Abruzzo Editoriali
24 Novembre 2025
J.J. Rousseau e la famiglia che vive nel bosco in Abruzzo lontano dalla “civiltà”
Roberto Grossi
In questi giorni circolano nelle pagine dei giornali le varie opinioni sulla famiglia (padre, madre e tre figli) che vive “lontana dalla civiltà” in una casetta immersa nel bosco di Palmoli, per stare a contatto con la natura, in un legame con gli animali. Il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ha disposto il collocamento dei tre bambini, insieme alla loro madre, in una “comunità educativa” per un periodo di osservazione. Il provvedimento, secondo il giudice, si è reso necessario perché “la deprivazione del confronto fra pari in età da scuola elementare possa avere avuto effetti non positivi sullo sviluppo del bambino”, aggiungendo che mancano nell’abitazione le “condizioni di sicurezza ed igiene”.
Il papà dei bambini ha contestato tutto questo, sostenendo che si era lontano dalla verità.
Cosa avrebbe detto Jean-Jacques Rousseau, filosofo e pedagogista del Secolo XVIII?
Egli, come tutti gli illuministi, aspirava ad un rinnovamento radicale della società, con un ritorno alle radici stesse dell’uomo, ad una vita naturale, liberata dalle deformazioni della civiltà e della cultura. Per dare forza alle sue idee, si ritira a vivere nella solitudine della campagna, per conseguire nella semplicità di vita una più completa libertà e per fuggire dalla disuguaglianza tra gli esseri umani, responsabile, secondo lui, della decadenza dell’essere umano.
Il ritorno alla natura per Rousseau, non significa che l’uomo debba divenire un selvaggio, relegato in un bosco, ma essere nella società non con le sue passioni, ma con la sua naturale bontà, l’unica che può trasformarla e rinnovarla.
Come è possibile trasformare la società, che non annulli ma potenzi la libertà degli individui?
Rousseau così risponde: «Tutti nascono uomini liberi, la loro libertà appartiene a loro e rinunciarvi è contro la propria natura. L’uomo, che prima aveva badato solo a se stesso, deve agire in base ad altri principi e ascoltare la propria ragione prima delle proprie tendenze. L’unione vera dei singoli può fondarsi solo sul libero consenso in un patto sociale, in cui nessuno aliena la propria libertà, ma la sostituisce con i dettami della “volontà comune generale”, la sola che ha il dominio dei singoli impulsi». La società, come sostiene, si può rinnovare con la virtù e la giustizia che sono innati nel fondo delle nostre anime e aspettano solo di essere risvegliate e fortificate.
La via maestra per la riforma della società è nell’educazione.
Nell’Emilio, la sua opera pedagogica, puntualizza che bisogna educare non il cittadino ma l’uomo.
Il libro è il manifesto della nuova educazione umana, capace di ricondurre gli uomini alla genuinità dello stato di natura. Per questo il fanciullo Emilio viene educato in campagna, lontano dai vizi delle città, a diretto contatto con la natura. Non gli viene imposto nulla, ma è lasciato libero, affidato all’istinto buono e al sentimento.
Emilio non deve imparare dai libri, ma essere lui stesso scopritore della scienze. È il metodo sperimentale che entra così nell’educazione e che ancora oggi è attuato. Imparerà una quantità limitata di nozioni, ma quelle che conoscerà saranno veramente sue e avrà inoltre appreso a “non riconoscere nessuna autorità al di fuori della ragione”.
“Vivere - afferma Rousseau - è il mestiere che gli voglio insegnare. Egli non sarà un uomo specializzato e tecnicizzato, né un magistrato, né un soldato, né un prete, ma un uomo secondo natura e secondo ragione”.
Nel libro la “Professione di fede del vicario savoiardo”, espone il suo concetto di religione. Egli scrive: “Ho chiuso tutti i libri per leggere nel solo che sia aperto a tutti, in quello della natura, dove imparo a servire e a adorare il divino Creatore, … seguo Iddio nella semplicità del mio cuore, cerco di sapere quello che è necessario nella mia condotta … considero tutte le religioni istituzioni salutari”.
L’Emilio ricevette l’immediata condanna civile ed ecclesiastica. In alcuni Paesi il libro fu condannato ad essere bruciato in pubblica piazza. Fu inutile, perché molte delle sue idee sono entrate nella società di oggi.
Mi fermo qui, aggiungendo solo che non condivido quanto deciso dal tribunale dell’Aquila e di essere molto vicino alle idee di Rousseau.

