QUANDO LO STATO DI DIRITTO SOCCOMBE ALLO STATO DI ROVESCIO

Finalmente una buona notizia. “L’intera area di Case Pente a Sulmona sarà sottoposta a vincolo culturale. L’iniziativa – come riportano le agenzie di stampa - è stata presa dal Ministero della Cultura in ragione dell’elevato valore archeologico del sito che i recenti scavi hanno confermato come uno dei più importanti del Centro Abruzzo.  
“I primi ritrovamenti avvennero ad opera dello studioso Antonio De Nino nel lontano 1887. I successivi scavi confermarono la presenza di un insediamento vasto e articolato – così scrive il Ministero nel provvedimento di vincolo – con tracce della viabilità, dell’abitato e della necropoli. Sepolture di epoca romana e italica furono rinvenute durante i lavori della strada per Campo di Giove. Ulteriori interventi restituirono l’iscrizione in pietra detta dei callitani  e il sarcofago di età romana contenente le spoglie di Numisina. 
“Ma è con gli scavi di archeologia preventiva tuttora in corso che il sito di Case Pente ha accresciuto sensibilmente il suo valore storico. Tali scavi, infatti, testimoniano che la Valle Peligna era abitata fin dall’età del Bronzo. Lo sancisce l’eccezionale ritrovamento delle tracce di un villaggio di 52 capanne risalente a 3500 anni fa. Una scoperta, questa, che getta nuova luce sul popolamento del territorio prima ancora della nascita di Sulmona.
“Insieme al villaggio sono state rinvenute due necropoli con complessive 169 tombe, delle quali 60 dell’età del Bronzo e le altre di epoca romana e preromana. Numerosi anche gli oggetti e gli arnesi trovati: punte di lance in metallo e in selce, collari, ramponi in ferro, boccali, vasi e corredi ceramici, ornamenti personali come collane e fibbie. Dagli scavi sono emerse anche due costruzioni di epoca romana: una villa con 15 stanze e un impianto termale, una strada romana glareata, una fornace, una vasca, un dolio e altre antiche mura.
“La tutela e la valorizzazione di questo grande patrimonio culturale deve avere la priorità su ogni altro interesse – scrive ancora il Ministero nella motivazione del vincolo -. Per questo si è deciso di creare a Case Pente un Parco archeologico e museo all’aperto che coprirà un’area di 12 ettari. Sarà possibile visitare le tracce del villaggio dell’età del Bronzo e le due necropoli.  Sarà ricostruita una parte del villaggio attraverso alcune capanne a grandezza naturale, con la riproduzione degli arredi, degli utensili e delle armi dell’epoca.
Si potrà conoscere il territorio e la vita dell’età del Bronzo facendo interagire la realtà con il virtuale tramite ricostruzioni digitali. I ragazzi, e in particolare gli studenti, potranno sperimentare direttamente un processo di ricerca e di apprendimento attraverso prove di laboratorio per la fusione del bronzo e la produzione artigianale di oggetti in uso 3500 anni fa. Per  realizzare il Parco si accederà anche ad appositi fondi della Comunità Europea”. 
Il testo che avete appena letto è quello che i cittadini di Sulmona avrebbero meritato di leggere se vivessimo in uno Stato di diritto. Ma in uno Stato di rovescio, qual è l’attuale, la tutela dei nostri beni culturali è costretta a soccombere di fronte alla prepotenza del potere economico, con l’avallo di tutti gli Enti pubblici che per legge sono invece preposti ad assicurare il bene comune. A Case Pente non vedremo mai il Parco archeologico e il museo all’aperto dell’età del Bronzo. Se vogliamo vederlo dobbiamo recarci a Montale (Modena) dove il Parco esiste dal 2004 e ha avuto un tale successo da registrare ogni anno la presenza di 15000 visitatori. 
La Soprintendenza dell’Aquila, nella visita guidata di alcuni giorni fa, ha confermato che a Case Pente sarà sottoposta a vincolo solo una piccola parte dell’area, quella della villa romana e dell’impianto termale. Il resto resterà sepolto per sempre sotto le colate di cemento della centrale Snam, a testimoniare che ciò che trionfa sempre, alla fine, è il profitto, riducendo la democrazia ad un puro simulacro.
Coordinamento per il clima Fuori dal fossile

FOTO, riproduzione di due capanne dell'età del Bronzo nel Parco archeologico e museo all'aperto di Montale (Modena).