Comunità a cena o cena sociale?

Si è svolta nella serata dello scorso martedì 11  la cena sociale organizzata da un’ Associazione Locale. L’iniziativa ha raccolto un significativo riscontro di adesioni nell’accogliente  atmosfera di una calda serata d’agosto in piazza.
La stessa ha avuto il non trascurabile pregio di mettere insieme a tavola famiglie intere, allargate a cerchie di amici che si ritrovavano per l’occasione. Anche il menù stesso  è risultata di buona fattura. Ma il piatto forte, già preannunciato,  che ha preso rapidamente e prepotentemente la scena è stato uno scontato gioco a quiz, mutuato (immagino)  da quelli che quotidianamente affollano  buona parte dei programmi della TV commerciale. L’effetto, guidato dall’imbonitore d’occasione con patina socratica, è stato quello di trasformare magicamente il convivio  in una televisione a cielo  aperto, con tanto  di gruppi pronti a competere per il conseguimento di un fantomatico premio finale. Ogni precedente dialogo e confronto personale è stato, di conseguenza, malamente silenziato dalla banalità del nuovo scenario  e dall’arroganza dei decibel incalzanti.
Pertanto non mi è rimasto che lasciare piazza ed amici. 
Chi organizza degli eventi non è consapevole, evidentemente, che gli stessi non galleggiano nel nulla ma si svolgono sempre all’interno di cornici temporali. Una cena  tra amici, conoscenti, paesani cade nella dimensione temporale del rallentamento, della comunione che segue alla condivisione di gusti e narrazioni.
L’improvviso irrompere del modello televisivo,  con il suo format  più scontato (il telequiz) dallo share facilmente vincente, trasforma quel tempo lento in brusca accelerazione,  potenziata ulteriormente attraverso la promozione della competizione. E l’accelerazione (quella che normalmente promuovono gli strumenti tecnologici, dalla TV ai devices assemblati con AI) è tutt’altro che un toccasana di cui non c’è alcun bisogno, anche a Villalago, come ricordato in una riflessione di pochi giorni fa. 
Così una positiva  iniziativa ha ospitato tanto la contraddizione temporale di rallentamento ed accelerazione quanto quella esistenziale di salute e malattia, rispettivamente. 
Se ogni rallentamento è sicuramente benvenuto. lo stesso non si può dire di ogni accelerazione. L’auspicio (anche se la diabolicità di ogni accelerazione  è la perseveranza) è che ai futuri  inviti a cena l’ospitante conservi  il buon gusto di rinunciare ad accendere la televisione o i suoi surrogati, non proprio benefici.