IL SINDACO, IL “PRINCIPE” E LO SCIVOLONE DELL’OPPOSIZIONE

I consiglieri dell’opposizione al Comune di Sulmona ci tengono a far sapere che “hanno preso le distanze” dalla contestazione, a loro dire “eccessiva” e “scomposta”, messa in atto dai cittadini domenica scorsa in occasione della “visita istituzionale” di Emanuele Filiberto di Savoia.
Non spiegano, però, in cosa consisterebbe l’asserita eccessività e scompostezza. Forse nel fatto che i cittadini hanno cantato “Bella Ciao”? Oppure nel fatto che dalle persone presenti sono partiti spontaneamente dei fischi verso il “Principe” e il Sindaco Titabassi? Cosa avrebbero dovuto fare i cittadini, accogliere il Savoia con applausi e mazzi di fiori?
Ancora più grave è l’affermazione, sempre della minoranza, che il comportamento dei cittadini avrebbe danneggiato la città di Sulmona. Siamo al rovesciamento della realtà. Non è il Sindaco Tirabassi che, con la sua improvvida iniziativa, ha prodotto un danno morale, politico e storico ad una città medaglia d’argento della Resistenza antifascista e che ha visto nascere la Brigata Maiella decorata con medaglia d’oro. No, sarebbero i cittadini che hanno prodotto il danno, proprio coloro che hanno contestato il Sindaco per il suo comportamento anticostituzionale.
I consiglieri di opposizione dovrebbero piuttosto spiegare dov’erano domenica 12 luglio. Era quella l’occasione giusta per chiedere al Sindaco le dovute spiegazioni della sua sconsiderata decisione. Era quella l’occasione giusta per presidiare il Comune, espressione delle Istituzioni democratiche, e per testimoniare che con la Monarchia il discorso è stato chiuso il 2 giugno 1946. Ma questo loro non l’hanno fatto. Hanno preferito ritirarsi sull’Aventino. Se questo è il loro modo di fare opposizione, Tirabassi può stare tranquillo: mangerà tutti i panettoni della sua sindacatura.
Ci si poteva attendere, magari, una reazione della destra, ma un attacco simile da parte di chi si qualifica di sinistra è uno scivolone inaccettabile. A questo punto è legittimo pensare che le distanze le hanno prese dal mandato che gli è stato conferito dagli elettori di Sulmona.
Domenica si era lì ad attendere non il privato cittadino Emanuele Filiberto che, in quella veste, può venire a Sulmona quando e come vuole. Ma “Sua Altezza Reale”, così come da invito istituzionale del Sindaco. E’ qui la radice della contestazione. Solo In seguito alla protesta, civile e nonviolenta, dei cittadini hanno cercato di correre ai ripari parlando di “visita privata”. Ma se fosse stato davvero così, cosa ci faceva quella delegazione di monarchici al seguito del “Principe”?  Delegazione monarchica alla quale è stato aperto non solo il Comune ma anche altri luoghi simbolo della città, mentre ai sulmonesi sono state chiuse le porte in faccia.
Ma davvero dobbiamo credere che Emanuele Filiberto sta girando l’Italia come un comune cittadino? Due giorni dopo essere stato a Sulmona il “Principe” è stato a Viterbo dove, in un incontro pubblico ripreso dalle emittenti locali, egli ha giustificato l’operato del bisnonno Vittorio Emanuele III. Ha detto che la sua precipitosa fuga da Roma il 9 settembre 1943 è stato un semplice trasferimento; e, parlando del referendum costituzionale, ha usato l’espressione “vittoria tra virgolette della Repubblica”. Sono parole di un semplice cittadino? Forse, con il fatto che tra un anno si vota, qualche domanda dovremmo porcela.
 Mario Pizzola, Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile