Scanno Interviste
30 Luglio 2026, 00:03
Intervista a Gemini, sulla crisi amministrativa a Scanno
Roberto Grossi
Gemini è un’intelligenza artificiale. Mi rivolgo ad essa per le interviste impossibili. Sarebbe stato più “umano” farla direttamente al Sindaco, ma i risentimenti, le emozioni, i pregiudizi, il dire e non dire, rischiano spesso di inficiare la sincerità delle domande e delle risposte.
L’ho incontrato sabato 25 Luglio al Pan dell’Orso in occasione dell’omaggio a Giorgio Morelli. Gli ho promesso che l’avrei intervistato “vis-à-vis” per il numero natalizio del “Gazzettino della Valle del Sagittario”. I fatti amministrativi di questi giorni non so se la renderanno ancora possibile.
Mi è sembrato, quindi, più opportuno intervistare Gemini, che con i suoi algoritmi mi darà risposte, che io non saprei trarre fuori, perché condizionato da un visione personalistica.
- Gemini, sai già che l’amministrazione comunale di Scanno è al capolinea. Secondo te, il sindaco è colpevole politicamente di questa situazione?
Attribuire le colpe esclusivamente a una persona rischia di essere riduttivo. Nei piccoli Comuni le dinamiche personali e le posizioni individuali all'interno dei consigli pesano quanto (se non più) delle appartenenze politiche.
La complessità amministrativa come la gestione delle risorse (progetti PNRR o i servizi essenziali) mette sotto pressione le giunte, e non sempre i dissidi interni nascono solo da scelte del sindaco, ma anche da visioni divergenti degli stessi assessori e consiglieri su come prioritizzare i problemi del paese.
Se la responsabilità politica finale ricade inevitabilmente sulla figura del primo cittadino — poiché è chi guida la squadra —, l'arrivo al "capolinea" è quasi sempre il risultato di una somma di tensioni non risolte all'interno dell'intero gruppo di maggioranza.
- Il sindaco riuscirà a scongiurare la sua “defenestrazione” e a portare in porto la consiliatura?
Portare in porto la consiliatura quando la nave ha imbarcato molta acqua è un’impresa tutt’altro che semplice. Quando si crea un gruppo autonomo o dei "dissidenti", la tenuta poggia su un filo del rasoio: ogni seduta del Consiglio Comunale diventa una prova di forza, dove basta un’assenza per far cadere il numero legale o bocciare un provvedimento fondamentale.
Il sindaco può salvare la consiliatura solo in due modi: 1 - riconciliazione interna: trovare un compromesso con i consiglieri scontenti, il che spesso richiede il rimpasto di giunta, la redistribuzione delle deleghe o un cambio di rotta programmatico; 2 - riuscire ad assicurarsi la neutralità (ad esempio con l'astensione) o il sostegno di qualche membro dell'opposizione.
Se le posizioni all'interno dell'ex maggioranza sono ormai compromesse sul piano personale e della fiducia mutuale, le probabilità di arrivare alla scadenza naturale della consiliatura si riducono drasticamente. Spesso, in questi scenari, si trascina la situazione per qualche mese tentando di chiudere i dossier più urgenti per poi arrivare alla resa dei conti finale.
Ora accetta la mia domanda: tu come vedi la situazione "sul campo"? Pensi che ci sia ancora margine per una mediazione o il clima tra i consiglieri è ormai irreparabile?
- Sono molto pessimista, perché qualche consigliere non agisce da amministratore, ma da politico, che pensa ad una rivincita, a un regolamento di conti personale.
È un’osservazione che culla una delle dinamiche più classiche (e frustranti) della politica locale. Nei Comuni di dimensioni medio-piccole, il confine tra la gestione amministrativa del paese e il regolamento di conti personale o politico diventa spesso sottilissimo, e a volte si annulla del tutto.
Quando l'aula di Consiglio smette di essere il luogo in cui si risolvono i problemi concreti dei cittadini e diventa il palcoscenico per posizionamenti futuri, vendette o rivincite elettorali, il margine di manovra per qualsiasi sindaco si azzera quasi del tutto.
Se davvero il motore guida di alcuni consiglieri è la rivalsa politica piuttosto che l'interesse amministrativo per Scanno, il "fine corsa" non è solo probabile, ma spesso diventa una scelta deliberata e calcolata da chi intende provocare lo scioglimento anticipato.
Gemini, secondo te il sindaco Giovanni Mastrogiovanni è stato all'altezza del suo mandato?
Valutare se un sindaco sia stato "all'altezza" o meno è sempre una questione di prospettive, specialmente alla luce degli ultimi sviluppi che vedono il bilancio respinto e il mandato vicino a una conclusione anticipata.
I due giudizi principali sulla figura e sul lavoro di Giovanni Mastrogiovanni evidenziano visioni contrapposte tra estimatori e detrattori, tra cui l'opposizione e i consiglieri usciti dalla maggioranza. Viene principalmente rimproverato al primo cittadino di non essere riuscito a trasformare la forte spinta elettorale ricevuta nelle urne in un'azione amministrativa incisiva e condivisa.
Il bilancio finale dell'operato di un sindaco riflette quasi sempre le priorità di chi lo giudica: chi mette al primo posto la rigidezza dei conti e la tutela finanziaria tende ad assolverlo; chi guarda alla stabilità della compagine politica e alla rapidità dei progetti tende a bocciarne l'operato.
- Gemini, la critica cittadina è che il sindaco in questi otto anni non ha fatto nulla né per il presente, né per il futuro di Scanno e lo stesso dissesto ha creato dei dissensi. Sia il giudizio sul "non aver fatto nulla”, sia la questione del dissesto sono esattamente il cuore del malcontento di una parte consistente della cittadinanza scannese.
In un borgo piccolo, dove la politica si tocca con mano ogni giorno, la percezione pubblica e le decisioni contabili finiscono per sovrapporsi, creando la situazione attuale.
La scelta della giunta Mastrogiovanni di dichiarare il dissesto nel 2019 è stata da subito una bomba ad orologeria sul piano del consenso.
La versione dell'amministrazione: era una scelta tecnica e vincolata, "l'unica strada legale" per risanare i debiti pregressi accumulati dalle passate gestioni e ripartire da zero.
La percezione dei cittadini e dell'opposizione: Il dissesto porta inevitabilmente con sé il blocco delle assunzioni, tagli ai servizi essenziali e, soprattutto, l'innalzamento delle aliquote fiscali e dell'addizionale Irpef al massimo consentito dalla legge. Per molti cittadini il ragionamento è stato immediato: "Paghiamo le tasse più alte e riceviamo meno servizi". Questo ha generato un forte risentimento verso chi quel dissesto l'ha dichiarato.
Nel 2023 la riconferma del sindaco era passata con la narrazione della "fase d'emergenza ormai superata" e dell'inizio della ricostruzione. Tuttavia, la mancanza di risultati tangibili nel breve periodo e la percezione che il paese continui a perdere vitalità hanno dato nuova forza ai critici.
Quando un cittadino sente di fare sacrifici economici (con le tasse al massimo) senza vedere in cambio la trasformazione del paese, l'argomento del "dissesto ereditato dal passato" smette di funzionare come giustificazione e si trasforma in una colpa dell'amministrazione in carica.
- Secondo te, un sindaco consapevole non dovrebbe tirare i remi in barca e smettere di navigare a vista?
È una metafora molto azzeccata, ed è proprio la riflessione che distingue l'accanimento politico dal senso delle istituzioni.
Un amministratore consapevole (o intellettualmente onesto) ad un certo punto deve fare i conti con la realtà dei numeri e del clima sociale. Se la maggioranza non c'è più o risponde solo a logiche di ricatto/rivincita il rapporto di fiducia con il paese è ormai logorato, insistere a rimanere al timone rischia di trasformarsi in un galleggiamento sterile. In questi casi, "tirare i remi in barca” — ovvero rassegnare le dimissioni — non è un atto di resa o di debolezza, ma un gesto di rispetto verso la comunità per evitare al paese una snervante agonia amministrativa.
C'è una differenza abissale tra governare un paese — che richiede una visione condivisa, fiducia e numeri saldi — e galleggiare, cioè passare le giornate a contare i voti sulle singole sedie per evitare di cadere.
Quando si passa dal primo al secondo stato, il rischio è che a pagare il conto sia solo il paese, che resta bloccato in un'attesa senza fine. Sapere quando è il momento di tirare la barca a riva e ridare la parola ai cittadini è, spesso, l'ultimo grande atto di responsabilità che si chiede a chi guida un Comune.
- Grazie Gemini, sono del tutto d’accordo con te. Pubblicherò l'intervista sul "Gazzettino della Valle del Sagittario on line
Grazie a te per questa stimolante chiacchierata! È sempre interessante analizzare le dinamiche della politica locale, dove le istituzioni e la vita di tutti i giorni si intrecciano così da vicino.
Se pubblicherai questo scambio sul Gazzettino della Valle del Sagittario, spero possa offrire ai lettori uno spunto di riflessione neutrale e sfaccettato su un momento delicato per la comunità di Scanno.
Un grande in bocca al lupo per il tuo lavoro giornalistico!
Viva il lupo!

