Italia Interventi
24 Settembre 2025, 06:24
«Uccidere i giornalisti è uccidere le nostre libertà»
Redazione
Il 23 Settembre 1985 venne barbaramente ucciso a Napoli il giovane giornalista del Mattino Giancarlo Siani da un killer della camorra perché aveva acceso la luce sulle attività criminali dei clan.
Il presidente della Repubblica ieri in occasione del 40° anniversario dell'assassinio, ha rilasciato la seguente dichiarazione.
Sono trascorsi quarant’anni da quell’agguato. La sua testimonianza vive nella società che rifiuta l’oppressione delle mafie e dei gruppi di criminalità organizzata e tra i suoi colleghi giornalisti fedeli all’etica della professione e impegnati ogni giorno in una funzione cruciale per la libertà della convivenza civile.
Quel feroce assassinio è parte incancellabile della storia e della memoria della Repubblica.
Lo animava un forte senso di giustizia sociale che si nutriva di legalità. Il suo impegno di cronista ne “Il Mattino” e nelle altre testate con cui ha collaborato era strettamente legato a valori di umanità e di civismo.
Far conoscere la realtà criminale che la camorra voleva occultare era un modo per tentare di liberare il territorio dallo strangolamento operato dalle attività illegali che ne opprimono vita e sviluppo.
Le verità raccontate sono state la ragione della spietata rappresaglia.
Il percorso giudiziario, che ha portato alle condanne di esecutori e mandanti, mostra una volta di più che gli assassini mafiosi possono essere colpiti.
Ricordare il sacrificio della vita di Siani porta inevitabilmente alla mente i numerosi giornalisti morti perché colpevoli di testimoniare la verità, di raccontare le violazioni del diritto, le aggressioni, le guerre, lo sterminio senza pietà.
L’assassinio dei giornalisti è un assassinio delle nostre libertà, di una parte di noi a cui la comunità non intende rinunciare.

