DISINFORMARE (PER SMENTIRE?)… O DELLA POCHEZZA DEGLI “ORSOFILI URBANI"

I media schierati, per i quali la verità evidentemente è solo diffusa da una parte (pessimo modo di fare giornalismo!), hanno riportato, come fosse una verità assodata (mentre è solo teoria per naturalisti fattisi sui libri scolastici!), quanto segue in merito all’ormai annoso problema degli orsi marsicani “problematici” o, meglio, “urbanizzati”: «L’avvicinamento dei plantigradi alle zone abitate viene spesso interpretato come un segnale di carenza di cibo nell’ambiente naturale. Un’analisi diffusa dall’associazione Salviamo l’Orso fa chiarezza sulla questione, spiegando che la presenza degli animali nei paesi risponde a dinamiche differenti rispetto alla semplice ricerca di sostentamento per penuria nel bosco. Secondo quanto riportato dall’organizzazione, “quando un orso si avvicina a un centro abitato, non significa che sta cercando cibo perché nel bosco non ne trova abbastanza“. La causa principale è da rintracciare piuttosto nella facilità di accesso ad alcune risorse presenti vicino alle case. Tra le fonti di cibo facilmente accessibili rientrano i rifiuti, i cassonetti, la gestione del compost, la frutta lasciata sugli alberi e altre risorse legate alle attività umane.» E poi di seguito, tutta una serie di spiegazioni per giustificare l’impotenza delle autorità a risolvere un ormai annoso problema di cui le stesse sono indirettamente responsabili: il fenomeno emigratorio-dispersivo degli orsi, che dalla “core area” dello storico Parco Nazionale d’Abruzzo si sono spostai, disgregandosi, in mezzo centro Italia (cosa che ogni serio biologo al mondo ha sempre definitivo come fattore negativo e ad alto rischio di estinzione per qualsiasi specie animale che sia sopravvissuta in piccoli nuclei, sebbene i suddetti “esperti” lo abbiano giustificato come un successo espansivo della popolazione!) Dilungandosi poi sul comportamento opportunistico degli orsi che, a loro dire, li spingerebbe (OGGI!) verso i centri urbani, e prendendosela con i cittadini che lasciano fuori dalle loro case i cassonetti dei “rifiuti umidi” che attirerebbero gli orsi. Sebbene la ragione sia un’altra, e questa che loro ritengono una colpa e causa del fenomeno, è invece solo un civile comportamento che i cittadini hanno sempre avuto visto che un tempo li gettavano semplicemente negli orti (che poi sarebbe la stessa cosa, e che per centinaia di anni non hanno mai attirato gli orsi!).
Gli  orsi hanno semplicemente imparato a scendere nei paesi per la logica ragione che sono scesi dove vive l’uomo, perché in centinaia di anni hanno acquisito la conoscenza che se era l’uomo che gli faceva trovare campi di mais e granaglie varie nei campi agricoli, e greggi di pecore sui pascoli, ovvio che è dove c’è l’uomo che c’è quel cibo a cui si erano abituati. Semplice ed anche ovvio. E non trovandovi mais e pecore, altrettanto ovvio che siano stati attratti dai resti del cibo umano, pizze comprese (trovandolo assai più appetitoso della faggiola!). Loro sostengono (ci hanno rimbambiti con questo!) che il loro ambiente naturale è pieno di risorse naturali (faggiola, ghiande, mele selvatiche, tuberi vari e cicoria selvatica, formiche, ecc.), asserendo ovviamente una verità. Eppure gli orsi, non trovando più campi di mais e greggi di pecore, si ostinano a scendere nei paesi. Nei paesi, perché è nei paesi che vive l’uomo, e loro lo hanno sempre ASSOCIATO al quel cibo che l’uomo gli faceva trovare in montagna (lo hanno anche stabilito seri biologi giapponesi – per non dire della nota sentenza della Corte di Cassazione: se non fosse che non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire)! D’altronde, se ad un bambino gli offriamo da un lato il gelato e dall’altro un piatto di maccheroni, ovvio che il bambino scelga il gelato!
E cosa son gli orsi, se non dei bambini? Ecco, è per quanto riportato più sopra, che noi sosteniamo che questi “orsofili urbani" di natura selvaggia non hanno mai capito nulla, se non le teorie idealistiche che spopolano sui libri, di solito ispirate a situazioni di stati wilderness che in Italia non esistono più da migliaia di anni, ma che parlando di animali selvatici i libri diffondono come fossero situazioni anche nostre, mentre si riscontrano solo in Alaska, Siberia o Africa! Ma che i media sposano per partito preso, presuntuosamente convinti di “fare chiarezza”.
Purtroppo per tutti loro, in Italia, in Abruzzo, nella Marsica, se si parla di Orso marsicano, chiarezza la fanno soprattutto  i pochi agricoltori e pastori rimasti! Siamo in attesa che il prossimo weekend dalla rinominata “capitale mondiale degli orsi” (Pescasseroli) qualcuno tiri fuori dal cilindro della cultura universitaria e scientifica la soluzione dell’annoso problema di cui abbiamo fin qui disquisito!
Sperando che ci sia qualcuno che lo sappia fare, visto che negli ultimi 50 anni di convegni, incontri e conferenze sui problemi dell’Orso marsicano se ne sono vanamente tenuti più di quanti sono gli orsi marsicani sopravvissuti, senza che abbiano mai risolto nulla (PATOM, TASK FORCE, BEAR SMART ecc. compresi)!

P.S. Alla suddetta 29° Conferenza Internazionale degli studiosi di orsi sono stati almeno invitati i biologi giapponesi che hanno affrontato, capito e risolto con saggezza lo stesso problema?