Perfetti sconosciuti e bugiardi obbligati?

Si è svolta lo scorso 29 agosto a Villalago la rappresentazione teatrale di Perfetti Sconosciuti a cura della compagnia Arianna diretta da Marisa Zurlo. La stessa, ben aderente all'originale cinematografico, è risultata assai piacevole e reale anche per il convinto ruolo svolto dagli attori. Unico neo la discontinua comprensione dei dialoghi causa la mancata amplificazione delle voci degli stessi. 
La pièce, come il film omonimo, affronta il tema  dell’esistenza sistematicamente almeno duplicata ed occultata dentro la  scatola nera  dei nostri cellulari, a cui quasi nessuno sembra poter più sottrarsi ormai.  
Nel tempo prolungato di un’eclisse, la verità della penombra smorza la luce abbagliante della menzogna, ed il mondo e le persone emergono come realmente sono: opportuniste, ciniche, false, indifferenti. 
La sceneggiatura di entrambe le opere sembra non lasciare margini di speranza, almeno per la stragrande maggioranza degli umani, alla possibilità di essere autentici, leali e veri nell’amicizia e nell’amore. Ma qual è la dimensione esistenziale che spinge ciascuno di noi a nascondere ed a mentire e che si manifesta con il bisogno di nutrire il proprio interesse e piacere narcisistico? 
Nel Simposio Platone fa dire alla sacerdotessa Diotima, che discute con Socrate di Eros, che l’Amore è possedere per sempre ciò di cui si è  privi e che è ritenuto Buono. Il Bene massimo, di cui ogni umano è mancante,  corrisponde all’immortalità ed allora l’oggetto dell’amore è l’immortalità stessa. 
L’amore è uno dei modi più accessibili per coltivare l'illusione di essere immortali. 
Allora appare chiaro che amore (ed amicizia), in quanto  dettati dalla necessità illusoria di impossessarsi dell'immortalità, sono  ineludibili. E che  l’innamoramento  è una scelta obbligata (libero è solo il soggetto a cui rivolgerla), per cui ogni amore conterrebbe  scritto il suo destino esiziale fin dall’inizio. Infatti, poiché  sempre di illusione si tratta,  essa ammette solo la condizione della transitorietà (e quindi il suo rivolgersi sempre a nuove persone, anche contemporaneamente) e, di conseguenza, la possibilità della sua ripetizione fin quando si può .
Ma è questo l’ineluttabile  destino per gli umani? Certamente no. Questa è la rappresentazione di chi, non riconoscendo la verità primaria dell'esistenza (il tempo scorre per finire) vive nell'accelerazione angosciosa conseguente, che trova illusorio e  solo transitorio  sollievo nell'innamoramento e nelle pratiche amorose, tanto da essere destinato alla ripetizione più o meno compulsiva, a partire da una condizione affettiva  di base, instabile che, comunque,  funge da salvagente ferma-tempo.
Chi accoglie, e con piacere, la verità dell'esistenza vive anche l'amore come una verità, quella di potersi  fermare temporaneamente nel tempo, sempre-con-la -stessa-persona, in una quotidiana opera di r-innamoramento, dato l'unicità irripetibile di ogni giorno. 
Ne consegue che anche la conoscenza di sé, la cura e l'affetto duraturo verso gli altri,  oltre l'onestà dei sentimenti,  sono espressioni individuali possibili solo dopo il riconoscimento della verità esistenziale assoluta: quella del tempo.
Solo al conseguente rallentamento nel tempo presente segue la durata di ogni Amore Vero. 
Chi distoglie lo sguardo da tutto questo è condannato a restare un perfetto sconosciuto ed, al tempo stesso,  un bugiardo obbligato.