Sfaccettature di Cocullo

Le chiese di Cocullo nel 1356

Con i rispettivi “curatori”, citati dal vescovo Silanis nella visita pastorale  di quell’anno

Dp: Benedictus de S. Mercurio ht. Eccl:m S. Mercurii que ht. curam animarum; dixit quod est portator armorum. Thomas  Gentilis Iacobicci diaconus. Dp:Raynaldus Oddorisii semel eques esse...
Dp:Berardus de S.Angelo ht. Ecc: S. Angeli q. ht. curam anim: Thomas Gentilis est portator armorum.
Dp.Cosmatus de S.Mercurio ht. Ecc: S.Angeli q. h. cur: anim: fuit defectuosus in offitio.
Raynaldus Oddor. fuit defect:in officio et aliis,non per omnia.
Dp: Rayn: Gulliellmi de Cucullo ht. Ecc.m S. Egidii q. h. curam animarum, et eget reparatione, qui scivit officium. Dixit se audivisse dici q. dp. Ray. t: C:.
Masia Ber: Melioris dimisit virum suum Matheum Rogerii.
Dp: Petrus. Dx. qd. dp: Ray: Gllmi est mercator... dx. etiam q. d. a Masia non moratur cum viro suo.
Dp: Thomas Leonis ht. Ecc:m S.Egidii q. ht. curam animarum. Dix: qd: dp: Rayn. tn. C. extra domum et qd. fecit ei tunicam. et q: Ray: Gllmi emit granum et vendit, et dp. Rayn: Oddorisi dix: etiam q. d. Masia dimisit virum suum.
Blasfematores Nicolaus Simonis, Amicus Angeli de Cicco. Ma...
Dp: Nicolaus de S. Amico ht. Ecc: S. Amici q. e. Parocchialis.
Dp. Bar. de S. Amico ht: pr: Ecc: S. Amici cum pred: Nicolao.
Dp. Benedictus de S.Petro, ht. Ecc: S. Petri () que ht curam anima rum, portavit aliq: arma et ths.
Thomasius Gentilis Iacobicci et Ber: Thom. vaptazir noluerunt venire.
Gentilis Iacobi diac: de S. o Amico defectuosus fuit in officio.
Dp. Nicol: Ray: ht. Ecc: S. Nicolai q. ht. curam anim: et eg: reparatione.
Dp. Iacobus Ricci ht. Ecc: S. Magni, ruralis, eg: reparat:
Solverunt tr: XX.
 
Da San Mercurio a San Magno
La visita pastorale del 1356 forse relazionò la missione più importante per la Diocesi a cui apparteneva Cocullo. Credo che sia utile ricordare questo particolare: pare che la vista sia stata ordinata non dal vescovo sibbene dall’abate di Montecassino in attuazione del programma di papa Bonifacio VIII inteso ad addolcire il malcontento sviluppatosi in questa zona peligna che, influenzata dalle teorie dell’abate Gioacchino da Fiore, non voleva adattarsi ai tempi nuovi restando fedele alle intenzioni iniziali del pontefice Celestino V. Infatti costui non intendeva accettare il lusso anche se, alla fine, si piegò alla volontà di Francesco D’Assisi restando fedele alla Chiesa ufficiale rinunciando però al papato. Insomma i seguaci di Francesco, soprattutto l’Ordine dei Minori, furono il compromesso tra Bonifacio e Celestino: frate Silanis era frate francescano dell’Ordine dei Minori e non è un caso che molti di questi chiedessero all’abate della Maiella di essere inquadrati nella Congregazione dei “Poveri Fratelli dello Spirito Santo” di don Celestino.
Delle chiese enunciate ricordo quella di San Magno, poiché di essa restavano ruderi fino a poco tempo fa un rozzo disegno pergamenaceo rinvenuto nell’Archivio Comunale di Cocullo indica la via campestre a quella chiesa intestata e riportata con il nominativo dialettale “Sant’ Mann’”.
Nella visita pastorale del 1356 il vescovo della Diocesi di Valva e Sulmona elencò, salendo dalla frazione Casale a Cocullo, le chiese di “Cuculum cum villis” (evidentemente ne omise qualcuna ed altre di frazioni scomparse: per esempio la chiesa di San Magno era sorta nella campagna della località che tuttora è conosciuta con il nome “Sant’ Mann’”, dove termina una via campestre che è disegnata in una pagina isolata e precedentemente facente parte forse del “Libro de Conseglio”.
Venendo dal Casale (non nomina la grangia di San Giovanni in Campo perché questa dipendeva dai Benedettini di Montecassino), cita la chiesa di San Mercurio, che doveva sorgere all’uscita dei Casali in direzione di Cocullo, vicino ad un ponticello sito dopo una decina di metri dalla grangia; poi il vescovo segnalava la chiesa di Sant’Angelo, forse in una zona, risalendo verso Cocullo; segue la chiesa di Sant’Egidio e quindi probabilmente siamo entrati nella parte bassa di Cocullo; poi la chiesa di Sant’Amico (parrocchiale); ancora, la chiesa di San Pietro, il cui curato Don Benedetto portò oggetti religiosi e teche (pure le chiese di San Mercurio e di Sant’Angelo avevano avuto, ma soltanto, oggetti religiosi dal cavaliere Tommaso Gentile Jacobicci: la stirpe di Jacopo?); segue la chiesa di San Nicola, che doveva sorgere nella parte settentrionale di Cocullo; e infine la chiesa rurale di San Magno, decisamente molto più a nord del paese, in aperta campagna.
SANT’ MANN’
San Magno nacque a Trani (Puglia) e fu martirizzato presso Ceprano (Basso Lazio) una cinquantina di anni dopo. Il “Martirologio Romano” ricorda San Magno vescovo di Anagni. La sua famiglia non era agiata e lui, ancora adolescente, fu avviato alla pastorizia, un lavoro svolto nella serenità e nella contemplazione che presto trasformò Magno in pastore di anime.
L’impero romano aveva imposto la sua pace sorretta da un paganesimo che ormai si sentiva sopraffatto da una nuova religione, e non gli restava che infierire sui primi Cristiani. Il futuro martire fu costretto a fuggire dalla città natale, dove aveva fatto già proseliti: conosceva gli antichi tratturi e ne seguì la direttrice sulla Via Latina verso Roma anche perché in lui era più forte il desiderio di visitare la tomba del principe degli apostoli che il terrore dei persecutori.
La transumanza si era cominciata a praticare ancora prima del dominio romano, ma non era organizzata; ebbe; fu organizzata in modo molto rudimentale dai Romani quando si accorsero che quel traffico poteva costituire una grossa entrata anche per lo Stato ed imposero ai proprietari delle pecore transumanti un tributo, il “vectigal”, cioè una imposta indiretta per quella specie di affitto del suolo (“calle”) su cui transitavano gli animali e che avevano evocato il “ver sacrum” anticipando i tratturi disegnando i tracciati delle future ”viae publicae” (strade consolari); ulteriore incremento vi fu alla caduta dell’impero romano in quanto tanti cristiani perseguitati, uscendo dai loro rifugi, riorganizzate le attività consuete, ripopolarono in libertà i tratturi e sostituirono le edicole pagane con quelle cristiane fra  cui più tardi prevalsero le chiese intitolate alla Madonna[1], che divenne poi la Madonna dei pastori.
 
A Cocullo nel 1356 esisteva una chiesetta rurale intitolata a San Magno[2] e dalla Ciociaria, nel giorno in cui si celebra la festa di San Domenico, sono sempre giunti i pellegrinaggi più nutriti. Nel suo lungo girovagare, il benedettino San Domenico fu uno dei primi riformatori religiosi stigmatizzando la sfacciata e profana ingerenza dei chierici troppo… secolari anche in Ciociaria.
A San Magno sugli antichi tratturi facevano compagnia i pastori che incontrava come dei cari conoscenti: lì solo i persecutori non lo avrebbero riconosciuto; e poi veniva da così lontano… Infatti gli andò bene, ma soltanto durante la breve permanenza nel “Centro del Cristianesimo”. Infatti sulla via del ritorno, fermatosi a diffondere la parola di Dio in una vasta area che comprendeva anche le attuali regioni vicine, i legionari pagani lo scovarono in una grotta mentre catechizzava i suoi seguaci accovacciati intorno a lui. Questi riuscirono a fuggire, ma lui si fece prendere (una versione vuole che il Santo restasse volontariamente immobile a pregare per obbedire a un disegno divino): invitato inutilmente ad abiurare, fu trascinato nella campagna di Ceprano e decapitato. Le reliquie nel IX secolo furono traslate nella non lontana Veroli; ma esse non ebbero pace per la profanazione, avvenuta nello stesso secolo, di cui furono autori i Saraceni, i quali prima le dispersero e poi, avuto sentore che gli Anagnini avrebbero desiderato averle, le raccolsero e le offrirono a prezzo d’oro. Così quelle andarono a finire nell’ attuale cripta della Cattedrale di Anagni, cripta nella quale l’altare in cui sono custoditi i suoi resti mortali si trova nel punto centrale.
La figura di San Mago sembra un po’ evanescente per alcune somiglianze con le vicende di altri santi, ma sono sconcertanti alcuni caratteri che la contraddistinguono: il primo martire-pastore, i patronati attribuitigli in centri molto lontani fra loro dal Piemonte alla Puglia, l’ubicazione centrale nella cripta della Cattedrale di Anagni, l’iconografia, Addirittura a Cittaducale (provincia di Rieti) il 19 agosto, giorno del martirio di San Magno, si celebra la festa di questo Patrono proprio quando partivano i pastori del Terminillo per svernare nel Sud magari verso il Tratturo Magno (L’Aquila-Foggia). L’importanza dei toponimi è sottolineata, pure in questo caso, dal fatto che nel 1356 Don Giacomo Ricci aveva cura delle anime nella chiesa rurale di San Magno di Cocullo: una presumibile scorciatoia frequentata dai pellegrini che scendevano al “pago” cocullese per la festa di San Domenico attraversava una località montana che è nota come “San Magno” (dialettalmente detta “Sant’ Mann'”).
 
In definitiva mi sembra di poter concludere che San Magno trasformò e ingentilì il testimone, in chiave cristiana, lasciato da Ercole impersonando il primo martire-pastore, che proprio per lo svolgimento dell’attività pastorizia (potremmo dire anche pastorale!) anticipò l’ “ora et labora” benedettino.

 Note
[1] Qualche secolo dopo la Madonna dei pastori sarà la Madonna delle Grazie.
[2] Già nel 1183 la chiesa di San Magno era stata citata nella Bolla di papa Pasquale II tra le chiese di Cocullo.