chi ne trattò fu Jospeh Ratzinger, fin dal suo primo corso di lezioni, nel 1957 a Friburgo e nel 1977 pubblicò Escatologia. Morte e vita eterna, che suscitò soprattutto in Germania un acceso dibattito. Ratzinger considerò questo testo la sua opera «più elaborata e accurata».
I novissimi sono un tema ormai rimosso dalla cultura cattoliberale, relativista, secolarizzata e nella predicazione non trova più spazio. Pare una beffa: la fede cristiana, basata sull’Incarnazione di Cristo, sulla Sua Morte e sulla Sua Resurrezione, nonché sulla Sua predicazione, incentrata proprio sulle conseguenze eterne a cui porta il peccato mortale, non sono più oggetto di interesse religioso. In verità, tutta la vita di fede è proiettata alla Salvezza del dopo esilio terreno… invece, la moderna religione cristiana si concentra sull’oggi, sull’immanente, sul qui ed ora.
Fino alla rivoluzione teologica del Novecento, nessuno si sognava di mettere in dubbio e in discussione i concetti di morte e di giudizio per ogni anima, nessuno fantasticava sulle realtà dell’Inferno o del Paradiso, perché tutto era fondato sulla predicazione di Gesù, sul Nuovo Testamento, sui Padri della Chiesa, sulla Tradizione del Magistero della Chiesa. Ma ad un certo punto, si è smesso di condannare gli errori teologici e sono state ascoltate e accolte le soggettive e suggestive interpretazioni di questo o quel teologo, che, seguendo le filosofie laiciste emerse dal XVIII secolo in poi e lasciandosi influenzare dalle idee protestanti, si sono arrogati il superbo diritto di dare la propria opinione, fino ad arrivare al dissolvimento delle colonne portanti che riguardano la vita futura. Quindi, la ferma dottrina delle cose ultime si è trasformata in teoria teologica da manipolare a proprio gusto e piacimento e «sotto l’influsso soprattutto del pensiero marxista, la speranza è divenuta politica» (G. M. Vian, Morte, giudizio, inferno e paradiso, le quattro (ultime) cose dimenticate, in “Domani”, 26 novembre 2023).
La predicazione nelle chiese, sempre più vuote, si è davvero politicizzata: molti parroci (il cui numero si assottiglia sempre più), sovente laureati in psicologia o sociologia, sono diventati dei politici con sempre meno seguito. La predicazione è cambiata, ma non per questo i Novissimi sono spariti. Prendiamo un esempio concreto: come l’aborto continua ad essere un omicidio, anche se la legge di uno Stato dichiara che è legittimo, così le quattro realtà indicate dai Novissimi continuano ad esistere.
L’insegnamento dei Padri della Chiesa sulle realtà ultime dell’uomo si è sviluppato attraverso la loro accurata riflessione, basata sulla tradizione orale degli Apostoli e sui Testi sacri, riflessione motivata dalla costruzione delle predicazioni e dalla loro determinata e perseverante lotta contro le eresie, alle quali bisognava dare risposte certe e sapienti, edificando in tal modo anche la teologia escatologica cattolica.
Sant’Agostino d’Ippona ha offerto uno degli studi più influenti dell’Occidente cristiano sui Novissimi, sviluppando il suo pensiero soprattutto nel De civitate Dei e nei suoi sermoni, dove si dice che l’essere umano è fatto per l’infinito e la beatitudine, in quanto «Dio stesso, dopo questa vita, è il nostro luogo». In questa prospettiva, la stessa presenza o assenza di Dio definisce la salvezza o la dannazione. Se in Paradiso c’è la perfetta armonia di beatitudine e pace, nell’Inferno c’è «pianto e stridore di denti» (dolore e rabbia), come lo descrisse Gesù e come riportato dagli evangelisti Matteo e Luca.
Il Padre e Dottore della Chiesa distingue il giudizio immediato dopo la morte dell’individuo e il Giudizio Universale alla fine dei tempi (trattato ampiamente nel libro XX del De civitate Dei contra Paganos). Giudice sarà Gesù Cristo e la sentenza separerà definitivamente i salvati dai dannati: il Pastore dividerà per sempre le pecore dai capri (Mt 25, 32-33). Sant’Agostino prende assolute distanze dalle tesi di Origene (che ipotizzava l’apocatastasi, ovvero la salvezza universale finale di tutte le creature, compreso il diavolo) e dalle concezioni dei neoplatonici, che vedevano le pene come purificatorie per chiunque. Per sant’Agostino chi muore in uno stato di aperta e impenitente ribellione a Dio si esclude eternamente dalla Sua Grazia. Inoltre, sostiene che per le anime dei credenti che muoiono con colpe lievi esiste la purificazione temporanea dopo la morte (Purgatorio) attraverso il fuoco della tribolazione e, a tal proposito, insiste molto sull’importanza del suffragio, del Santo Sacrificio della Messa, della carità della Chiesa e delle preghiere in favore dei defunti.
Torniamo, quindi, alla Comunione delle anime in terra, in Purgatorio e in Cielo, esse possono intercedere le une per le altre, richiamando l’Amore di Nostro Signore Gesù Cristo, che elargisce benedizioni, grazie, miracoli per tutti coloro che si amano in Lui. (Corrispondenza Romana)

