UN PARTITO ISLAMICO IN ITALIA: È UN PERICOLO?

Qualche giorno fa, mi sono imbattuto con una certa inquietudine, nella notizia della nascita di una lista Islamica (MuRo 27) che correrà alle comunali di Roma nel 2027, insieme agli ex sindaci Marino e Raggi. Ho la sensazione che in Italia, così come nel resto del mondo, si stia sottovalutando la crescente influenza di correnti politiche islamiche che stanno entrando sempre più spesso nelle istituzioni democratiche (come dimostra l’elezione di Mamdani  a New York). La mia preoccupazione non nasce dal nulla: nasce da anni in cui assistiamo a continui attentati terroristici di matrice Islamica, dal massacro del 7 Ottobre in cui oltre mille civili, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi, e dalle cronache che ci raccontano di violenze domestiche e abusi sulle mogli le quali vengono considerate oggetti di proprietà del marito. 
Sono questi episodi che rendono legittimo interrogarsi sulle idee politiche e culturali di questi signori. Per questo credo che una lista dichiaratamente islamica e identitaria rappresenti un pericolo per i nostri valori, la nostra coltura e la nostra tradizione democratica. Credo, inoltre, che sia necessario continuare a mantenere viva l’attenzione su questo tema, perché stiamo imboccando una direzione pericolosa. Non perché l’Islam in sé debba far paura, ma perché le correnti che oggi si affacciano nelle nostre istituzioni non rappresentano l’’islam moderato e integrato che qualsiasi Stato civile accoglierebbe a braccia aperte, bensì quell’islam politico che in mezza Europa ha prodotto guai seri: L’esempio: l’elezione di Mumdani a New York , dovrebbe aprire gli occhi persino ai più ingenui. 
Quando una comunità religiosa diversa numericamente e politicamente significativa, non si limita a convivere, ma pretende di ridisegnare lo spazio pubblico a sua immagine e somiglianza, Succede ovunque; Francia, Belgio, Olanda, Svezia, Inghilterra. Ogni volta, lo schema è identico; prima si minimizza, poi si nega, poi ci si sveglia quando è troppo tardi. Non è razzismo. E’ semplice buonsenso. E’ ciò che farebbe qualsiasi Stato serio.