Interventi
2 Giugno 2026, 00:02
SOSTENIBILITÀ INTEGRALE?
Dopo lo “Scandalo Adelasia” lo scandalo Aree Protette!
Franco Zunino, segretario AIW
SOSTENIBILITÀ INTEGRALE? La cosa viene da un Parco che non doveva mai nascere, se l’Italia fosse un paese serio, e la politica non avesse voluto mettere naso anche dove non gli compete, e che per farlo sostituì le comunità montane con gli enti parco, e che, come gestiva le comunità montana, ora vorrebbe gestire gli enti parco, volutamente ignorando le due diverse finalità.
Come non spiegare se non così la presa di posizione del Presidente del Parco Regionale dei Castelli Romani che ha lanciato un programma di “Linee guida per la sostenibilità integrale”? Cos’è la sostenibilità integrale secondo il suddetto presidente? Eccola in poche parole, stralciate da una più lunga e prolissa illustrazione che rischia di condurre ad una scandalosa e nefasta situazione per tutte le nostre aree protette. Perché secondo questo argomentare si finisce per capire che le aree protette, “protette” non saranno più! Vediamone le parti più salienti:
«La conservazione, da sola, rappresenta un’azione prettamente difensiva: per evolvere verso un approccio proattivo, che la liberi da una prospettiva di pericoloso assedio, è necessario che la tutela dell’ambiente interagisca con le dinamiche sociali ed economiche dei territori.»
«Iniziativa, responsabilità e pianificazione a lungo termine permettono di gestire il cambiamento e orientarlo, offrendo soluzioni che guardino all’ambiente come un sistema di relazioni e di vita, dove l’uomo non è il nemico da tenere lontano ma parte della natura stessa».
«Per essere sostenibile nel lungo periodo- prosegue Boccali- la tutela deve generare valore. L’opera di sola conservazione- passaggio cruciale delle Linee Guida- può sottrarre risorse all’uomo in modo drastico, generando resistenza sociale e povertà economica e diventando, di fatto, insostenibile già nel breve periodo. Se un bosco è protetto perché crea lavoro (turismo responsabile, gestione forestale sostenibile, ricerca), quella protezione durerà per sempre. Se è protetto solo per un divieto, prima o poi qualcuno infrangerà quel divieto, anche solo per necessità».
«Lavorare per consolidare un modello che unisca la tutela della biodiversità alla valorizzazione delle filiere economiche, turistiche e agroalimentari»
«Tutelare insieme, passando da un approccio passivo, in cui la natura è separata da un ideale recinto “per il suo bene” a un approccio relazionale, nel quale l’uomo non è un nemico della natura ma parte di essa. La coesistenza non nasce da sola e non si regge solo sulla buona volontà, richiede prevenzione, regole, risorse, controlli, responsabilità condivise; – Favorire l’adozione di pratiche che restituiscano valore agli ecosistemi (es. riforestazione, tutela della biodiversità), andando oltre il divieto di “non inquinare”; – Promuovere equità, inclusione, benessere e salute delle persone come valori fondanti. Non può esserci tutela della natura se a danno degli equilibri sociali e se essa viene percepita come ingiustizia sociale, sia da parte degli operatori che di soggetti esterni al mondo green.»
«Vivere i territori indirizzando le attività verso la compatibilità con l’ambiente, facendo del patrimonio naturale il valore aggiunto per le produzioni di qualità, evidenziandone il legame con il territorio e le sue caratteristiche specifiche»
«facilitare la transizione da una conservazione passiva a una concezione rigenerativa dove la natura è partner delle attività umane, le caratterizza e le rende immediatamente riconducibili al contesto territoriale. La natura non deve essere vista come un limite esterno alle attività umane, ma come l’infrastruttura vitale dentro cui l’uomo opera […] si deve però incentivare l’adozione di processi produttivi che integrino i cicli naturali, garantendo che l’impronta umana lasci il capitale naturale intatto o arricchito per le generazioni future.»
«La vera tutela non si attua separando l’uomo dall’ambiente, ma educando l’uomo ad abitare la natura. È tempo di passare dalla difesa passiva alla sostenibilità integrale».
In sintesi, del prolisso argomentare, a leggere bene queste finalità, si ritorna alle aree NON protette; ovvero si gestiranno le aree protette come se protette non lo fossero! In altre parole, esse verrebbero abrogate di fatto! Ma peccato che non sia mai stata questa la ragione per cui al mondo a partire dalla seconda metà del secolo XIX, se non in Italia, almeno in molti paesi esteri si idearono le “aree protette”! Il cui scopo è sempre stato quello di porre impedimenti all’uomo nelle sue attività colonizzatrici e utilizzatrici, non per favorirle!
Sembra quasi incredibile in questo 2026 leggere queste cose; una specie di marcia all’indietro che, partita dagli anni ’90 del secolo scorso, quando l’ambientalismo italiano, credendo così di poter vincere, aveva convinto la politica che in fondo le aree protette si potevano anche istituire senza ledere gli interessi dei cittadini, così facendo ingannando loro, i politici, e noi, i cittadini, istituendo, con l’approvazione della famosa legge sui Parchi, la 394 del 1991, sempre nuovi Parchi all’acqua di rose, ovvero, Parchi e Riserve dove la protezione era solo una finzione; mentre sempre più mega carrozzoni per la loro gestione venivano creati, mettendovi poi a capo i soliti politici trombati come un tempo, appunto, si faceva con le Comunità Montane. Ovvio che quell’andazzo dovesse prendere il sopravvento, con un crescendo che oggi è divenuto spaventoso e, di fatto, portato all’annullamento delle aree protette. Mere chiazze verdi sulla carta d’Italia nelle quali di vera protezione non esiste nulla o ben poco. Se la politica liberale non riuscirà a crescere fino a divenire una forza politicamente contrattuale per le altre forze politiche, sarà la fine per le aree protette o, meglio, per quel poco di Natura che meritava e merita ancora una seria forma di protezione, che però è attuabile solo con una sana politica liberaldemocratica – merita ricordare che fu il liberalismo del primo novecento a portare in Italia quest’idea di protezione della natura e del paesaggio).
Il problema delle nostre aree protette in realtà è un altro; uno, che se ne sono istituite troppe, anche dove non era il caso di farlo (es. proprio il Parco dei Castelli Romani); due, che bisogna e bisognerebbe puntare alla salvaguardia “integrale” (quello che è sempre stato inteso per tali aree!) sole delle aree veramente meritevoli, e per farlo far sì che diventino di pubblica proprietà, lasciando alla libera gestione i terreni delle proprietà private, dove allora sì, applicare quelle che il presidente del Parco Regionale dei Castelli Romani definisce “sostenibilità integrale”! Quindi, Comunità Montane a sostenibilità integrale, caso mai, non aree protette! Perché ha ragione il presidente del Parco dei Castelli Romani quando asserisce che «Se un bosco è protetto perché crea lavoro (turismo responsabile, gestione forestale sostenibile, ricerca), quella protezione durerà per sempre. Se è protetto solo per un divieto, prima o poi qualcuno infrangerà quel divieto, anche solo per necessità». Ma ha ragione solo perché si pretenderebbe di far applicare divieti assoluti su proprietà private! Ma solo per questo, non perché sia sbagliato l’idea conservazionista! Il problema è quindi l’acquisizione alla pubblica proprietà dei terreni di valore naturalistico; come, peraltro, da anni si è sempre fatto in paesi iconici per la conservazione della natura, come l’Inghilterra e gli USA.

