Il lunedì del direttore

Quel pomeriggio del 28 agosto scorso al Consiglio Comunale di Scanno

Il Consiglio comunale si è aperto con l’arringa del sindaco, l’avvocato Giovanni Mastrogiovanni, presente in carrozzella dopo il recente incidente in moto. Arringare significa pronunciare un discorso persuasivo ed esortativo: è una prassi tipica dei legali a chiusura di un processo, ma si adatta a qualunque intervento appassionato volto a convincere chi ascolta.
Mastrogiovanni è un avvocato dalla spiccata dialettica. Tuttavia, se la sua oratoria risulta efficace in un tribunale, lo è meno in un Consiglio comunale con consiglieri "politicanti", ben addestrati nel politichese, ma poco sensibili alle discipline umanistiche.
La politica, nella sua accezione filosofica, mira a realizzare l’armonia e la felicità della comunità, basandosi sui concetti di Giustizia e Bene. La politica dei politicanti, invece, è pura gestione del potere autoreferenziale, finalizzata a interessi personali o di partito. 
A garanzia di questa tesi chiamo in causa Luciano Violante e Carlo Alberto Tregua. E, per dirla con Oriana Fallaci, la politica attuale non è più quella delle idee.
Le accuse rivolte dall'opposizione alla Giunta, e per essa al Sindaco, si sono concentrate sull'inerzia dei suoi otto anni di amministrazione, in particolare sulla scuola e sulla mancata ripartenza della seggiovia. Ne è scaturito un acceso diverbio, che ha rasentato la teatralità.
In un piccolo Comune credo che il compito principale di un Sindaco sia tutelare la tranquillità dei cittadini ed evitare i conflitti, oltre a garantire l’ordinaria manutenzione. In questi contesti si usa dire: "meno si fa, meglio è". Basti pensare alla vicenda della statua del pastore: stiamo ancora litigando sulla sua collocazione! Figuriamoci cosa accadrebbe con opere strutturali capaci di intaccare le abitudini o gli interessi di qualcuno. Il rischio è che si finisca per lasciare tutto com'è, pur di non incrinare equilibri storici e radicati nella tradizione.
Nei piccoli paesi, infatti, i progetti si bloccano spesso a causa di ricorsi dettati da rivalità personali o dall'opposizione di certe associazioni, per non parlare dei soliti detrattori che criticano ogni iniziativa ergendosi a depositari della Verità assoluta.
Progettare con oculatezza significa individuare a priori le reali necessità del paese. È fuorviante rincorrere opere faraoniche per attrarre un turismo che il territorio non è in grado di sostenere. È su questo che il confronto tra istituzioni e cittadini dovrebbe farsi serrato, anziché sprecare tempo a tramare per far cadere l’amministrazione salvo poi fare marcia indietro.
Ai tre consiglieri usciti dal gruppo di maggioranza nello scorso febbraio chiedo: sapevate perché alcuni progetti importanti, lasciati in eredità dalla precedente amministrazione, si erano arenati? E soprattutto (essendo uno di voi persino capogruppo), cosa avete fatto per evitarlo? Più che sulla votazione del bilancio, è su questi nodi che avreste dovuto far sentire con forza la vostra protesta.
Sindaco, indossi la toga e difenda le istituzioni dai ricatti! La decisione di dimettersi spetta solo a lei, non ai "separatisti". Scelga di tornare a casa a testa alta piuttosto che farsi logorare da continue ritorsioni, svilendo la dignità del suo ruolo. Lo faccia! Con la sua caduta cadranno anche loro, perché la regola parla chiaro: “simul stabunt vel simul cadent” (insieme staranno oppure insieme cadranno).
E poi? I cittadini di Scanno capiranno, se a mandarli a casa sarà lei.