I tesori ritrovati di Frattura: il quadro salvato dal terremoto e il mistero del vecchio stemma

C'è un filo sottile ma indissolubile che lega l'arte alla memoria di un territorio. Per la comunità di Frattura, questo legame si concentra in un capolavoro scampato quasi per miracolo alla distruzione: una preziosa pala d'altare recuperata dalle macerie della vecchia chiesa di San Nicola di Bari, rasa al suolo dal devastante terremoto del 1915.
La Madonna con Bambino, Anime Sante e San Nicola da Bari
Oggi posizionato sull'altare maggiore della nuova chiesa, riaperta al culto a fine luglio, questo grande dipinto a olio è attribuito al celebre pittore seicentesco Andrea Vaccaro [1598–1670]. La scena è divisa in due mondi contrapposti: in alto, immersa in un'atmosfera celeste e circondata da angeli e nubi dorate, c'è la Madonna in trono. Porta un abito rosa e un mantello azzurro, mentre il Bambino Gesù, in piedi sulle sue ginocchia, tiene tra le mani un piccolo cardellino, classico simbolo d'arte sacra che prefigura la passione.
La composizione della gloria è racchiusa da una ghirlanda di candide nubi animate da teste di cherubini disposte a semicerchio lungo i lati e sotto i piedi della Vergine, che stagliandosi su un cielo blu con striature dorate e rosate, dà anche il titolo ufficiale alla tela: Madonna con Bambino, Anime Sante e San Nicola da Bari.
In basso, il clima cambia completamente. A sinistra troviamo San Nicola di Bari, inginocchiato con i suoi paramenti solenni, la mitra e un ricco piviale rosso, ritratto di profilo. Ai suoi piedi si notano un libro liturgico e tre sfere d'oro, che ricordano la famosa leggenda della dote regalata a tre fanciulle povere.
Nella parte destra della tela, in basso, si apre una rappresentazione cupa del Purgatorio. Diverse figure umane (anime purganti) riemergono dalle fiamme e dall'oscurità con le mani giunte o protese verso l'alto, implorando la salvezza e la misericordia divina guidata dalla Vergine e da San Nicola, che  indica con la mano la Vergine e il Bambino, svolgendo il ruolo di intercessore a favore delle anime del Purgatorio.
L'inizio della storia: una colletta del 1580
Guardando con attenzione i dettagli in basso nel dipinto, emerge una storia affascinante. Sulla sinistra si nota un cartiglio dipinto come una pergamena. Il testo in latino ci svela una verità interessante: l'opera fu realizzata nel 1580 grazie alle offerte e alle elemosine degli stessi abitanti di Frattura, sotto la supervisione dei curatori della comunità. Non fu quindi il dono di un singolo ricco nobile, ma il frutto del sacrificio collettivo di un intero paese.
Lo stemma del paese: una "F" con una storia da raccontare
In basso a destra nel quadro compare un altro elemento chiave: un antico stemma araldico incorniciato, con al centro una grande lettera "F". È l'emblema storico dell'Universitas di Frattura, l'antico comune che all'epoca era autonomo rispetto alla vicina Scanno.
Nella parte superiore dello Stemma sono disegnate tre strisce diagonali blu intenso (azzurro) su fondo bianco d'argento, mentre nella parte inferiore una grande "F" (iniziale del paese) affiancata da due piccoli triangoli geometrici che equilibrano il disegno. Il tutto è racchiuso da una cornice costituita da un elegante bordo decorato in tonalità dorate.
Dalla pala d'altare ai documenti ufficiali
La presenza di questo simbolo nel dipinto del 1580 dimostra che Frattura usava il proprio stemma civico già alla fine del Cinquecento sotto il Regno di Napoli. Ma la conferma definitiva del suo valore ufficiale arriva quasi due secoli dopo: lo stesso identico sigillo compare infatti sulla prima pagina del Catasto Onciario di Frattura, datato 8 luglio 1743.
All'epoca, la stesura del catasto era un'operazione fondamentale per registrare i beni e le tasse della popolazione. A gestirla c'erano i Sindaci e sei "deputati" eletti direttamente dal popolo (due per i nobili, due per il ceto medio e due per il popolo). Ogni atto e ogni dichiarazione dovevano recare per legge la firma degli amministratori e, a fianco delle firme dei “deputati” è disegnato proprio quel sigillo con la "F", simbolo di un'identità autonoma e orgogliosa che resiste ancora oggi al passare del tempo.