Parliamo di cose concrete

VERITÀ E TRASPARENZA

In quest’ultimo periodo, seguendo le cose che accadono nel mondo ma anche nelle nostre realtà locali e periferiche, avvertiamo un certo bisogno di “verità e trasparenza”; anche un inespresso bisogno di “lealtà”, soprattutto da parte di coloro che dovrebbero essere i garanti delle istituzioni, a livelli diversi, dai piccoli municipi ai luoghi fisici che governano le grandi potenze del mondo. Soprattutto si avverte (almeno io, personalmente “avverto” …) il bisogno di sapere se il nostro destino è quello di esser governati, diciamo così, “informalmente” ovvero se (almeno nei Paesi nei quali esiste una legge che determina le regole dei sistemi di governo) è possibile “bypassarle” come se fosse una cosa normale e non un’eccezione la cui durata è limitata nel tempo e nello spazio (se non assume, addirittura, responsabilità giuridicamente perseguibili).
 Parto da lontano. Personaggi come Putin e Netanyahu, praticamente, vivono in “libertà vigilata”, destinatari, come sono, di sentenze espresse (con relativi mandati di cattura) dal tribunale penale internazionale per crimini commessi contro l’umanità. Ebbene: non soltanto della cosa si parla poco, a livello internazionale, ma addirittura qualcuno (anche in Italia) invita esplicitamente il capo degli Israeliani a venire nel nostro Paese, “tanto nessuno penserà di arrestarti” si dice…così come si è già fatto, del resto, con tanto di polemiche inutili e di inconcludenti battibecchi ad uso e consumo di infuocati confronti sui social network e/o nei dibattiti televisivi,  non solo evitando l’arresto, ma garantendone il rimpatrio con volo di Stato; parlo della vicenda che ha visto come protagonista il leader libico Alsmari. (Altro che “cultura dell’odio”. Parliamo di cose serie).
 La verità è che così come la credibilità e la forza degli organismi internazionali generati dal clima della fine della seconda guerra mondiale a tutela di un possibile mantenimento delle condizioni di pace e convivenza civile tra i popoli sono andate, in questi decenni, scemando e perdendo di mordente, l’ipotesi della tracotanza e della forza, individuale e/o collettiva, sembra riemergere ed essere vincente. 
Ecco il ritorno della guerra (anche nel cuore dell’Europa) come possibile strumento di risoluzione della crisi dei rapporti tra i popoli. Addirittura come strumento di affermazione della presunta volontà di affermazione di uno Stato su un altro.
Ma, per parlare delle cose a noi vicine, si scopre che i sistemi di governo delle piccole realtà municipali hanno, in sé i germi della tracotanza e forse della prevaricazione, alla stregua delle osservazioni fatte poco sopra a proposito dell’evanescenza delle norme che regolano la forza gli organismi internazionali.
Un tempo, quando il sistema di attribuzione dei seggi era regolato dal metodo proporzionale (puro, senza l’elezione diretta dei Sindaci), se il primo cittadino era nell’impossibilità di svolgere il suo incarico, la maggioranza che lo aveva indicato “apriva” una crisi, ne approvava le dimissioni e lo sostituiva, senza il rischio di paralisi dell’attività amministrativa straordinaria ma anche ordinarissima, quotidiana e routinaria. 
Normalmente la cosa non accadeva senza polemiche, anzi. Le crisi spesso erano lunghe, astiose e fastidiose, ma poi, nel volgere dei tempi giusti e necessari, si risolvevano e la collettività, sia per gli interessi personali che per quelli generali, poteva continuare ad avere un punto di riferimento (formalmente individuato).
Nella presente situazione sulmonese, pur di fronte a problematiche che vanno al di là degli interessi stretti dei cittadini della città, ma coinvolgono e riguardano tutti i residenti della Vallata peligna (problematiche che investono la salubrità dell’ambiente, solo per citarne una…) si invoca (pare inutilmente) la convocazione di una Consiglio Comunale straordinario per affrontare quanto meno una discussione sull’argomento, ma non avendo la possibilità di formalizzare la richiesta in maniera corretta e “protocollarmente” giusta non credo che se ne possa far qualcosa. 
E la domanda è: la registrazione della volontà popolare è atto formale o informale.
Nel primo caso della risposta, sento di dire che la democrazia è salva; nel secondo caso direi che sarebbe millantata, offesa e gabbata. 
Ecco perché da qualche giorno Ornella La Civita (capogruppo PD a Palazzo San Francesco, Sulmona) chiede “trasparenza” e “verità” per i cittadini… (Sì, ma chi ti sente?) a.i.